Sardine, a Bolzano buona la prima. E adesso?

Sardine in piazza a Bolzano. Cinquecento per la questura, mille a colpo d’occhio. Difficile dare un numero esatto: in ogni caso tre quarti di piazza piuttosto gremita. Difficili i duemila annunciati con tono entusiasta da qualche media. In ogni caso un tasso di partecipazione non comunissima per Bolzano quindi rimarchevole. Senza l’enfasi del “mai visto prima” del giornale (i ragazzi di Fridays For Future erano decisamente di più) ma con grande attenzione ed un plauso agli organizzatori. Una via di mezzo equilibrata: nè un flop nè qualcosa di storico. Sicuramente una manifestazione importante.

Una panchina come palco e qualche intervento al megafono. Non tutti gli interventi si sentono a causa di alcune casse non proprio performanti ma i bolzanini che sono andati in piazza lo hanno fatto semplicemente per esserci. Per far vedere, come dice uno slogan non proprio definito che “Bolzano non abbocca”. Più chiaro il passaggio successivo del coro: “Bolzano non si lega”. Esplicito, insomma, l’indirizzo cui recapitare il messaggio.

Il movimento vuole essere apolitico ed apartitico. Ci riesce nella forma, un po’ meno nella sostanza. Non basta dire “le dichiarazioni le fanno solo i coordinatori lontani dalla politica” quando proprio esponenti politici noti si mettono in favore di telecamera. La faccia di un movimento non è solo parola ma anche immagine ma gli organizzatori possono poco contro il protagonismo. Molti dei partecipanti in piazza hanno un passato o un presente politico. Qualcuno guadagna posizioni più centrali, altri rimangono davvero ai margini pur volendo legittimamente esserci. Questione di coerenza. Tanti, comunque, sono i cittadini arrivati senza particolari militanze.

Al microfono colpiscono, come sempre, le parole di Lidia Menapace: “Quando una piazza si riempie per dei valori è sempre un segnale di speranza per il futuro”. Si canta Ligabue, poi “Imagine” di John Lennon e infine il manifesto del movimento “Bella Ciao”.

Dal punto di vista concettuale si riprendono i temi delle sardine nazionali: no al razzismo, alle divisioni, alla paura del diverso e al populismo. Seppure il populismo, in realtà, non nasca esattamente come termine filosofico di destra ma nelle campagne rosse russe per contrastare le politiche dello zar. È chiaro, come detto, anche il no alla Lega come partito. Qui si innescano a Bolzano una serie di considerazioni opposte. La manifestazione delle sardine può essere di protesta per l’assetto del governo provinciale ma di certo non lo è a livello comunale o nazionale. Non solo, qualcuno dei partecipanti ha lavorato duramente per cesellare l’establishment amministrativo comunale. Persino quello provinciale fino ad un anno fa. L’assetto dell’Alto Adige di oggi è decisamente figlio dei partiti e di alcune persone che appoggiano oggi (più o meno distintamente) le sardine. Che erano in piazza Mazzini. Il profilo, dunque, è quello innovativo di un movimento di piazza appoggiato dall’amministrazione storica che protesta contro l’opposizione nuova. Qualcosa di curioso: non necessariamente incoerente ma singolare. Con una molteplicità di riflessioni, positive o negative, che si possono fare.

La domanda vera, quindi, è: posto che la partenza è stata buona ora cosa vogliono essere davvero le sardine? In cosa si concretizzano? Dal microfono ieri sono piombati in piazza valori universali, importanti e fondanti come l’amore, la pace, il rispetto e l’amicizia. Che l’essere umano sia solo amore, tuttavia, è un’utopia ben lontana dalla realtà. Le stesse sardine altoatesine, in incipit, si sono beccate in due gruppi social distinti per poi riunirsi. Il senso della libertà è un messaggio forte per cui le sardine vanno ringraziate. Il paragone stecca un po’ quando questa viene paragonata all’assenza di libertà dei regimi. Già solo lo strumento con cui le sardine sono esplose, i social, rappresentano (pur con tutte le loro criticità) un baluardo di libertà: chiunque può dire il suo pensiero ovunque. Se vogliamo è proprio il meccanismo che ha innescato il “populismo” contestato ed inteso come totale disprezzo dell’alterità. Sarà blasfemo ma certi pregiudizi razziali si innescano, forse, proprio per un eccesso di libertà.

Il punto torna sempre alla stessa domanda. In cosa si concretizza l’azione delle sardine?Perché i massimi valori, prima o poi, vanno solidificati in proposte che, volenti o nolenti, saranno politiche. Ed è in questo passaggio che c’è già qualcuno pronto ad affilare gli strumenti. Politici che fanno questo di mestiere: trasformare le voci di piazza in proposte da aula. Esattamente come Salvini, seppur partendo da vertici opposti.

Le sardine hanno fatto qualcosa di importante portando in piazza della gente in nome di un sentimento. Ora devono trattarlo bene e non sarà facile.

La prima contraddizione basilare che andrà risolta è l’atteggiamento. I partigiani sono stati fondamentali per le fondamenta della nostra Costituzione ma non furono certamente dei pacifisti. Lo spirito reazionario non è lo spirito di Gandhi. Essere forza di lotta e di governo è quasi impossibile. La vera sfida delle sardine sarà conciliare il “living life in peace” con il “mi sento di morir”. Perché non basta una playlist a far combaciare il mondo di “Imagine” con quello di “Bella Ciao”.

Alan Conti


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