Assegno al mantenimento, tutto quello che c’è da sapere

Ciò su cui desidero concentrarmi questa settimana è il delicato tema dell’assegno di mantenimento, riconosciuto a favore dei figli minori o maggiorenni economicamente non autosufficienti a seguito della separazione o divorzio dei genitori.

Tale assegno si concretizza nel versamento periodico (solitamente mensile) di una determinata somma di denaro, necessaria a soddisfare le esigenze dei figli.

Ma vediamo insieme quest’ultimo cosa include esattamente:

  • spese ordinarie: spese necessarie a far fronte alle normali esigenze della vita quotidiana dei figli minori che comprendono i versamenti:

per la cura del figlio, ossia dirette all’alimentazione ed alla sua igiene personale (cibo, abbigliamento, ecc.);

per la scuola e l’arredo scolastico (diario, zaino, ecc.);

per la salute (visite dal pediatra oppure visite di controllo per altre patologie).

 

  • spese straordinarie: spese necessarie a far fronte ad eventi futuri ed imprevedibili che possono sorgere, distinte e diverse dai bisogni quotidiani, dal momento che la loro entità non è pre determinabile a priori, ma va stabilita di volta in volta in base al tipo di spesa da affrontare. A titolo di esempio:

spese per attività extra scolastiche (gite, viaggi per imparare le lingue straniere, ecc.);

-spese mediche per cure specialistiche (es. le visite odontoiatriche o oculistiche);

-le spese conseguenti a tali cure (es. i costi per l’apparecchio dentario o per gli occhiali da vista);

-le spese per attività di svago o per attività sportive (tablet, pc, palestra, nuoto, calcio, ecc.);

-le spese per le vacanze compiute senza i genitori.

Si specifica inoltre che il diritto al mantenimento, a seguito di separazione o divorzio dei genitori, è previsto anche nei confronti dei figli che abbiano raggiunto la maggiore età, in quanto, l’obbligo di provvedere al sostentamento dei figli non cessa automaticamente al raggiungimento del diciottesimo anno, ma continua a persistere in capo ai genitori fin quando i figli non abbiano raggiunto la piena autosufficienza economica.

Quest’ultima, si verifica nell’esatto momento in cui il figlio maggiorenne possieda redditi propri derivanti dall’attività lavorativa svolta e rispondente al ciclo di studi e alla formazione professionale acquisita.

Al fine di determinare in misura proporzionale il contributo economico dovuto da entrambi i genitori, il giudice dovrà poi far riferimento ai redditi posseduti da questi ultimi, considerando sia quelli derivanti dall’attività professionale, sia quelli derivanti da altre fonti, come anche il numero di figli a carico di ciascun coniuge.

Avvocato Serena Ghizzi

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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