Bolzano, la sconfitta del centrodestra in sei punti strategici per la comunicazione

BOLZANO. Sulle vere ragioni della sconfitta di Roberto Zanin le analisi politiche lette fino ad oggi sono state tante e anche da più angolazioni. Molte ne leggeremo ancora nei prossimi giorni. Angelo Liuzzi, prima ancora che candidato alle recenti amministrative con la lista civica Io sto con Bolzano, è un comunicatore politico certificato. Studia e conosce i meccanismi della trasmissione mediatica (in tutti i supporti) dei concetti durante la campagna elettorale. Sia espliciti sia impliciti tra messaggi chiari ed inconsci. Abbiamo chiesto a lui un’analisi per punti della sconfitta della coalizione di centrodestra. Questo è quello che ha scritto per i nostri lettori.

  • Primo: IL TIMING DELLA SCELTA DEL CANDIDATO SINDACO. Pur se apparentemente l’uomo giusto, colui che avrebbe dovuto fare da collante con l’Svp, Zanin è stato presentato in ritardo, arrivando ad essere il candidato sindaco della coalizione a poche settimane dalle elezioni. Col senno di poi possiamo affermare che in realtà era un perfetto sconosciuto (in ambito politico) e ciò ha pesato non poco sul risultato finale. Questo ha provocato un gap, risultato leggero al primo turno ed incolmabile al ballottaggio. Una coalizione deve iniziare prima questo percorso, dovrebbe iniziare a farlo già oggi per la prossima tornata elettorale ed invece stanno volando stracci tra le principali liste a sostegno del candidato Sindaco (Lega e Fdi). Segno tangibile di disaccordi alla base che non conosceremo mai nei dettagli ma che sono emersi subito dopo aver conosciuto il risultato.
  • Secondo: IL CAPPELLO LEGHISTA MESSO SU ZANIN SIN DAL PRIMO GIORNO. L’impressione, a mio parere, è che il deputato Filippo Maturi abbia inutilmente messo un’etichetta addosso al candidato sindaco trascinandolo nel pericoloso vortice del populismo demagogico e creando una netta dissonanza tra la persona e la candidatura. Zanin è un moderato, lo è come persona e lo è ideologicamente. Quell’etichetta cucitagli addosso non l’ha mai portata volentieri tra imbarazzi, smentite e dichiarazioni utili a mettere delle pezze che, alla fine, hanno allontanato l’Svp portandola ad apparentarsi con il suo rivale principale al secondo turno ma soprattutto ha allontanato l’elettorato più moderato.
  • Terzo: IL RISULTATO DI FRATELLI D’ITALIA. È sicuramente vero che c’è stato un miglioramento rispetto alle scorse elezioni comunali del partito di Giorgia Meloni ma è altrettanto vero che il risultato ottenuto è al di sotto delle aspettative rispetto al trend nazionale. Il confronto con la compagine leghista non ha retto e, forse, sono mancati i loro voti per dare la giusta spinta per un vantaggio, almeno al primo turno, di Zanin. È emblematico come, su 59 candidati in lista, cinque di loro han chiuso a zero voti e che soltanto dieci non ne han presi meno di 40.



 

  • Quarto: IL FASCINO DI SOLUZIONI APPARENTEMENTE SEMPLICI ED I CONTINUI ATTACCHI AGLI AVVERSARI. Parliamoci chiaro, il centrodestra non ha mai sviscerato il suo programma (172 punti). Abbiamo sentito parlare di problemi di traffico, problemi di sicurezza e di grandi opere, ma siamo certi che il corposo programma di centrodestra non è fatto solo di tre temi. Da questo punto di vista si poteva fare di più. Il lavoro comunicativo è stato improntato sul denigrare il lavoro della giunta uscente e questo si è rivelato un boomerang, anzi un harakiri. Le campagne elettorali si vincono con i temi, con i punti programmatici, con il dare l’idea di una città del futuro a chi ascolta. I cittadini, quasi sottovalutati intellettualmente, sapevano bene cosa a Bolzano non è stato fatto ma, di contro, interessava anche sapere ciò che si avrebbe avuto intenzione di fare in caso di vittoria. Quest’ultimo concetto è stato spesso tralasciato ed è uno dei principali motivi a cui si può imputare la sconfitta.
  • Quinto: I SOLDI NON SONO UN FATTORE FONDAMENTALE DA CUI DERIVANO LE VITTORIE ELETTORALI. A conti fatti, e relativamente a quanto dichiarato, la coalizione di centrodestra avrebbe investito (ed in questo caso il condizionale è d’obbligo) € 188.000,00. Detto questo, l’ammontare della spesa non è un fattore d’analisi. Sicuramente il focus, però, si può portare sull’efficacia della comunicazione. Partendo dai social, la scelta di utilizzare foto profilo ed immagini di copertina con i soggetti fotografati che hanno utilizzato un linguaggio del corpo inappropriato al contesto (braccia conserte e sorriso sono un clamoroso esempio di dissonanza cognitiva), si denota un’approssimazione sulla comunicazione. Non ha sicuramente pagato mandare il sindaco in giro per la città con il capolista stile turista e guida turistica, dando l’impressione di non saper camminare da solo, di non conoscere la città (ci tengo a specificare che parlo di impressione e non di quanto realmente Zanin conosca Bolzano). Non paga, ad esempio, la brochure formato rivista stampata per illustrare il programma. Fiumi di parole, senza nemmeno un’immagine a rafforzare i concetti tematici. Questo dimostra che non è il quantitativo di euro che fa vincere le campagne elettorali ma la resa e l’efficacia nell’utilizzo di quelli che si hanno a disposizione. Zanin si aggiunge ad una fila immensa di politici nel mondo che, pur spendendo molto di più degli avversari, non hanno raggiunto il risultato sperato.
  • Sesto: IL LEADER NAZIONALE MORDI E FUGGI. Le visite dei leader nazionali non hanno sortito l’effetto desiderato, hanno regalato pochi minuti di gloria ai tifosi più accaniti ma nulla di più. Di fatto è rimasta l’illusione, la maggior parte degli indecisi non hanno apprezzato (e non apprezzano) la cadenza rarefatta delle loro visite. Sapere di tornare a vederli a Bolzano tre cinque anni (forse) e soprattutto non sentir più loro parole sulla nostra città fino alle prossime elezioni ha creato un effetto contrario o, almeno, non ha sortito l’effetto sperato. Forse portare in piazza i rappresentanti provinciali, tanto criticati per il loro “assordante silenzio” oggi, sarebbe stato più apprezzato.

 

 


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