Quando Mussolini costruiva moschee e giocava al Califfo

Mussolini che sguaina la Spada dell’Islam? Questa fotografia cela una serie d’episodi assai curiosi.

 

La Libia italiana nacque nel 1934 ed il Regime iniziò una politica assai vicina ai locali, definiti : “musulmani italiani della quarta sponda d’Italia”. Il Duce non si fermò agli slogan, passò al concreto e qui qualcuno (pensando all’oggi) sobbalzerà dalla sedia: Mussolini farà costruire e restaurare moschee, andrà a creare strutture per assistere i pellegrini diretti alla Mecca e, udite, farà aprire una Scuola Superiore di Cultura Islamica.

La Libia era governata da Balbo, fascista illuminato nella gestione, il quale abbracciò i progetti teorizzati da Bottai (e Grandi) riguardo le colonie : ovvero creare delle Repubbliche fasciste che avessero un governo autonomo, ovviamente affiancato dal governatore di turno. Per arrivare a ciò le tradizioni culturali andavano rispettate.

 

Solo questioni umanitarie?

 

Assolutamente no, Mussolini utilizzò il malcontento arabo derivante dal Trattato di Versailles. Gli arabi furono ingannati da Lawrence d’Arabia e soprattutto in Iraq venne spolpati di risorse da Francia ed Inghilterra, considerati in Medio Oriente i veri nemici. Il Duce cavalcò l’onda e mise sullo stesso piano la delusione italiana, la famosa Vittoria “mutilata”, a quella araba (tradimento coloniale). Il mondo islamico fu assai deluso, infatti in Palestina gli inglesi furono considerati invasori e gli italiani lavorarono ad una soluzione (che però non ci fu, anzi tutto peggiorò dopo la Seconda Guerra Mondiale).

 

Mussolini Califfo di tutti i Musulmani

 

Mussolini, da abile comunicatore, calò i panni del protettore di popoli. Sguainò la Spada, consegnata da Yusuf Cherbisc, capo berbero che disse : «Vibrano accanto ai nostri animi in questo momento quelli dei musulmani di tutte le sponde del Mediterraneo che, pieni di ammirazione e di speranza, vedono in te il grande uomo di Stato, che guida con mano ferma il nostro destino». Mussolini a cavallo, in testa ad una schiera di 2600 cavalieri entrò in una Tripoli festante, una cerimonia sontuosa, il Duce ci ricamò il solito vibrante discorso : «Voi mi avete offerto il più gradito dei doni: questa spada, simbolo della forza e della giustizia, spada che porterò e conserverò a Roma fra i ricordi più cari della mia vita. (…) L’Italia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane della Libia e dell’Etiopia la pace, la giustizia, il benessere, il rispetto alle leggi del Profeta e vuole inoltre dimostrare la sua simpatia all’Islam e ai Musulmani del mondo intero»

Messaggio assai particolare, dato che si riferiva a tutti gli arabi, anche quelli di Siria, Egitto, Palestina, compresi quelli dei domini inglesi e francesi. L’ Italia quindi, si schierò dalla parte del nazionalismo arabo, utilizzando la religione come collante.

 

Mussolini da pacifista a conquistatore

 

Il Duce guerriero, al grido arabo di “Alad” che trascina gli arabi e si erge a Califfo, visto che pone una “continuità” tra ottomani ed italiani. Pensare che nel 1912 un Mussolini pacifista (oggi sarebbe un terzomondista) fu incarcerato insieme a Nenni per esserci sdraiato sui binari onde evitare le tradotte portassero i nostri militari in Libia. Nello stesso momento, Pascoli, proprio lui, inneggiava invece sulle colonne del Corriere al colonialismo, alla potenza italiana.

 

Mussolini, un capolavoro politico-religioso

 

Nel 1937 Mussolini fu contemporaneamente “l’ uomo della Provvidenza”, firmatario del Patti Lateranensi (1929) e protettore dell’ Islam (1937). Particolare curioso.

 

Ilarità in Italia e foto modificate

 

Nonostante la pomposità della cerimonia e l’abile propaganda, gli italiani non mangiarono la foglia. Battute, caricature ed ilarità nei confronti di un Duce che si fa aiutare da un palafreniere per stare a cavallo, non proprio un novello Cesare bronzeo che cavalca nel deserto al grido di guerra arabo, alal testa delle schiere. Ne riderà anche Montanelli, il Duce compresa la frittata, fece modificare la foto, eliminando il palafreniere, sul resto fece fare, senza commentare o censurare più di tanto, sarebbe stato peggio. Anche Donna Rachele ebbe da ridire al marito, accostando “l’impresa” ad una carnevalata.

 

Ma la Spada?

 

La Spada fu utilizzata solo in quell’occasione, nel 1937. Fu poi custodita presso la Rocca delle Caminate fino al 25 luglio 1943. Fu perduta dopo che gli antifascisti assaltarono e saccheggiarono la Rocca, in quel luglio del 1943. Della Spada più nulla si seppe.

 

La Spada però non era araba…

 

Sorpresa finale : la Spada con elsa e fregi d’oro massiccio, doppio filo a lama dritta fu forgiata a Firenze, ditta artigiana Picchiani e Barlacchi. Chi la commissionò? Ovviamente lo stesso Duce.

 

Marco Pugliese

 

Riferimenti bibliografici

 

 

 

I rapporti tra il fascismo e il mondo arabo-islamico, su arab.it

Indro Montanelli, Mario Cervi, L’Italia Littoria, Rizzoli

Luciano Lanna, Filippo Rossi, Fascisti immaginari, Firenze, Vallecchi, 2003

Renzo De Felice, Mussolini il duce, 1929-1940, Giulio Einaudi Editore

 

 

 

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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