L’avvocato Crisafulli: “Le forze dell’ordine hanno l’obbligo di sanzionare i genitori in giro con i figli”

Questa intervista è stata svolta prima della rettifica dell’ordinanza da parte di Kompatscher

BOLZANO. L’ordinanza firmata dal presidente della Provincia di Bolzano ha innescato un cortocircuito grave. A sostenerlo è l’avvocato Luca Crisafulli, membro della Commissione dei Sei, che abbiamo raggiunto per provare a dare dei chiarimenti legali su un documento che sta creando molta confusione.

Partiamo dai genitori fuori con i figli

“Dal genitore…”

In che senso?

“Nell’unico senso che si desume dalla circolare del Ministero dell’Interno del 31 marzo conseguente al chiarimento con il premier Giuseppe Conte. Il documento riporta letteralmente il permesso ad un solo genitore di uscire con i propri figli minori. Uno solo: letterale. Basta cercarlo sul web per trovarlo chiaro e lampante”

Ma per Kompatscher se i genitori sono due non cambia sostanzialmente nulla?

“Per lui può essere così ma la sua opinione non conta di fronte ai documenti ufficiali. Il Ministero dell’Interno e il Governo, oltretutto, sottolineano in modo chiaro che gli enti territoriali possono solo adottare misure più restrittive e non meno stringenti. Allargare il permesso a due genitori anziché l’uno solo citato testualmente dalla circolare del Ministero dell’Interno non è meno restrittivo quindi non è consentito farlo. Kompatscher non può. Con quella ordinanza crea solo un cortocircuito”

Nel concreto cosa deve fare il cittadino?

“Norme alla mano è meglio rispondere a cosa deve fare un rappresentante delle forze dell’ordine. A mio avviso deve sanzionare il cittadino. Non puó, ma deve: non ha scelta. In caso contrario rischierebbe di commettere un omissione di ufficio. I due genitori dovrebbero subire la sanzione amministrativa prevista dal nuovo decreto ministeriale. In questo caso, infatti, le forze dell’ordine rispondono al Ministero dell’Interno non all’ordinanza provinciale che va in conflitto senza averne competenza”

Passiamo alle mascherine…

“O agli scaldacollo…”

Per Kompatscher è lo stesso. L’importante è che coprano la bocca.

“Ripeto, Kompatscher può pensare ciò che vuole ma conta quello che scrive nei documenti. In questo caso ordina di indossare qualcosa di protettivo per evitare ancora di più la trasmissione del virus. Ordina. In conferenza stampa può parlare di raccomandazione ma se poi scrive un’ordinanza sta dando un ordine. L’italiano è italiano. Il Ministero della Salute, non Kompatscher, spiega molto chiaramente come lo scaldacollo non sia un presidio sanitario. Allora se la Provincia mi ordina di uscire con un presidio protettivo e io esco con un accessorio sportivo sa cosa mi succede?”

Cosa?

“Che devo essere denunciato dalle forze dell’ordine. Anche qui, devono farlo per non commettere omissione di ufficio. Vado denunciato per inottemperanza degli ordini dell’Autorità. Il famoso articolo 650 del Codice Penale che abbiamo imparato a conoscere”

Lo scenario, quindi, pare paradossale?

“Lo è. In questo momento, documenti alla mano, Kompatscher ha prima ordinato una cosa che non ha competenza di ordinare e poi creato una situazione per cui le forze dell’ordine sono costrette a sanzionare e denunciare i genitori a spasso con i figli e chi indossa lo scaldacollo o la sciarpa. Lo dicono i documenti. L’italiano. Le opinioni non sono documenti. Conta quello che i presidenti e i Ministeri scrivono”.

Alan Conti




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