Bolzano, il sogno di Ab: “Fare del Talvera i nostri Navigli per smettere di vedere i giovani scappare”

BOLZANO. “Nella prossima legislatura mi piacerebbe cambiare l’approccio comunicativo delle istituzioni. Oggigiorno, al di là del messaggio che rivolgono, non sono coinvolgenti. Nel mondo di domani, veloce, liquido, in continua evoluzione e dove nulla ha una forma è necessario trovare un coinvolgimento dei cittadini e soprattutto dei giovani”, queste le parole di Ab Chniouli, candidato nella lista civica “Io sto con Bolzano” di Angelo Gennaccaro. Chniouli, 23 enne, ex consigliere della circoscrizione Europa-Novacella e studente universitario, ha recentemente presentato la sua candidatura e ha le idee chiare in vista delle elezioni che rinnovano il Consiglio comunale del 20 e 21 settembre 2020.

Hai presentato di recente, in viale Europa, la tua candidatura. Raccontaci…
“E’ stata una cosa un po’ improvvisata. Ho scritto principalmente agli amici più stretti e fedeli, quelli che ti voterebbero anche a occhi chiusi perché avevo l’idea di annunciare la candidatura fisicamente e non tramite i social. Volevo raccogliere i feedback che ottieni quando hai a che fare con le interazioni umane. Ho voluto farlo in viale Europa perché è la mia via, dove vivo, dove sono cresciuto e dove ho fatto anche il consigliere a Europa-Novacella. Era fondamentale per me interfacciarmi con le persone che in questi anni mi hanno sostenuto, dunque i dei quartieri popolari e i giovani. L’idea era quella di dire: “Sono candidato, queste sono le mie idee, ora mettete nel pentolone altre cose e lavoriamo insieme su un progetto comune”. Ha avuto un gran successo perché, grazie al passaparola e all’aiuto di due ragazzi che mi stanno dando una mano dal punto di vista comunicativo, sono arrivate una cinquantina di persone. Intorno alla mia candidatura ci sono giovani che curano gli aspetti fotografici, gli aspetti video e quelli comunicativi. Quello che sto facendo è aggregazione e il leit motiv della mia campagna elettorale, che deve essere chiaro, è: aggregare, aggregare, aggregare. Naturalmente con un metro di distanza e le mascherine se vogliamo interpretarla in un senso fisico (ride ndr). Quello che sto facendo è fare gruppo perché solo così ci si sente partecipi di qualcosa.

Nonostante la giovane età perché la politica?
“Nasce da un interesse, che ho fin da piccolo, per la cosa pubblica in generale. Per dire guardavo l’autobus e mi chiedevo come funzionava, chi lo pagava, perché mio padre paga le tasse, perché l’insegnante mi spiegava le cose a scuola. Il mio interesse è sempre stato quello di creare, fare gruppo, di avere una propria idea. Naturalmente idee e non ideologie, perché se mi trovo in un progetto civico è perché intendo fare politica e crescere a livello comunale. Intendo raccogliere idee e consensi senza essere collocato ideologicamente. Mi dicono: “Sei di destra o di sinistra”, il discorso è che a 18 anni, quando ho cominciato la mia avventura, non hai la maturità, o almeno invidio chi ce l’ha, di poter dire “sono progressista, sono conservatore, un liberalconservatore, un pseudo comunista o addirittura mi rifaccio a politiche fasciste”. Ho un contenitore con le mie idee e so di dover ancora crescere. Il voler fare politica nasce dalla curiosità di voler osservare la cosa pubblica”.

