Confesercenti: “La moneta elettronica non sia un favore alle banche”

ROMA. “L’Italia è l’unico Paese dove non abbiamo recuperato quanto perso durante la crisi”. La presidente nazionale di Confesercenti Patrizia De Luise chiede un cambio di passo all’Italia a fronte di altre 10.000 attività che chiuderanno in Italia anche quest’anno in occasione del congresso nazionale al Foro Italico questa mattina (22 ottobre). “Abbiamo bisogno di un piano programmatico per tutta la legislatura e non fare i conti, ogni volta, con la mannaia delle clausole di salvaguardia”. La burocrazia rimane il Mortirolo delle Pmi. “La sicurezza, i rapporti di lavoro e fisco sono complicazioni continue. Oggi la burocrazia erode il 50% della capacità lavorativa dei nostri commercianti”. Bisogna fare i conti, intanto, con i canali di vendita digitali. “Sarà la chiave del nostro futuro ma senza un’adeguata formazione rischia di diventare un boomerang. L’industria 4.0 deve essere accessibile anche alle piccole imprese. Il cambiamento tecnologico va governato e non subito”. I negozi di vicinato sono minacciati da questo sviluppo. “Ci sono dei valori sociali da salvaguardare. Vivere per altri e con altri coniugando tradizione ed innovazione. I nostri esercizi hanno bisogno di provvedimenti dalla politica che valorizzino il loro ruolo pubblico”. Esecutivo impegnato nel penalizzare i contanti. “Usare il contante costa molto – continua De Luise – soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. Il governo ha fatto la scelta giusta solo se ridurrà i costi per la moneta elettronica azzerandoli. Associare tutto questo alla lotta all’evasione non ha senso: siamo il Paese in Europa con più Pos installati. Anche senza sanzioni. A tutti va garantito il cash back: l’evasione si combatte con la web tax e il collegamento con banche dati che non comunicano. I grandi colossi di internet hanno versato in Italia lo 0,01% del totale delle imposte. Nel 2017 Facebook ha pagato 120.000 euro di tasse come un albergo di medie dimensioni. È normale?”. L’obbligo della moneta elettronica rischia di sommarsi alla fatturazione elettronica e all’invio telematico dei corrispettivi. “Perché deve costare due miliardi di euro alle pmi? Perché dobbiamo fare un favore alle banche che sono il convitato di pietra di questa imposizione?”.

De Luise, poi, si rivolge direttamente al premier Giuseppe Conte. “Chiediamo un patto sociale con il governo per porre delle basi che mettano le imprese al centro dello sviluppo economico. I cardini sono impresa economica, lavoro e sviluppo digitale. Chiediamo anche di rivedere le aliquote Irpef che dal 2007 non vengono toccate e non l’Iva. L’automazione senza controllo rischia di portare a nuove crisi aziendali. Nel commercio al dettaglio abbiamo perso 120.000 imprenditori”.

Affrontato, in chiusura, anche il settore del rispetto ambientale. “Le imprese diffuse sono già green nel dna. Sono una struttura sostenibile”.

Alan Conti