Omicidio Gruber a Bressanone, il perito: “Kerer era disperato ma lucido”

BOLZANO. Imputabile. Robert Kerer, accusato di aver ucciso la moglie nella sua casa a Bressanone, sarebbe stato giudicato pienamente in grado di intendere e volere quando tolse la vita con un coltello alla moglie Monika Gruber. Kerer era rimasto senza lavoro e con uno sfratto imminente decidendo che era ora di farla finita. Aveva progettato un omicidio-suicidio realizzandone, tuttavia, solo la prima parte. Nel togliersi la vita avrebbe voluto portare la moglie malata con sè dato che nessuno avrebbe potuto curarla. Così l’ha colpita a morte al collo. Un estremo atto d’amore che troverebbe conferma nella perizia di Eraldo Mancioppi che esporrà le proprie analisi in aula venerdì mattina.

Uno dei nodi da chiarire è se la tragica fatalità sia stata concordata tra i coniugi, anche alla luce della piena capacità di intendere e volere di Kerer. Anche la perizia della difesa, affidata da Alessandro Tonon a Luciano Magotti, parte da una situazione di disperazione profonda. La conclusione, però, è diversa approdando ad una incapacità di intendere e volere. Dopo l’omicidio, comunque, Kerer avrebbe tentato quattro volte di togliersi la vita. Prima tentó di fulminarsi in bagno ma l’impianto elettrico attivó il salvavita poi provó, fallendo di nuovo, a tagliarsi le vene. Nemmeno l’ingestione di farmaci portó al decesso e, mentre attendeva un treno in stazione, fu raggiunto dai carabinieri.

Alan Conti