Hai parlato di idee, quindi quali sono i tuoi obiettivi e i tuoi punti cardine?
“Nel prossimo periodo di legislatura mi piacerebbe cambiare l’approccio comunicativo delle istituzioni. Oggigiorno le istituzioni, al di là del messaggio che rivolgono, non sono coinvolgenti. Nel mondo di domani, veloce, liquido, in continua evoluzione e dove nulla ha una forma è necessario trovare un coinvolgimento dei cittadini e soprattutto dei giovani. Ora siamo abituati a una passività, quella del telefono, dove veniamo bombardati d’informazioni. L’informazione raggiunge noi e quindi la comunicazione è alla base del progetto politico che vorrei portare avanti. Bisogna coinvolgere le persone e non con un approccio frontale. Voglio coinvolgere i giovani in tutte le politiche decisionali della nostra città perché sono loro le nostre risorse, questa è la chiave di un’amministrazione vincente. Una persona per poter percepire l’amministrazione come propria, deve essere in grado di poter partecipare nelle scelte decisionali, nelle idee e nelle prospettive e questo voglio farlo con i giovani”.

Dove pensi di poter arrivare alle elezioni del 20-21 settembre?
“In Consiglio comunale. Il mio obiettivo è quello di entrare in Consiglio comunale ed essere il più giovane consigliere comunale della consigliatura 2020-2025 per essere un punto di riferimento per i giovani bolzanini. Il problema principale della realtà bolzanina è che siamo capoluogo di una provincia di 500.000 abitanti e in Comune abbiamo accanto all’assessore solo un dipendente per politiche giovanili. Questo deve far riflettere e dobbiamo lavorarci con lo sport, la cultura, l’aggregazione e le idee. L’amministrazione deve responsabilizzare i giovani nel rilancio dei propri quartieri e delle proprie strade con attività e manifestazioni per rendere viva la città. Oggi i giovani, per trattenerli, devono essere coccolati, dato che quasi tutti sanno tre lingue: italiano, tedesco e inglese, il che li rende appetibili per il mercato nordico. Il problema che subiamo come Alto Adige è la perdita di questi giovani. Questo impoverimento fa male anche alle nostre imprese, bisogna quindi trattenere i ragazzi creando sinergie con le diverse istituzioni. Esempio: abbiamo messo i blocchi antiterrorismo e abbiamo dato 50.000 euro a un artista che non conosce nessuno, se non gli addetti ai lavori. Non aveva più senso coinvolgere i giovani del Pascoli che fanno grafica, scultura e dare loro delle borse di studio? Sicuramente il giovane si sarebbe sentito più coinvolto. Un’amministrazione vincente deve riuscire a fare questo, deve permettere ai propri giovani di autogestire – in parte – la propria città e di esserne parte integrante. Le soluzioni di fondo sono un maggior intrattenimento, maggiori festival, musica e giovani che suonano. Così riesci a rianimare la città e a coinvolgere chi vive qui”.

Pensi, quindi, che Bolzano sia una città per vecchi?
“Sì, purtroppo sì e la cosa che mi preoccupa è che Bolzano è una città dell’Euregio. Ha relazioni con Innsbruck e Trento e di queste tre città solamente due sono veramente universitarie, noi non lo siamo. Siamo capoluogo di una regione di 500.000 abitanti e non siamo una realtà universitaria, bisogna lavorare sull’università. Il Comune non ha rappresentanza nel Cda dell’università e questo è grave. L’obiettivo di fondo è quello di creare un tipo di politiche di aggregazione e intrattenimento per dare ai nostri giovani una vita e un lavoro qui e trattenere così le nostre risorse. Altrimenti la nostra generazione tra dieci anni sarà andata via e di conseguenza si impoverisce il nostro tessuto produttivo. Non rimaniamo qua, non facciamo più figli. Per ora il tasso di natalità in regione è positivo, in controtendenza al tasso nazionale, ma da qui ai prossimi anni riusciremo a trattenere i giovani? Noi e Matera siamo le due città in Italia che perdono più giovani, questo perché Bolzano è una città per vecchi. Abbiamo un punto di forza che è l’inverno dove attraiamo turisti, in estate e primavera dedichiamoci a quelli che sono gli intrattenimenti per i bolzanini. Dobbiamo riuscire ad attrarre le persone, a coinvolgere i nostri giovani, a rendere appetibili i nostri musei, a far conoscere il nostro territorio. Bisogna lavorare ancora molto e bisogna lavorare sul marketing delle istituzioni comunali, a livello comunicativo sono molto indietro”.

