Alto Adige, continua la polemica mascherine: “Sembrano un pezzo di tenda”

“Ridicolo. Sembra un pezzo di tenda plissettata, tagliata e cucita. Male, per giunta. Le abbiamo ordinate perché a noi non costano nulla, ma useremo le nostre, di gran lunga migliori. E comunque, se veramente la Provincia pagherà 3,50 per ogni mascherina, sarebbe opportuno l’intervento della Corte dei conti: questa roba all’ingrosso non vale più di un euro e mezzo”.

Queste in sintesi le dichiarazioni di due commercianti ed artigiani bolzanini, tra i primi a ricevere le famigerate mascherine imposte/offerte dalla Provincia. Non si tratta di quelle destinate al settore sanitario, che rappresenta – potremmo dire – il filone principale e più delicato di questa vicenda, che ha già varcato i confini non solo provinciali ma anche nazionali. Ricordiamo infatti la mancanza di certificazione europea per 500.000 mascherine di tipo FFP2 e FFP3, che ha fatto finire nell’occhio del ciclone giunta provinciale e azienda sanitaria con interrogazioni a raffica e richiesta di dimissioni e commissioni d’inchiesta. Si tratta invece delle 20.000 mascherine destinate a titolare e dipendenti di attività commerciali ed artigianali che prevedono contatto con il pubblico. Ricordiamo la questione della spedizione a costi spropositati, che dopo la nostra denuncia ha provocato le interrogazioni dei consiglieri provinciali Nicolini (M5S) e Urzì (Alto Adige nel cuore), alle quali si è aggiunta ieri quella dei Verdi, che chiedono una lunga serie di chiarimenti sulle mascherine.

I Verdi: “La Provincia ordina di utilizzare dispositivi di protezione: ma queste mascherine lo sono?”

I firmatari Dello Sbarba, Foppa e Staffler fanno giustamente notare che, con l’ordinanza n. 16 del 2 aprile scorso, il presidente della Provincia ha ordinato “a tutto il personale addetto alla vendita al dettaglio nelle attività consentite, di essere munito di dispositivi di protezione individuale (DPI) forniti dall’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige”. Ora, il termine DPI non è una definizione qualsiasi, fanno notare i Verdi, “ma una precisa fattispecie di prodotto o attrezzatura protettiva che deve corrispondere alle norme di conformità vigenti nell’Unione europea e come tale essere certificata da istituti autorizzati e riconosciuti”. Ergo: queste mascherine dovrebbero avere una certificazione. Ce l’hanno, si chiedono e chiedono i Verdi?

Nessuna etichetta sulla composizione e sulla certificazione

In attesa che Kompatscher risponda, possiamo dire quello che abbiamo visto con i nostri occhi: sulla mascherina inviata ai commercianti non c’è traccia di etichette. Non c’è quella più banale, che indica la composizione del manufatto, ma soprattutto non c’è la più importante, quella che attesta l’eventuale certificazione. Forse sarà sulla confezione? No, anche perché la “confezione” è una bustina di plastica altrettanto anonima. Ci sarà un foglio allegato? Sì, ma è lo stesso che si può scaricare sul portale delle ordinazioni (https://www.oberalp.com/it/protezionecivile-aziende) cliccando su “dettagli tecnici”: uno si aspetta appunto di saperne di più sulla composizione, invece si trova davanti solo le istruzioni su come indossarla e come lavarla. Basta. Giusto per fare un paragone, nella confezione che contiene le mascherine distribuite gratuitamente in questi giorni dalla comunità cinese di Bolzano, se non altro è indicata la composizione del prodotto.
Ma passiamo ai costi, partendo da quello delle mascherine. Sul sito della Oberalp si indica 3,50 euro a pezzo (che diventa zero al momento dell’ordine perché a carico della Provincia): anche a chi non è un esperto di stoffe e di mascherine, basta una breve ricerca su Internet per capire quanto può costare, oltretutto se ordinato in quantità consistenti, un pezzo di stoffa anonimo e non certificato come quello prodotto in Cina dalla “Tutwo Outdoor Article Ltd” di Xiamen, colosso dell’abbigliamento sportivo con oltre mille punti vendita nonché dal 2016 partner commerciale del Gruppo Oberalp.
Poi come detto c’è la questione dei costi di spedizione, perché se è vero che i commercianti non pagano nulla, qualcuno che paga c’è e soprattutto c’è qualcuno che incassa. Parliamo di ben 6,40 euro a spedizione – a prescindere dal numero di pezzi (quindi anche per due sole mascherine si pagano 6,40 euro…) – prese in carico delle nove associazioni di categoria (Associazione dei liberi professionisti altoatesini, Federazione Italiana Tabaccai, Confesercenti, Cna, Assoimprenditori, Bauernbund, Apa, Hgv e Unione commercio turismo servizi) che hanno aderito all’iniziativa. Nello specifico si tratta di 4,40 euro per la spedizione tramite corriere, 50 centesimi per il

pacchetto e 1,50 euro per il contributo logistico, ossia per la tenuta in magazzino da parte di Oberalp, che a questo punto su ogni spedizione si mette in tasca un corrispettivo di 2 euro. Se poi l’azienda altoatesina dovesse incassare anche parte di ricavato dalla vendita (non solo delle mascherine per il commercio ma soprattutto dall’intera commessa di materiale di protezione, pari a circa 10 milioni) tramite il proprio partner cinese, è evidente come l’importazione si sia rivelata un ottimo affare. Anche in questo caso, comunque, se ci sono state azioni illecite sarà chi di dovere a occuparsene, tenendo conto che siamo di fronte alla spesa di denaro pubblico.

Non ritiene la Provincia di essersi assunta una grossa responsabilità?

A fronte di tutte queste perplessità sulle mascherine destinate al commercio, l’interrogazione dei Verdi si conclude con una riflessione: “Non ritiene la Provincia di essersi assunta una grossa responsabilità nell’adottarle e distribuirle? Ritiene la Provincia che sia opportuno chiarire in modo esplicito, innanzitutto a chi le riceve e le usa, di che tipo di materiale si tratta, come va usato e quale tipo di protezione esso garantisce per sé e per gli altri?”
Curiosità: nell’interrogazione i Verdi sono inciampati in un lapsus, affermando che “il costo di cui si fa carico la Provincia per le 20.000 mascherine in distribuzione si dovrebbe aggirare dunque intorno ai 700.000”. In realtà c’è uno zero di troppo, perché 20.000 per 3,50 fa 70.000. Forse inconsciamente i consiglieri verdi hanno pensato ai 700.000 euro sborsati per i famigerati scaldacollo…
Ad ogni modo, importo esatto a parte, il punto è un altro: in un periodo in cui si moltiplicano le iniziative di enti, aziende, associazioni e privati cittadini che regalano mascherine (dove per regalo si intende che non si paga nulla, men che meno le spese di spedizione e magazzino…), vicende del genere non possono che lasciare l’amaro in bocca. Considerando oltretutto le dimensioni delle aziende coinvolte.

Alla prossima puntata: l’impressione infatti è che non sia finita qui.

Paolo Florio

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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