“Ripartiamo dai bambini che non vedranno l’Italia al Mondiale”

Pubblichiamo l’intervento di Stefano Rossi, allenatore di calcio giovanile che tutti i giorni è a contatto con quei bambini che non vedranno per almeno 12 anni l’Italia giocarsi il Mondiale

Tutte le emozioni del Mondiale 2006

È l’estate del 2006, ho dieci anni, e ricordo esattamente dov’ero e con chi quando Fabio Grosso ha realizzato il rigore decisivo contro la Francia. Ero solo un bambino ma ricordo tutto di quell’estate, ogni minuto di ogni partita, ogni gol, i festeggiamenti, il cammino vincente dal Ghana a quel rigore che ci aveva fatto esplodere di gioia

LE NOTTI MAGICHE DELL’ITALIA CHE SONO GIA’ UN RICORDO

Alleno una squadra di calcio di bambini nati nel 2013 e realizzo che non hanno mai visto l’Italia giocare i Mondiali. O meglio, possono aver visto quelli del 2014 in Brasile ma non possono avere sicuramente memoria della disfatta azzurra, con la squadra di Prandelli eliminata addirittura ai gironi. Un trauma per il popolo italiano che già quattro anni prima, dopo l’euforia del 2006, aveva dovuto fare i conti con l’eliminazione – anche in quel caso ai gironi – in Sudafrica con il Lippi bis. Nessuno poteva però immaginare che le cose sarebbero andate sempre peggio, men che meno chi era solo un pensiero nelle teste dei propri genitori. È vero, nel mentre, i piccolini hanno potuto godere di un Europeo incredibile e, forse, inimmaginabile. Una gioia non solo per loro ma per tutta la Penisola. A distanza di pochi mesi, però, quelle notti magiche sono già ricordi lontani e l’umile Macedonia del Nord ci ha riportato alla dura e cruda realtà. Il risveglio è stato più che mai traumatico, forse ancor più di quella notte milanese contro la Svezia. Come è possibile, però, che – storpiando Cristoforo Colombo – nella terra di santi, poeti, navigatori e calciatori questi bambini non abbiano mai visto l’Italia giocare il Mondiale? Com’è possibile ciò nel paese in cui il calcio si avvicina alla religione?

Il cammino trionfale dell’Italia agli Europei

LORO CHE GIOCANO SENZA SAPERE IL PUNTEGGIO

Come è possibile che loro che giocano ovunque, in cortile, in classe, nei corridoi della scuola, in casa, al campetto non abbiano mai visto l’Italia ai Mondiali?
Loro che giocano senza nemmeno sapere le squadre o il punteggio, loro che giocano per divertirsi, per fare gol, per stare con gli amici. Loro che giocano semplicemente perché sono spinti dalla passione. Com’è possibile che – loro – non abbiano mai visto l’Italia ai Mondiali? Come?

La dolorosa partita contro la Macedonia

DA ANNI CAMMINIAMO SULL’ORLO DEL BARATRO CON L’ITALIA

Non mi metto a parlare ora di calcio e del perché siamo rimasti esclusi dalla competizione e nemmeno di quali siano le soluzioni per rifondare un sistema calcio che viaggia nel baratro ormai da anni, non sta a me l’ardua sentenza ma vi lascio un appello. I segnali d’allarme erano arrivati già nel 2010 ma per dodici anni abbiamo chiuso gli occhi e ignorato il problema. Sono altrettanti anni che i nostri settori giovanili vengono definiti in crisi e, oggi, lo sono ancora.

Forse, allora, – per essere di nuovo competitivi nel mondo – dovremmo ripartire proprio da loro, dai bambini, per il semplice fatto che glielo dobbiamo. Perché sono loro il nostro futuro, perché tutti gli italiani e soprattutto tutti i ragazzini hanno diritto di tifare l’Italia al Mondiale. È inaccettabile che un bambino di otto anni non abbia mai visto la nostra Nazionale alla competizione più importante e bella del mondo. Glielo dobbiamo, per loro che giocano per passione e tifano senza odio. Per loro, per noi, per l’Italia, per il futuro. Glielo dobbiamo e quindi è giunto il momento di mettersi al tavolino e rifondare un movimento, nella patria del calcio, che è morto da un pezzo. Glielo dobbiamo perché anche loro meritano di portare con sé un ricordo che resti per sempre dentro di loro, come quello dell’estate del 2006…

Stefano Rossi

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