Perché votare, in due parole, Ab?
“Dinamico ed elastico, il che significa che sono pronto ad adattarmi a diverse situazioni per portare a casa dei progetti, delle idee e dei risultati. E poi la tenacia perché sono anni che non abbiamo una rappresentanza giovanile, o forse non l’abbiamo mai avuta. C’è voglia da parte dei giovani di avere un punto di riferimento. Quindi rappresentatività, tenacia, voglia di fare e mettermi in gioco ma anche competenza visto che in questi anni ho studiato economia, branche di scienze politica, sociologia e altre materie inerenti il mio percorso politico”.

Vuoi fare un salto avanti ed entrare in Consiglio comunale, perché?
“Perché è l’organo d’eccellenza della città democratica che vigila sul sindaco. È l’organo di dibattito, dove puoi presentare delle mozioni e dare peso alle tue parole, ciò diventa fondamentale per attirare l’attenzione su quelle che sono delle politiche interessanti. Entrare in Consiglio comunale significa dare centralità alle tue idee”.

Che cosa vuoi ottenere e che idea hai di Bolzano?
“Bolzano nei prossimi anni cambierà molto e lo possiamo notare dal progetto del Walther Park e dalle riqualificazioni che porteranno modifiche sostanziali alla nostra città. Quello che mi preoccupa di questa crescita è il rischio di mettere in secondo piano i quartieri popolari, i veri motori della città dove vivono la maggior parte dei cittadini. Non devono trasformarsi in un punto dove le persone semplicemente abitano ma deve essere dove vivono. L’errore che è stato fatto al quartiere Casanova, per esempio, è che è stato creato un quartiere che è semplicemente un dormitorio senza politiche di aggregazione. Se tutto si concentra nel centro città le persone usano i quartieri solo per dormire ma senza viverli, ciò favorirebbe anche la delinquenza e il degrado urbanistico vero e proprio. È giusto evolvere la città, senza però dimenticarsi dei quartieri, ai quali bisogna dare la giusta attenzione, responsabilizzando i giovani. Questo è un altro dei miei obiettivi”.

Quali sono i tuoi progetti e quelli a cui tieni di più?
“Quelli a cui tengo di più sono i Navigli di Bolzano. Nel periodo primaverile-estivo creiamo eventi lungo il Talvera, per poter far lavorare esercenti, chi ha un bar o chi fa cocktail, per poter creare intrattenimento con chi balla, con chi vuole montare su un palco o fare dello sport. Deve diventare un punto di ritrovo per i giovani. Responsabilizziamo i giovani in sicurezza e avviciniamo anche le persone dalle piccole realtà, quali: Laives, Ora, Salorno, Merano, le valli. Potremmo anche fare una settimana di autogestione della città, sarebbe un bel tentativo. Trento poi ha il Festival dell’Economia, noi potremmo fare quello dell’Unione Europea dato che siamo una città internazionale e dobbiamo crescere in questo senso. Perché non diventare il centro dell’Euregio con questo Festival dove per 3-4 giorni abbiamo, per esempio, i meeting di un esperto di politica estera che viene a fare lezione all’Unibz in collaborazione con gli universitari e i ragazzi delle superiori, è così che si crea sinergia. Lo ribadisco: l’amministrazione non deve essere più frontale. Questi sono i punti su cui lavorare per la Bolzano del futuro”.

Cosa ti è rimasto di inconcluso o su cosa vorresti ancora lavorare dalla tua esperienza in Circoscrizione?
“Onestamente le competenze del Consiglio di circoscrizione sono limitate. Ho fatto tanta amministrazione ordinaria e abbiamo portato avanti delle politiche. Quando avevo cominciato non avevo un grande sogno, ero partito con la politica delle piccole cose e sarà ancora politica delle piccole cose ma con maggior responsabilità. Maggiore responsabilità perché rispetto a 5 anni fa siamo cresciuti e abbiamo un’idea di città coerente da portare avanti. Avere maggiore responsabilità significa che siamo cresciuti e abbiamo alzato anche i toni rispetto a prima e anche per questo il nostro slogan, degli arancioni, è: “Senza paura – ohne Angst”. Se prima avevamo paura di farci avanti per rispetto delle istituzioni, adesso siamo un gruppo più consapevole, coeso e responsabile. Con 45 candidati siamo cresciuti e siamo diventati più attrattivi, rimanendo però sempre coerenti alle nostre politiche”.

