Costi e materiali: è già bufera sulle mascherine distribuite in Alto Adige

BOLZANO. Altro che scaldacollo: la vicenda delle presunte mascherine inutilizzabili o pericolose, portata alla luce oggi dal portale di informazione Salto.bz, rischia di avere strascichi devastanti. Ecco un breve riassunto per chi non conosce il tedesco.

Come è noto, due settimane fa la Provincia ha ricevuto dalla Cina, con l’intermediazione della fabbrica di abbigliamento sportivo Oberalp di Bolzano, un ingente quantitativo di materiale protettivo destinato principalmente al comparto sanitario, tra cui un milione e mezzo di mascherine. Per la precisione 250.000 di tipo FFP2, altrettante di tipo FFP3 e 1 milione di mascherine chirurgiche. Poiché la certificazione era calibrata sul mercato cinese, si è reso necessario farle valutare ad un’agenzia europea. E qui arriva la sorpresa: nel documento finale emesso dal laboratorio viennese del Ministero della Difesa austriaco, “si sconsiglia di mettere in circolazione o utilizzare queste mascherine” a causa di difetti di fabbricazione che possono far scivolare la mascherina o addirittura lacerarla. L’azienda sanitaria altoatesina, secondo salto.bz, sarebbe stata a conoscenza della problematica ma non è intervenuta, limitandosi ad una circolare interna in cui raccomanda di indossare con la massima cautela le mascherine.
Di questo se ne occuperanno gli organi competenti. C’è invece un altro aspetto in questa vicenda che dovrà essere chiarito.

 


Distribuzione gratuita? Macché: 6,40 euro a carico delle associazioni di categoria

COSTO spedizione mascherineIeri con un comunicato stampa la Provincia ha annunciato la distribuzione di 20.000 mascherine alle aziende del commercio al dettaglio, come previsto dall’ordinanza provinciale del 2 aprile. In conferenza stampa Kompatscher aveva annunciato che la Protezione civile si sarebbe incaricata della distribuzione, lasciando intendere – come in casi analoghi relativi ad altre regioni italiane e come è avvenuto in Alto Adige per i famigerati scaldacollo – che non ci sarebbe stato alcun costo. In effetti i destinatari non pagheranno alcunché, perché il costo delle mascherine (3,50 euro a pezzo, secondo quanto riportato dal sito creato per l’ordinazione) ricade in carico alla Provincia. Ma qualcuno che paga e qualcuno che incassa c’è. Già, perché non sarà la Protezione civile a distribuirli ma la Oberalp tramite corriere. Con costi di spedizione che non appaiono proprio economici, considerato anche il valore della merce viaggiante: ben 6,40 euro a spedizione (di cui 2 rimangono alla Oberalp), che ricadono sulle associazioni di categoria che hanno aderito all’iniziativa.
Andiamo con ordine. Sul sito indicato per ordinare le mascherine (https://www.oberalp.com/it/protezionecivile-aziende) si legge: “Con l’ordinanza d’emergenza n. 16/2020 del 2 aprile, il Presidente della Giunta Provinciale ha imposto che dispositivi di protezione individuale saranno distribuiti a tutto il personale del commercio al dettaglio. Le mascherine sono messe a disposizione dalla SABES; la Protezione Civile è stata incaricata di organizzare la distribuzione ed a tal fine utilizza questo portale”.
Ossia il portale del Gruppo Oberalp. Ieri la Provincia ha comunicato che i commercianti al dettaglio possono ordinare sul portale le mascherine (due per dipendente) a costo zero. Le spese di spedizione invece, come comunicato alle associazioni di categoria dall’amministratore delegato di Oberalp, Christoph Engl, ammontano a 6,40 euro. Nello specifico si tratta di 4,40 euro per la spedizione tramite corriere, 50 centesimi per il pacchetto e 1,50 euro per il contributo logistico, ossia per la tenuta in magazzino da parte di Oberalp, che a questo punto su ogni spedizione ottiene un corrispettivo di 2 euro. Il costo, che si riferisce alla singola spedizione a prescindere dal numero di mascherine presenti nel pacchetto, sarà a carico delle associazioni di categoria indicate sul sito: Associazione dei liberi professionisti altoatesini, Federazione Italiana Tabaccai, Confesercenti, Cna, Assoimprenditori, Bauernbund, Apa, Hgv e Unione commercio turismo servizi.



“Assurdo pagare il costo della logistica, fermo restando che potevamo distribuirle noi ai nostri associati”

“Assurdo pagare una cifra così alta – dice un esponente delle nove associazioni di categoria che chiede l’anonimato e che non fa parte di Confesercenti Alto Adige (come specificato dall’associazione ndr) – quando potevamo benissimo andare noi a prendere le mascherine e distribuirle o spedirle ai nostri associati a un costo sicuramente inferiore. Poi non capisco il costo per la logistica: da quando in qua, quando si compra qualcosa, si paga anche il costo del magazzino?”
Oltre al costo, c’è anche la perplessità sull’utilità del dispositivo di protezione. “Non sappiamo neanche di che stoffa sono fatte queste mascherine. A vederle nella foto sembrano le normali mascherine che evitano la dispersione di saliva ma non riparano da possibili contagi chi le porta, come quelle FFP2 o FFP3”.
La vicenda è già entrata nel mirino della politica locale. Il consigliere provinciale pentastellato Diego Nicolini infatti ha già fatto partire un’interrogazione intitolata: “6,40 euro per le mascherine acquistate dalla Provincia?” L’esponente dei Cinque Stelle, dopo aver ricordato quanto dichiarato da Kompatscher in conferenza stampa riguardo alla distribuzione delle mascherine da parte della Protezione civile, conferma “la deduzione che, come accaduto in altri comuni italiani e come avvenuto per gli scaldacollo, la distribuzione sarebbe stata a carico della contribuzione pubblica”.
Nicolini inoltre afferma che “attraverso le comunicazioni obbligatorie di Unilav la Provincia è, o dovrebbe essere, a conoscenza del numero di lavoratori presenti in ogni settore ed in ogni azienda in ogni momento e pertanto potrebbe ridurre la burocrazia e le attività a carico delle aziende che in questi giorni si trovano ad affrontare oltre all’emergenza economica, le quotidiane questione connesse all’apertura delle loro attività”. Il consigliere pentastellato è perplesso anche sulla qualità delle mascherine riutilizzabili, “che, come affermato dalla scienza, non sono idonee a proteggere il personale ad alto rischio di contagio, dal contagio stesso”.

Interrogazione urgente di Nicolini: “Perché non ci ha pensato la Protezione Civile? Che protezione offrono queste mascherine?”

Alla luce di tutto questo, e dopo aver appreso che ci saranno spese di spedizione di 6,40 a carico delle associazioni di categoria, pone le seguenti domande all’assessore competente:

1. Come mai non sia stata prevista la distribuzione diretta da parte della Protezione Civile o la distruzione attraverso il già collaudato meccanismo delle edicole?

2. Come mai sia richiesto un passaggio burocratico ulteriore alle associazioni ed ai commercianti per informazioni (quella sul numero di dipendenti) già in possesso della PA?

3. Le mascherine distribuite da Oberalp sono a disposizione di SABES? In caso di risposta affermativa, che tipo di protezione offrono tali mascherine? Si tratta delle medesime mascherine in tessuto lavabile distribuite alle attività di vendita autorizzate?”

Paolo Florio

 



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