Cirimbelli (Sinistra Unita): “A Bolzano c’è spazio per i migranti, manca la progettualità della Provincia”

BOLZANO. Le prime frasi sono quelle che spesso ti fanno decidere se continuare a leggere un testo oppure no. Per questo non è facile per me trovare l’attacco giusto per il racconto di Karin Cirimbelli della lista “La sinistra-Der Linke”. Sento la responsabilità del dovere assolutamente far sì che il lettore prosegua fino alla fine perché di quello che racconterà abbiamo tutti bisogno: la conoscenza di quel che fa paura.
Stare seduta con lei in piazza delle Erbe a Bolzano a metà mattina un po’ il suo mondo te lo fa sfiorare. Lei in realtà è in servizio anche in quel momento, dubito che stacchi mai. Karin è un punto di riferimento, chiamare quel che fa un lavoro sarebbe estremamente riduttivo. Karin è una di quelle persone che spende tutto il suo tempo per risolvere quello che tanti interpretano come un degrado del quale solo i diretti interessati sono colpevoli. Se non ci fossero persone come lei che si fanno in quattro per gestire, contro un sistema complicato, il problema dei senza dimora e dei richiedenti asilo in città, la problematica sarebbe ancora più evidente. Quindi che si sia o meno d’accordo col suo impegno e con la sua visione, che la si consideri una santa o una pazza sicuramente converrete con me che la si debba ringraziare.

Karin intanto raccontami chi sei e soprattutto cosa ti ha portato ad occuparti di queste persone.
“Sarei un agente immobiliare ma ad un certo punto ho deciso di occuparmi a tempo pieno di questo mondo che già conoscevo per il mio impegno di volontariato in diversi progetti. Ora gestisco il Maso Zeiler dove vive un bel gruppo di profughi”

Qual è il nodo cruciale del problema profughi nella nostra città dal tuo punto di osservazione?
“Essenzialmente il grosso del problema si crea perché la Provincia non riconosce la loro condizione e non li accoglie formalmente come è previsto che faccia e questo fa ricadere la loro assistenza sul Comune. Quindi per dirla in parole semplici quello che non sarebbe un problema di competenza comunale di fatto lo diventa.
A quel punto queste persone nella nostra città hanno bisogno di trovare un alloggio e di mangiare, ovviamente”

Ti dico subito tre parole e dimmi quali sono le sensazioni e le reazioni che ti provocano: buonismo, sicurezza e percezione.
“Credo che l’ultima persona che possa essere accusata di buonismo sono proprio io. Quando si parla di sicurezza sono la prima ad ammettere che abbiamo un problema di microcriminalità. Non sono buonista perché non ho mai negato che ci siamo problemi per esempio al parco Stazione. Ma non accetto di essere tacciata di buonismo da chi non ha la minima competenza in materia di immigrazione. Piuttosto vorrei sapere perché chi per conto dell’Italia doveva occuparsene in Europa ad esempio invece non ha fatto il suo dovere, questa è la mia domanda. Perché non si è impegnato chi fa del problema immigrazione la sua bandiera per modificare il trattato di Dublino (che prevede che il Paese di approdo si quello in cui il migrante debba fare domanda di accoglienza) che avrebbe permesso di ridistribuire gli arrivi in tutti i paesi europei?
Nel momento che devi tenerli qua allora l’etica che ancora per fortuna esiste nella società civile ha il dovere morale di assumersi la responsabilità della loro assistenza. Ma veramente pensate che se avessero la possibilità di decidere dove andare queste persone sceglierebbero l’Italia piuttosto del nord Europa?”

Qual è la tua reale esperienza dall’interno di questa realtà?
“Mi chiedo come sia possibile che la nostra ricca provincia non riesca ad organizzare in modo strutturato la loro accoglienza. È inutile che ci prendiamo in giro, tanti lavori noi italiani non li facciamo più quindi i tanti stranieri che arrivano qui una possibilità lavorativa la hanno o la avrebbero. Ma allora perché se il lavoro glielo si può dare non ci occupiamo anche di fare in modo che abbiano un alloggio? Se le persone le lasci in strada come puoi pensare che riescano ad integrarsi nella nostra società? Manca una progettualità che dovrebbe semplicemente seguire le regole europee che esistono, non è che manchi del tutto una legislazione in materia a cui rifarsi. Basta che ognuno faccia la sua parte”



Chi dovrebbe fare di più?
“Il Comune di Bolzano ha fatto, non si può dire il contrario ma si è trovato a gestire la mancata azione della Provincia e del Commissariato del governo che se non accoglie le persone mandate dallo Stato, come invece sarebbe previsto, dà loro di fatto lo stato di senza fissa dimora. E i senza fissa dimora finiscono in carico al Comune che come può se ne deve occupare. Avere la residenza sarebbe poi indispensabile per tutto il resto dei documenti necessari per una regolarizzazione che permetta loro veramente di trovare un posto in questa società. Ma la residenza è difficilissima da ottenere. Loro ci sperano e mi chiedono sempre quante speranze hanno di ottenerla. Io li aiuto ma evito di dare certezze perché col tempo ho capito quanto forte sia il desiderio e la necessità di un documento. Essendo una donna concreta e con i piedi per terra non amo alimentare troppo la speranza, quando ce la facciamo allora si può festeggiare”

Ho incontrato tante liste civiche e ho incontrato tante persone, sia elettori che candidati, che a domanda “Sei di destra o di sinistra” glissano affermando che questa è una distinzione ormai obsoleta e anacronistica. Tu cosa ne pensi, credi abbia ancora un valore visto e considerato che la tua lista si chiama proprio “La sinistra” e quindi decisamente si colloca in una determinata area?
“Io ti rispondo decisa che ora più che mai ha un valore e aggiungo anche che in questo momento più che negli ultimi anni è importante dichiarare apertamente quali valori morali hai, quali sono i tuoi ideali, per distinguersi nettamente da chi invece pensa solo di parlare alla pancia delle persone dirottando verso altri la propria frustrazione. Ultimamente è stato talmente legittimato l’odio, basta guardare i social, che poi accadono fatti di cronaca che sono sotto gli occhi di tutti”

La sinistra sul piano della comunicazione del nuovo millennio arranca e spesso soccombe alla capacità di alcune destre. La politica che una volta si imparava nei circoli ora invece si assorbe sui social. Questa cosa la consideri risolvibile?
“Sara difficile dopo un ventennio di piattume culturale negli anni Novanta, anni in cui tutto era molto bello e apparentemente facile, dove ogni figlio poteva diventare calciatore o velina. Ora che le cose sono diventate più difficili e che abbiamo smesso di sognare, noi italiani abbiano bisogno di dare la colpa a qualcuno e abbiamo contemporaneamente perso la capacità di comprendere e giudicare”

È stata una chiacchierata interessante, direi formante.
Me ne torno a casa con una consapevolezza e una domanda: la paura dell’uomo nero è facile ma i clienti di chi spaccia, gli organizzatori della famigerata criminalità organizzata, gli enti e i politici che si rimpallano la responsabilità di non fare le leggi o non applicarle, gli sfruttatori, di che colore sono?

La Balda

Foto Cirimbelli