Ti fa arrabbiare sentirti dire che la lista di Gennaccaro è quella più opportunista, quella che si tiene le mani libere e cerca di essere l’ago della bilancia?
“Noi siamo l’ago della bilancia e abbiamo la grande responsabilità di dare un governo a questa città. Se dovessimo applicare la logica di correre da soli molto probabilmente, nelle prossime elezioni, non avremmo un governo e soprattutto non lo avremmo avuto adesso perché sostenendo Caramaschi abbiamo consolidato una maggioranza che stava in piedi con un filo. Questo è un senso di responsabilità ed essere l’ago della bilancia è qualcosa di fondamentale. Poi sono anche curioso di vedere i risultati delle prossime votazioni perché se sei l’ago della bilancia con uno o due consiglieri è un discorso ma se ne dovessimo fare di più le cose cambiano. Vedremo quindi se saremo un gruppo che creerà attrazione o se saremo l’ago della bilancia, questa è una bella scommessa, vedremo il 22 sera”.

Quindi destra o sinistra è indifferente, l’importante è la maggioranza?
“L’importante è amministrare e lavorare per la città di Bolzano, naturalmente in coerenza con quelle che sono le idee in un progetto comune e condiviso. Se non ci sono le idee e non si riesce a creare una sinergia è chiaro che non si riesce nemmeno a creare un progetto. È chiaro anche che non possiamo sostenere una maggioranza solo perché dobbiamo o per mantenerci vivi. Bisognerà trovare, con l’arte del compromesso, l’accordo, portando avanti le nostre politiche fondamentali, in collaborazione con quello che è un progetto più grande con altri attori politici e partiti. Siamo aperti a collaborare per migliorare e rendere più efficiente la nostra realtà con chi ha una visione per amministrare Bolzano”.

Cosa ne pensi di Caramaschi?
“E’ stato un sindaco lontano dalla cittadinanza, il più distante dai cittadini. Il suo più grande errore è stato quello di aver detto che avrebbe potuto fare il tram anche in caso di vittoria del “no”. L’idea del referendum è stata fatta grazie a noi perché non voleva nemmeno sentire il sentimento popolare. A livello amministrativo secondo me non ha lavorato male però un cittadino guarda le cose nel complesso. È stato un sindaco molto lontano e che ha rallentato la nostra città. Non essendo un sindaco giovane e dinamico non ha pensato a una Bolzano che si debba evolvere a una certa velocità. È un esempio e potrebbe essere banale ma non ha lo smartphone e anche, per dire, contattarlo su WhatsApp non puoi farlo. Non è un sindaco al passo con i tempi. Il grande errore di Caramaschi è stato quello di non aver dato dinamismo alla città e di non essere stato presente e popolare come sindaco, cosa che era stato precedentemente Spagnolli. Bisogna lavorare sulle emozioni e le percezioni dei cittadini, non puoi semplicemente portare a casa i risultati e fregartene del sentimento popolare, altrimenti ti si ritorce contro”.

Chi fa più paura in vista delle elezioni?
“Come persona onestamente nessuno ma temo quella che potrebbe essere una politica che non coinvolga i cittadini, che non ci sia una Bolzano dinamica, che non sia pensata a uno sviluppo internazionale. Quello che mi preoccupa è un immobilismo, una politica noiosa e di demagogia di cose infattibili, promesse, fuffa. Questo mi preoccupa, a livello di candidati nessuno, c’è reciproco rispetto per tutti”.

Stefano Rossi

Foto Ab Chniouli