‘Ndrangheta a Bolzano, decisivo un pentito: ora si indaga su usura e slot truccate

BOLZANO. Sono le parole di un pentito, due anni fa, ad aver aperto la breccia per l’operazione di polizia che ha sgominato una cellula di ‘Ndrangheta, strutturata e ben coordinata con la Calabria, operante da molti anni a Bolzano. Ora l’inchiesta, dopo gli arresti dell’altro giorno, concentra sulla finanza e sulle slot machine.

LE PAROLE DEL PENTITO. Sono state le parole di un pentito, dunque, a svelare la presenza di un nucleo di ‘Ndrangheta molto strutturato a Bolzano. A pronunciarle un ex compagno di cella di Mario Sergi negli anni Ottanta. “Eravamo giovani e volenterosi di affermarci sulla scena criminale. Sergi aveva già un certo giro di stupefacenti che gestiva da un locale a Bolzano. La sua intenzione, tuttavia, era di essere più organico all’organizzazione facendo arrivare intere partite di stupefacente abbassando i rischi legati ai trasporti”. Non solo i parenti di questo pentito avrebbero cacciato i Perre dal locale di Volpiano ed è in quell’occasione wche Giuseppe Perre (padre di Francesco Perre detto U Galera) svela come il figlio avesse preso il comando a Bolzano di un locale. Tracce che corrono dal 1994 ad oggi. Altri collaboratori avrebbero spiegato come ogni calabrese coinvolto nell’organizzazione dovesse recarsi a porre omaggio a Sergi una volta arrivato a Bolzano.

FINANZA ED USURA. L’indagine, grazie anche ad alcuni elementi emersi durante il blitz dell’altra mattina, si concentrerà ora sui flussi finanziari della ‘ndrina bolzanina. Il ritrovamento di alcuni assegni in bianco nella disponibilità di Mario Sergi, considerato il capo dell’organizzazione bolzanina, lascerebbero supporre l’ipotesi di prestiti ad usura per cifre anche parecchio elevate. Risulterebbe, per esempio, un prestito da 30.000 euro ad una donna.Sarebbe un altro canale di finanziamento che affianca quello della cocaina per un uomo che ha comunque sempre mantenuto un basso profilo senza ricchezza ostentata. Anche le società di riferimento degli indagati saranno passate al setaccio per capire se si tratti di soggetti realmente operanti o di coperture. Continua, quindi, l’attività coordinata dal direttore centrale dell’Anticrimine della polizia Francesco Messina, il capo della mobile Tommaso Niglio, il procuratore capo Sandro Raimondi e il pm Davide Ognibene a Trento. Possibile anche che qualcuno ora si faccia avanti con qualche denuncia.

LE SLOT MACHINE TRUCCATE. Un altro filone dell’inchiesta che potrebbe rivelarsi un vaso di Pandora è quello delle slot machine truccate. La ‘ndrina bolzanina, infatti, pare vantasse amicizie importanti nel settore altoatesino e che volesse aiutare a piazzare dispositivi alterati sul territorio. Al contempo alcuni imprenditori altoatesini avrebbero chiesto a Sergi se per entrare nel mercato in Calabria fosse necessario pagare il pizzo. Ipotesi che, come tutte, andranno poi verificate nei dettagli.

UNA ‘NDRINA PARTICOLARE. Il nucleo mafioso bolzanino rappresenta una sorta di evoluzione nell’organizzazione della ‘Ndrangheta. Solitamente, infatti, un “locale” (l’organizzazione di zona) viene strutturato da persone che arrivano dallo stesso paese in Calabria. A Bolzano, peró, le provenienze erano diversi con diversi clan a risponderne in particolare da Delianuova e Platí in provincia di Reggio Calabria. Di fatto un’impostazione innovativa.

GLI INTERROGATORI. Oggi sarà la giornata dell’udienza di convalida a Firenze di Mario Sergi dove sarà assistito dall’avvocato Angelo Polo.

Sempre oggi gli interrogatori di garanzia con Angelo Zito, residente a Laives ma di fatto domiciliato a Pergine Valsugana che sarà ascoltato nel carcere di Tolmezzo affiancato dal legale Andrea Stefenelli (che cura anche Michele Sergi). In un’intercettazione Zito si era anche vantato di aver avuto un ruolo chiave nel sequestro più lungo della storia d’Italia: quello di Carlo Celadon durato 831 giorni ad Arzignano in provincia di Vicenza. Non solo, avrebbe anche chiuso in uno stanzino un ristoratore insolvente minacciando di ferirlo con un martello. Dovette desistere per l’insorgere di un malore nella vitttima.

Entro cinque giorni, invece, saranno fissati gli interrogatori di garanzia dei bolzanini di 32 anni Daniel Crupi e Luca Guerra che si sono affidati alla difesa di Nicola Nettis. Qui si ragionerà sul concetto di “concorso esterno” contestato ai due.

Tra gli altri difensori Marco Dall’Ara si è affidato a Federico Fava mentre Francesco Perri sarà tutelato da Marco Ferretti.

Quello che sottolineano tutti i legali è come nell’inchiesta ci siano moltissime intercettazioni ma pochi sequestri fattuali di droga. In ogni caso essendo l’indagine molto ampia e i documenti corposi (alcuni studi devono ancora riceverli) è pressoché scontato che gli indagati si avvalgano della facoltà di non rispondere.

Alan Conti

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