Pangea, a Laives un viaggio musicale nel mondo

BOLZANO. Togliere le frontiere alla musica, creare un immenso tappeto sul quale le note possano rincorrersi attraverso i continenti senza soluzione di continuità: questa la suggestiva fantasia passata per la mente del chitarrista Gianni Ghirardini. Di questa visione il chitarrista ha fatto un progetto artistico in piena regola, all’insegna principalmente del filone etnico ma non soltanto. Lo ha battezzato «PANGEA, musica senza confini», e assieme a un pool di colleghi di spessore – i suoi ‘Friends’ – lo proporrà in prima assoluta sabato 16 marzo 2019 al Nuovo Teatro di S. Giacomo di Laives, con inizio alle 20:30 e ingresso libero.

Organizzato dal Centro culturale S. Giacomo, che già cinque anni or sono ha ospitato la ‘Ghirardini & Friends’ con grandissimo successo, il concerto-evento riporterà sul palcoscenico, assieme a Ghirardini, il suo sorprendente set di chitarre, includente pezzi originali nell’aspetto e nei connotati, suonati in maniera inusuale e che già da soli fanno colpo d’occhio: ‘dobro’, ‘mohan veena’ e altre sorprese. Accanto al creativo musicista bolzanino d’origine vipitenese, sarà possibile apprezzare un organico parzialmente rimodulato e che è anche stavolta una ulteriore garanzia di qualità: Max Castlunger alle percussioni etniche, Jack Alemanno con la sua particolare batteria, Werner Haifisch Heidegger al basso, Pietro Berlanda ai flauti, Lorenzo Barzon al violino. Ci saranno poi, con dei camei di classe, Felice Bruni al sitar e Annika Borsetto alla voce. In specifici momenti (non è difficile intuire quali…) arricchiranno inoltre lo spettacolo con coreografie create ad hoc due ballerini di ‘Irish tap dance’: Christian Balzamà e la giovane Jil Saccani.

Cosa di preciso accadrà sulla scena sarà bello scoprirlo al momento, ma qualche anticipazione Ghirardini ce l’ha voluta dare, iniziando con lo spiegarci il titolo dello spettacolo: «Per ‘Pangea’ si intende lo sterminato super-continente che intorno a 290 milioni di anni si ritiene riunisse tutte le terre emerse del nostro pianeta», spiega. «Ecco allora che, immaginando di trovarci proprio là, scopriamo di poterci muovere da e verso luoghi che oggi chiamiamo Africa, Asia, Europa, America eccetera… senza varcare confini o attraversare mari. Ed è quello che noi faremo in chiave musicale, passando dall’India all’Africa, dalla musica celtica ai ritmi tribali, non senza incontrare pagine dalle sfumature rock-blues o lasciarci catturare da dimensioni meditative».

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Un piatto davvero ricco, non c’è che dire. E anche perciò rivolto, come ci tiene a dire Ghirardini, a un pubblico trasversale, ancorché indubbiamente desideroso di entrare in contatto con le musiche del mondo, espressione a propria volta delle culture del mondo. Poi, certo, sarà anche una bella occasione per staccare la spina dalla velocità del nostro tempo: e trascorrere un paio d’ore, con sollievo, girando ad altri ritmi. (mdr)

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