“Solo tredici chilometri”: a Bolzano il romanzo nasce da un processo

BOLZANO. Capita a tutti di incappare sul luogo di lavoro o durante lo svolgimento della propria professione in storie interessanti. Se, però, nella vita sei un noto avvocato penalista come Mauro De Pascalis, le storie che ti capitano potrebbero un giorno diventare un romanzo come “Solo tredici chilometri” appena uscito in libreria.
“Si viene a conoscenza di molti fatti giudiziari ma poi capita il caso che non dimentichi” racconta De Pascalis. “È la storia che funziona, coinvolge, appassiona, esattamente come aveva appassionato il pubblico quand’era stato un fatto di cronaca. La raccontavo spesso e tutte le volte gli ascoltatori mi dicevano che doveva essere scritta, che aveva la potenzialità di un romanzo. Ci voleva però la spinta giusta, che è arrivata al tavolo di un bar. Quel giorno io e Giovanni Accardo, sostenuti nella decisione dal direttore dello Stabile di Bolzano Walter Zambaldi, abbiamo concluso che andava fatto e Accardo si è detto disponibile a correggere quella che inizialmente doveva essere solo una cronaca”.


L’idea di farne un romanzo è arrivata quindi da chi poteva avere una visione più letteraria?
“Esatto, inizialmente la mia idea era di scrivere solo la cronaca dei fatti e del processo, Giovanni mi ha dato invece la sua disponibilità per trasformare questa storia in qualcosa di diverso in cui gli eventi importanti sono rimasti ma la struttura è diventa quella più fruibile e coinvolgente del romanzo”


“Solo tredici chilometri” è un thriller che racconta di una ragazza trovata senza vita e di un sospettato apparentemente senza scampo data l’apparente chiarezza del quadro indiziario.
Accardo mi spieghi come è intervenuto e anche perché questa storia l’ha colpita.
“Io mi sono avvicinato alla vicenda non con la mentalità del giurista e nemmeno del giornalista ma dello scrittore e quindi vedendoci da subito un romanzo. Ciò che mi aveva colpito era come la casualità potesse intervenire nelle vite di un individuo e cambiarne il destino. Il mio compito è stato trasformare le persone in personaggi. Quindi nel libro non troverete la cronaca dei fatti del singolo episodio realmente accaduto, ma una storia di più ampio interesse. I fatti sono stati drasticamente modificati e ho inserito anche eventi mai accaduti che sono serviti a creare la struttura narrativa. In conclusione il mio compito è stato quello di immaginare le emozioni dei protagonisti che dagli atti giudiziari non traspaiono”


Uno dei protagonisti è un avvocato penalista, nella vicenda originale era proprio lei De Pascalis? Possiamo immaginare il personaggio dell’avvocato De Vitis con il suo volto?
“L’avvocato del processo realmente accaduto ero io, si. “


Si è magari preso la libertà di cambiare il finale di quella che era stata l’avventura processuale che l’aveva vista protagonista?
“Questo naturalmente non intendo svelarlo. Un legal thriller va letto mantenendo la suspense fino in fondo. Ma una cosa la posso dire: non è stato il maggiordomo”.

Linda Baldessarini