Tram, a Bolzano ha vinto il no o ha perso la democrazia diretta?

Ha vinto il no. Questa la sintesi, quasi limitante, del referendum consultivo sul tram a Bolzano. Il 70% dei bolzanini ha scavato via i binari da viale Druso ancora prima che venissero posati. Il dato elettorale, tuttavia, consegna alla città anche un’altra fotografia: ha perso la democrazia diretta.

La consultazione sulla nuova linea tranviaria è stata imposta con le firme sull’onda di due concetti: avere più informazioni sul progetto (centrato, seppur in parte visti i tempi limitati) e coinvolgere i cittadini in un processo decisionale impattante per la città. Ebbene ieri i bolzanini hanno dato un segnale chiaro: non spetta a loro prendere queste decisioni. O quantomeno non interessa. L’affluenza al 36% è una sentenza.

Qualcuno, in campagna elettorale, se lo era anche chiesto fermandosi a riflettere tra la propulsione del sì e il freno del no: ma ha senso che siano i cittadini a decidere questi aspetti? Persone che difficilmente hanno grande dimestichezza con flussi, mezzi alternativi, copertura delle linee, progettazione di lavori infrastrutturali? Non per colpa ma perché semplicemente fanno altre cose durante le loro giornate. La sfocatezza nella quale il Comune ha tratteggiato il progetto (per mesi si è discusso di un percorso più variabile di un serpente) e i costi infarciti al lievito hanno lasciato legittimo spazio a chi chiedeva di capirne di più dando benzina a chi cercava un cavallo veloce da cavalcare contro l’amministrazione a pochi mesi dalle prossime Comunali. Richieste, entrambi, esaudibili mettendo all’angolo l’amministrazione. Con un referendum. Il sindaco Renzo Caramaschi non è stato in grado di indicare una via alternativa, forse poco incline alla navigazione decisionista che lo contraddistingue.

Torniamo ai dati. Quelli più concreti. Perché il vero risultato della consultazione è questo: il 22% dei bolzanini ha detto no al tram, il 9% ha detto sì ma il 64% ha deciso che votare non era suo compito o suo interesse. È l’affluenza (e il voto nullo) a dirci se la democrazia diretta sia un valore sentito. Una quota di astensione è fisiologica (alle Comunali 2016 l’affluenza fu al 56%), certo, ma al netto delle emergenze o degli impedimenti gravi le storiche ragioni “politiche” di astensione in questo caso paiono veramente pallide. Chi si astiene sul tram per protesta? Per rigetto della classe politica? Per scelte anarchiche? Pare quantomeno forzato quando non devi sostenere qualcuno ma hai a disposizione un “no” da sbattere in faccia a tutti se lo desideri. Diventa difficile anche per i partiti di centrodestra, alla luce dei dati, sostenere di aver vinto quando, in realtà, nemmeno loro sono stati capaci di coinvolgere la vera maggioranza dei cittadini. Non è arrivato il sì a spingere i bolzanini alle urne ma non ci è arrivato nemmeno il no.

I bolzanini che hanno votato sono stati 27.058: Gries San Quirino da solo arriva a 31.000. Praticamente è come se un quartiere su cinque abbiano deciso di incidere. Sono state elezioni circoscrizionali per la loro partecipazione. Non comunali. Alla consultazione per il centro commerciale Signa in piazza Stazione andò leggermente meglio con 34.027 elettori e un voto meno strutturato (i seggi erano nelle Circoscrizioni, non nelle scuole). Comunque pochi.

Esiste un concetto della politica in democrazia che è la rappresentatività: gli amministratori vengono eletti per decidere “in rappresentanza” degli elettori.

Si dice che chi si astiene perda sempre perché deve rimettersi alle decisioni degli altri. A volte chi si astiene, invece, una decisione la prende eccome. I centri commerciali Twenty e Centrum ieri erano pieni mentre i seggi mostravano praterie: piaccia o meno ieri i bolzanini non hanno deciso di non volere il tram. Hanno deciso che non spetta a loro decidere.

Alan Conti


Condividi