Sedici piccoli profughi ucraini in cerca di casa

Sono profughi e sono bambini. Senza genitori da tempo. Sono scappati dall’orrore della guerra in Ucraina e sono arrivati oggi in provincia di Torino. Cercano una cascina dove stare tutti insieme. Si spera per poco tempo prima di tornare a casa

Profughi
I piccoli profughi appena arrivati in Piemonte

Sento i rumori delle bombe”. A pronunciare questa frase in una videochiamata che mette in collegamento la terrificante realtà ucraina con l’Italia è Zina, una bambina che avrà poco più di dieci anni. I rumori di cui parla sono quelli delle bombe russe che il 3 Marzo scorso si sono scagliate su Bila Cerkva, un sobborgo di Kiev in Ucraina dove viveva con altri quindici bambini, ospiti in un orfanotrofio.

QUEL FILO CON L’ITALIA

Non appena ha sentito i primi bombardamenti, Zina ha pensato bene di chiedere aiuto a Mario Bellovino, della associazione piemontese “Arca Solidale”, che aveva incontrato anni prima in occasione degli scambi culturali fra Italia e Ucraina nati fin dal ’86 in seguito al disastro di Chernobyl. Così un pulmino dell’associazione ha permesso che i giovani venissero portati da Cernivci, a venti chilometri dal confine rumeno, ad Orbassano, per poi essere trasferiti domenica 13 marzo al Polo Logistico Valle di Susa di Bussoleno.

L’ARRIVO DEL PULLMAN DEI PICCOLI PROFUGHI

All’arrivo del pulmino previsto per le 17 erano presenti anche la sindaca Bruna Consolini e il console di Ucraina a Torino Dario Arrigotti, che si sono ritrovati insieme a Michele Belmondo della Croce Rossa italiana di Susa e Angelo Conti, vicepresidente della Fondazione “Specchio dei Tempi” impegnata nel progetto. Si tratta di ragazzi che vanno dai 9 ai 17 anni, alcuni prossimi alla maggiore età, accompagnati da Zenayd, la signora che si occupava di loro nella casa-famiglia che però non risulterebbe essere effettivamente la loro tutrice legale. Alcuni di questi soffrono di gravi problemi di salute e hanno bisogno della presenza a scuola di Deranika, un’insegnante di sostegno appena ventenne che è fuggita insieme a loro. Due bambine conoscono l’italiano e alcuni di loro parlano inglese. 

UN POLO D’ACCOGLIENZA

Il Polo è stato presto attrezzato per la loro accoglienza, creando uno spazio con una decina di letti a castello, una cucina e una ludoteca. “Si tratta di una situazione di particolare debolezza che merita un occhio di riguardo in più” ha affermato Dario Arrigotti. Grazie all’aiuto di due interpreti, i ragazzi hanno raccontato la storia di questo difficoltoso viaggio alla ricerca di un riparo da una guerra che sta devastando il Paese e che si sta avvicinando sempre di più all’assedio della capitale. Il console ha voluto ricordare che in Italia sono stati fatti dei regolamenti speciali a tutela dei rifugiati. “È permesso infatti agli ucraini di restare nel Paese per tre anni senza restrizioni di alcun tipo. Inoltre, per gli adulti c’è la possibilità di lavorare regolarmente sul territorio italiano”. Ma alla domanda “non vi piacerebbe restare in Italia per un po’ e vedere il mare?” i ragazzi sono stati chiari: vogliono tornare a casa al più presto e il cenno di assenso di Zina è portavoce dell’opinione di tutti. 

Profughi
I letti a castello nel polo d’accoglienza

SI CERCA UNA CASCINA PER I PROFUGHI

Si cerca ora un’altra sistemazione, magari una cascina, che consenta loro di avere gli spazi che avevano a Kiev, dove la casa-famiglia era divisa su due piani, ma che li tenga allo stesso tempo insieme, nella speranza di tutti che questa si tratti solo di una situazione temporanea. ˋ

Benedetta Conti ​

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