L’insulto del consigliere comunale agli omosessuali: “Quelli lì, i finocchi…” (video)

BOLZANO. “Quelli lì…finocchi..si può dire di no?”. Il consigliere comunale della Lega Kurt Pancheri etichetta così l’associazione per i diritti degli omossesuali dentro l’aula istituzionale. Un insulto gergale che viene subito contestato anche da diversi consiglieri di centrodestra. L’intervento è arrivato durante la discussione sul regolamento contro le pubblicità sessiste e discriminatorie in città. Un tema che aveva sollevato molte polemiche per alcuni cartelloni pubblicitari che sfruttavano il corpo della donna apparsi in zona industriale.

Pancheri stava portando come esempio la pubblicità della “Barilla” con lo slogan “dove c’è Barilla c’è casa”. A quel punto arriva l’epiteto: “In quell’occasione aveva protestato l’associazione di….quelli lì, come si chiamano…adesso non voglio usare un termine…dei finocchi si può dire? Ecco, sì, loro. Non è offensivo”.

Un’uscita piuttosto grave alla luce delle radici storiche dell’appellativo “finocchi” che, probabilmente, Pancheri ignora. La prima attestazione conosciuta è nel Vocabolario dell’uso toscano” di Pietro Fanfani nel 1863 ed individua con il termine finocchio una persona da poco, babbea, infida e spregevole. Persino Dante lo utilizza con questa accezione. La ragione storica è che, probabilmente, i semi di finocchio venivano considerati ben poca cosa per insaporire la carne rispetto alle spezie orientali. Quindi valevano poco. 

Molto accreditata popolarmente ma assai più incerta etimologicamente è la spiegazione che lega la parola finocchi ai roghi medievali. I sodomiti, infatti, sarebbero stati bruciati sulla legna e, per non far avvertire l’odore di carne bruciata, sulla pira sarebbero stati distribuiti svariati finocchi. In realtà non sono mai stati riscontrati documenti incontrovertibili su questa usanza e nessun’altra categoria è mai stata identificata in base agli odori emessi dai roghi. Più probabile, infine, si usasse il ginepro. 

In ogni caso, in entrambe le ricostruzioni, si tratta di un insulto inutilizzabile in un’aula istituzionale.  

Alan Conti