Tutta la sinistra con Carola? Non proprio e anche Zingaretti….

Esistono principi  a senso unico, universali : umanità, sicurezza e legalità. Spesso sono in conflitto tra loro e la politica, soprattutto in questo momento bagnato dal mare magnum della divisione perpetua necessita equilibrio tra trapezista. Virtù che il segretario Pd Zingaretti sta sviluppando soprattutto nelle ultime ore : a cavallo di un partito diviso in fazioni ha dovuto la sera stare con Carola e la mattina con la Guardia di Finanza. L’ala più istituzionale, quella di Minniti, in questo contesto tace, ma lo fa nervosamente. Non piace a molti esponenti Pd (e anche ad una fetta di base) che parlamentari Dem si trovassero su una nave speronante una motovedetta della Guardia di Finanza. Inoltre è la stessa posizione di Carola a non convincere del tutto. Oltre alle dichiarazioni pesanti della Guardia di Finanza (che in vari comunicati condanna senza appello la manovra sconsiderata di Sea Watch) e del Procuratore d’ Agrigento (il medesimo del caso Diciotti) che bolla l’azione di Carola come “atto non ammissibile, violento nei confronti di chi, in divisa, lavora in mare e per la sicurezza di tutti”. Luigi Patronaggio non può definirsi quindi leghista o simpatizzante, come il Tar e la Corte di Strasburgo che hanno sentenziato contro Carola. Zingaretti siede su una polveriera ed è conscio, oltre a Minniti (cui Orfini vota contro alla Camera proprio sulle mozioni di presenza italiana in Libia, da sempre progetto dell’ex ministro dell’ Interno Dem…) che dichiara :il drammatico braccio di ferro ha portato a un evidente paradosso: ci sono migranti che arrivano a bordo di una Ong che non possono sbarcare, mentre a Lampedusa arrivano barche direttamente con gli scafisti, tramite le navi madre”. Da l’ex ministro dichiarazioni al Fatto molto tecniche. Il vero siluro è arrivato il siluro da parte di Nicola Quatrano, storica “toga rossa” che nell’intervista al Fatto ha definito  Carola con queste parole “ Bulla, sulla pelle dei profughi”, rincarando “ dal punto di vista penalistico, si chiama violenza privata. Reato che si commette quando si costringe qualcuno a fare qualcosa che non vuole fare. Dovrebbe rispondere anche di questo”. Bordate anche su Salvini (che ha definito “bullo da stadio”) e parole al veleno sulla sinistra tutta :” Nessun paese al mondo può dire – venite tutti qui-. Inoltre la sinistra non ha capito niente, se bisogna accettare i ricatti quando ci sono vite umane in ballo, bisogna chiamare le cose con il loro nome. Ergere ad eroina una ragazza che compie reati è sbagliato, la mission era compatibile con la sua Ong e basta, ovvero prendere quei poveri profughi e portali solamente in Italia.”

Nicola Quatrano s’occupa d’assistenza legale per rifugiati politici e religiosi del Nord Africa, ex toga detta appunto “rossa” non può esser accusato di sovranismo o simpatie salviniane.

Il Pd sulla questione “migranti” non ha una voce sole, soprattutto è la base a preoccupare. Molti sui social, e non solo, non hanno risposto alla mobilitazione lanciata da quella parte di partito che vede nella Libia un porto non sicuro, linea non condivisa appunto dall’ area Minniti, che ha fatto registrare una diminuzione degli sbarchi, partendo dal presupposto però che in Libia ci si possa rimanere. Due Pd distinti, uno che dorme sul ponte di una nave che attracca oltre due sentenze del Tar, di Strasburgo, senza autorizzazioni e quasi uccidendo dei militari della Guardia di Finanza, l’altro che vorrebbe riprendere in mano il progetto Minniti. In mezzo il segretario Zingaretti, un po’ spaventato dalla reazione poco coesa all’interno del proprio partito.

Zingaretti quindi ha deciso di non decidere e si è affidato al bipolarismo dialettico : “la parola PD è quella dei nostri deputati a bordo della nave” ma pure con i finanzieri “speronati”, infatti il segretario, ha contattato il generale della Gdf Giuseppe Zafarana per ribadire solidarietà. Nello stesso momento sul web sull’episodio si minimizzava, ma con la martellante propaganda di Salvini, Zingaretti non ci ha pensato due volte, riportando un pezzo di Pd dalla parte dello Stato.

La summa : infrangere la legge che si ritiene ingiusta è legittimo, ma allo stesso tempo si solidarizza con chi riceve ordini per mantenere la legalità, siamo in una dimensione oltre il Cencelli. Nel mezzo lo scandalo di Reggio Emilia che vede i Dem tenersi ai bordi di una palude di cui è complesso veder la fine. Come non bastasse già il caso Lotti con annesso Csm. Insomma per Zingaretti, che alle elezioni in fin dei conti ha tenuto, un periodo delicatissimo, tra correnti liberal (Calenda-Renzi) ed intransigenti (Orfini), istituzionali (Minniti) sarà arduo tener la barra a dritta. Servirà sangue freddo e qualche decisione che tenga conto di una base turbolenta, stanca delle lotte intestine. L’ estate per la segreteria PD è appena iniziata.

 

Marco Pugliese