Quel messaggio in bottiglia trovato in Sardegna: “Dite a mia madre che muoio per la Patria”

BOLZANO. Siamo abituati a mandare messaggi con i nostri smartphone e a riceverli ovunque e da qualunque mittente nel mondo. Siamo così assuefatti a questa facilità di comunicazione che se una mattina usciamo senza telefono ci sentiamo persi. Eppure non più tardi di qualche decennio fa, per mandare una comunicazione a casa spesso ci si doveva servire di metodi alternativi e spesso molto precari. In assoluto quello meno affidabile ma, diciamocelo, anche più romantico è sicuramente il messaggio in bottiglia. Chi non ha sognato passeggiando sulla riva del mare di trovane uno? Esempi di storie legate ai ritrovamenti di messaggi in giro per il mondo ce ne sono parecchi. Il più antico, trovato intatto sulle spiagge australiane, risale a 132 anni fa. I più tristi quelli nascosti nei campi di sterminio nazisti. Ma anche la nostra Italia può raccontare una storia legata al mondo dei messaggi in bottiglia ed è, come nella migliore tradizione sentimentale italica, un messaggio di un figlio alla sua mamma. È stato ritrovato nell’agosto del 1952 su una spiaggia sarda, scritto su un pezzo di carta strappato da un sacco da cemento. Diceva:«R. Nave Fiume – Prego signori date mie notizie alla mia cara mamma mentre io muoio per la Patria. Marinaio Chirico Francesco da Futani, via Eremiti 1, Salerno. Grazie signori – Italia!» Il nome di questo marinaio, Francesco Chirico, figurava realmente tra quelli dei militari imbarcati sulla nave Fiume e risultava disperso in battaglia. La madre fu informata e lui insignito della medaglia di bronzo al valor militare alla memoria, per l’amor patrio dimostrato alla fine della sua vita. Per la madre quell’ultimo messaggio cosi incredibilmente giunto fino a lei dopo undici anni dalla perdita del figlio, sicuramente sarà stato più potente di tutte le lettere scritte nei mesi precedenti.

La Balda

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