Medical Center, demenza e quarantena: ecco come organizzare l’assistenza

MERANO. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, nonché le sue dinamiche, stanno impattando notevolmente sulla vita di ciascuno di noi suscitando, in molti casi, disorientamento e paura. Lo scenario attuale è inedito per tutti, e dunque non consente di fare ricorso a strategie e soluzioni che si sono rivelate utili e funzionali in situazioni
del passato, con la conseguenza di aumentare i livelli di ansia, stress e la difficoltà nel comprendere quanto sta accadendo e come affrontarlo.
L’isolamento, la convivenza forzata, il timore di ammalarsi, il blocco delle attività lavorative e di svago, la chiusura delle scuole, delle ludoteche, dei centri diurni, dei parchi, hanno reso necessaria una radicale riorganizzazione della propria vita, in primis della gestione familiare, che sta richiedendo sforzi e sacrifici ingenti.
In un contesto del genere, vivere accanto ad una persona affetta da deterioramento cognitivo può porre di fronte ad ulteriori problematicità trattandosi, generalmente, di individui vulnerabili che necessitano di cure ed attenzioni peculiari. Per tali ragioni, potrebbe essere utile ai caregiver seguire alcuni consigli pratici, forniti da
professionisti del settore, e inerenti l’accudimento di un familiare affetto da demenza in questo particolare momento di emergenza.




• Valutare se sia opportuno informare il proprio caro dell’emergenza Covid-19. In tal senso, è necessario essere sicuri del fatto che egli sia in grado di comprendere cosa sta accadendo e di tenerlo a mente, nonché di comportarsi di conseguenza seguendo gli accorgimenti richiesti dalla situazione. In caso contrario, si rivelerà più funzionale preservalo da informazioni che potrebbero spaventarlo ed agitarlo, rendendo ancor più difficile l’attuazione delle norme di protezione vigenti.
• Poiché non possiamo avere la certezza che il familiare affetto da demenza ricordi e sia in grado di applicare autonomamente le norme igieniche e comportamentali previste, potrebbe essere utile, proporre allo stesso di lavare le mani insieme ad intervalli di tempo regolari, fungendo magari da modello. Al fine di contrastare eventuali reticenze si consiglia di utilizzare toni pacati e di spiegare cosa si sta facendo; anche servirsi di una canzone familiare all’assistito potrebbe rivelasi una strategia vincente. Nel caso in cui la persona provi disagio a contatto con l’acqua corrente, utilizzare soluzioni
alcoliche o salviette imbevute di soluzioni alcoliche.
• Può accadere che la persona non si renda conto di avere dei sintomi quali mal di gola, dolori, febbricola che manifesti uno stato di malessere fisico attraverso il linguaggio non verbale, pertanto è importante prestare attenzione a espressioni di dolore, irrequietezza, irascibilità, andatura più instabile, misurare la temperatura una volta al giorno, in modo rapido e discreto (es. con termometro digitale) e nel caso questa sia superiore a 37,5° contattare il medico di famiglia.
• Mantenere corrette abitudini alimentari e in generale un buono stato di nutrizione. Fai in modo che il tuo caro si idrati a sufficienza. Potrebbe non avvertire la sete e quindi non prendere l’iniziativa di bere da solo.
• Trascorrere le giornate in casa può essere difficile e frustrante, pertanto proviamo ad occupare il tempo con attività piacevoli e lente, in grado anche di garantire un’adeguata stimolazione cognitiva nonché attivazione fisica (ascoltare musica, leggere, colorare mandala, giocare a carte, scacchi, dama, sudoku, parole crociate, completare puzzle, manicure, massaggi, piccoli lavori domestici come assistenza nella
preparazione dei pasti, biancheria, stoviglie, cucito, giardinaggio etc.). In generale organizzare micro progettazioni relative alla giornata ha lo scopo di garantire una routine quotidiana stabile, che aiuti l’assistito a sentirsi più sicuro, utile e lo mantenga attivo da un punto di vista fisico e cognitivo.




• Cerca di dimostrare il tuo affetto in modo meno fisico magari toccando i vestiti e non il viso o le mani del tuo caro, e poi igienizza le tue mani.
• Evita di mettere mascherine se non hai sintomi o fattori di rischio, perché potrebbe spaventare il familiare e rendere più difficile l’interazione. Confrontati col medico di famiglia in caso di dubbi in merito.
• Il contatto umano è sempre fonte di stimolo, tuttavia di fronte a restrizioni così importanti rese necessarie per fronteggiare l’emergenza sanitaria attuale, l’aspetto della socializzazione rischia di essere trascurato, ma la tecnologia può venirci in contro: sono consigliate le video chiamate, anche 2-3 volte al giorno, con parenti e amici che al momento si è impossibilitati ad incontrare. L’anziano difatti può anche rappresentare una risorsa preziosa in questo momento, in quanto spesso testimone di
storie di vita di resilienza e adattamento (i ricordi del passato sono generalmente gli ultimi ad essere intaccati dal deterioramento cognitivo), in questo modo si può assolvere alla duplice funzione di rassicurare e infondere speranza in chi vive questo periodo in maniera ansiosa e di valorizzare l’anziano stesso.
In generale, si consiglia ai caregiver, così come a tutte le persone che si trovano ad affrontare questa emergenza, di dedicare del tempo anche alla gestione delle proprie emozioni negative associate a pensieri automatici disfunzionali i quali influiscono sulla percezione della realtà. Un buon metodo consiste nel riconoscere questi
pensieri negativi (es: non avrò la forza di gestire le problematiche di mio marito rimanendo perennemente chiusa in casa da sola) cui si associano emozioni negative (es: mi sento molto spaventata) e nel provare ad osservarli e lasciarli andare senza tentare di nasconderli o scacciarli, considerandoli semplicemente per ciò che sono, ovvero pensieri, che in quanto tali non possono farci del male; in alternativa potrebbe anche essere utile,
in certi casi, cercare di sostituire questi pensieri negativi con altri più funzionali e alternativi (es: questa è una situazione che richiede un riadattamento, lo è stata anche la malattia di mio marito all’inizio, sono riuscita a riorganizzarmi allora, posso farcela anche adesso). Un consiglio pratico è anche quello di provare ad utilizzare
tecniche di rilassamento (es: tecnica del respiro lento e regolare) e in generale, pur nella gestione del familiare, cercare di ritagliarsi del tempo per prendersi cura di se stessi, dedicandosi ad attività piacevoli.
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Dottoresssa Giulia Scrofani
Psicologa, esperta in neuropsicologia
Bibliografia:
https://www.ordinepsicologiveneto.it/ita/content/coronavirus-demenza-e-anziani-1; Lodovica Vendemiati,
Coronavirus. Ordine degli psicologi: Ansia? Un anziano può aiutarvi. Difesa del popolo;