Altaforte Bolzano: “Apologia del fascismo? Da noi nessun libro parla di questo”

BOLZANO. L’esclusione della casa editrice Altaforte dal Salone del Libro di Torino innesca una polemica che arriva anche nel capoluogo altoatesino. Il leader di Casapound Andrea Bonazza ha passato buona parte della mattinata di oggi (giovedì 9 maggio) proprio dentro la libreria in Piazza della Vittoria a Bolzano. Si tratta della seconda aperta in Italia dopo quella di Piacenza. Proprio oggi, scherzo del destino (o tempismo perfetto), sono arrivate le copie del libro dedicato a Matteo Salvini e pubblicato proprio dalla casa editrice vicina a Casapound (“Io sono Matteo Salvini”’il titolo dell’intervista allo specchio di Chiara Giannini con prefazione di Maurizio Belpietro). “Altaforte, in realtà, non c’entra nulla con Casapound. Si tratta di una società editrice a sé stante con un’anima autonoma. Certo, ci lavorano molti esponenti di Casapound e c’è Francesco Polacchi ma non si tratta della stessa cosa. Questo anche per rispettare il lavoro di tanti, intellettuali e operatori, che non fanno parte di Casapound ma si impegnano per le buone sorti della casa editrice al di là della politica”.

La gestione del punto vendita bolzanino è affidata a Davide Brancaglion. “L’accusa di apologia al fascismo presentata dai vertici istituzionali piemontesi non sta nè in cielo nè in terra. In libreria abbiamo volumi che parlano di nuovo colonialismo, struttura legale dell’Unione Europea oppure che celebrano lo spirito imprenditoriale italiano attraverso i secoli. Sfido chiunque a venire qui, sfogliare i nostri volumi, e trovare invocazioni nostalgiche al periodo fascista. Non si parla di olocausto, non so parla di totalitarismi: abbiamo solo temi di stretta attualità. Forniamo libri editi anche da altre case editrici lontane dal main stream e vicine ai concetti sovranisti ma disponiamo di firme che hanno collaborato con i maggiori giornali locali. Intellettuali che sarebbe banale, oltre che scorretto, etichettare politicamente solo con un movimento. La nostra è un’attività di divulgazione culturale e non strettamente politica”. Una vicinanza ai temi di Casapound, tuttavia, è francamente indubbia. “Nessuno lo nasconde -interviene Bonazza – ma un conto è dire questo, un conto sovrapporre le due cose. Io stesso non ho particolari ruoli in Altaforte se non quello di essere un lettore appassionato. Certo, i temi veicolati sono, come Casapound, quelli che che vogliono un’Italia che torni ad essere grande ma questo è un reato?”. C’è una denuncia. “Appunto, solo una denuncia. Vedremo come proseguirà ma sono sicuro che andrà a cadere perché sarà molto difficile trovare un solo volume di apologia al fascismo qui dentro. C’è anche un’altra denuncia: quella di Polacchi al Salone del Libro di Torino. Qui l’aspetto è più complicato”. Perché? “Perché si è impedito ad un libero imprenditore di presentare i suoi prodotti in una manifestazione dove era presente in base ad un preciso contratto liberamente sottoscritto dalle parti. C’è stato un danno economico notevole nel romperlo”. E il danno di immagine? “Di immagine no. In realtà tutto questo clamore ci ha fatto molta pubblicità. I dati degli incassi delle ultime ore la raccontano lunga” precisa Brancaglion.

Il nodo della discordia, inutile nasconderlo, rimane il volume di Salvini. Ma a Casapound fa piacere che il leader della Lega venga a divulgare la sua immagine in una casa editrice vicina al Movimento? Potrebbe rappresentare una erosione di voti. “Mah, la nostra linea è sempre stata quella del confronto con tutti e della libera espressione di ciascuno. Se il leader politico italiano più discusso del momento decide di pubblicare con Altaforte perché mai noi non dovremmo essere contenti? Pensate che le grandi case editrici avrebbero rifiutato un’opportunità simile?”. L’ultima riflessione politica è firmata da Bonazza. “L’amarezza è vedere la libertà di espressione limitata da chi si autoproclama paladino della Costituzione. Una contraddizione in termini che, ancora una volta, ottiene l’effetto diametralmente opposto”.

Alan Conti

Foto Lorenzo Molinari