Leoni da tastiera in gabbia: calano gli insulti, arrivano le condanne

Libertà di parola ed insulto, il confine è netto

Quattrocento ore di lavoro socialmente utile a titolo gratuito, succede a Modena, causa frasi razziste – con riferimenti a campi di concentramento e fuoco – nei confronti di famiglie d’origine straniere. Oltre a ciò il giudice ha disposto l’obbligo d’offerta di risarcimento, insomma un cattivo affare per chi confonde la libertà di parola con l’insulto.

Molti sui social sono convinti di poter scrivere ciò che desiderano, anche andando sul pesante, per poi trincerarsi dietro alla non convincente tesi “della libertà d’opinione e parola”.

Chi invoca, spesso per omettere insulti, la libertà d’espressione del pensiero, riferiti a politici, giornalisti, attori, cantanti o cittadini comuni, deve tener presente questi numeri : 11409. Queste cifre sono riferite alla sentenza emanata dalla Cassazione nel marzo 2015 : “Il riconoscimento del diritto di critica tollera giudizi anche aspri sull’operato del destinatario delle espressioni, purché gli stessi colpiscano quest’ultimo con riguardo a modalità di condotta manifestate nelle circostanze a cui la critica si riferisce; ma non consente che, prendendo spunto da dette circostanze, si trascenda in attacchi a qualità o modi di essere della persona che finiscano per prescindere dalla vicenda concreta, assumendo le connotazioni di una valutazione di discredito in termini generali della persona criticata”



Diffamare (attenzione ai commenti riguardanti la dignità terza, sprovvisti di prove, come “non lavora, è razzista, è un ladro, etc), insultare in generale, augurare morte o stupro non è libertà d’opinione, pensiero o parola ma un reato. Inoltre attenzione all’aggravante, sia il colore della pelle, religione, dignità professionale, orientamento sessuale, accentuano il reato commesso.

Anche un profilo falso da cui “bombardare” con insulti non serve più a molto, Polizia Posta e maglie stringenti dei social hanno portato alla chiusura (a volte cin sanzione) di migliaia d’ account fasulli.

Tra i politici più bersagliati sui social troviamo Laura Boldrini e Matteo Salvini, oltre a Matteo Renzi. Questi subiscono attacchi continui ed insulti d’ogni genere da parte delle schiere di tifosi politici virtuali. A volte scatta il meccanismo un po’ perverso di denuncia d’insulti a cui si risponde con altrettante gogne mediatiche e social e non si finisce più se non in tribunale. Una pratica bipartisan che porta ad una vera e propria social war, quasi infinita e spesso stucchevole tra odiatori ed odiati che spesso arrivano al punto in cui si confondono. Emergono solo insulti e nessuna argomentane. Del resto l’insulto personale, o della sfera privata, rappresenta il rifugio di chi non ha nulla da esprimere.

Ecco una carrellata di reati (da La Legge per tutti)

– “Like” e post offensivi su Facebook: come dimostrato in diversi casi, se le offese avvengono tramite social, e in particolare Facebook, si può configurare l’aggravante della “pubblicità” dell’offesa, che rimane leggibile da più persone (punita con la reclusione fino a 7 anni).

– Tempestare di messaggi: nel momento in cui si inviano troppi messaggi a un destinatario che non desidera riceverli, si può profilare il reato di minacce, stalking (con pena fino a 7 anni) o atti persecutori. Lo stesso vale se il destinatario arriva a dover chiudere il proprio profilo social per non ricevere offese, insulti o comunque messaggi sgraditi.

– Rubare la password del partner: nel momento in cui si arriva a sottrarre la password di accesso ai social del proprio partner o amico/a si rischia il reato di accesso abusivo a sistema informatico.

– Creare un falso profilo per “spiare” l’ex: è un caso analogo a quello precedente e accade quando si crea un falso profilo con cui mettersi in contatto con l’ex per poterne controllare l’attività, le amicizie, ecc. In questo casi il reato può essere sostituzione di persona per aver falsificato la propria identità.

Attenzione anche alla gestione dei gruppi social, spesso vere e proprie pistole fumanti…

Per quanto riguarda l’amministratore del gruppo, la giurisprudenza ha sottolineato come una responsabilità in capo allo stesso sia configurabile solo se questi possa controllare il contenuto dei messaggi prima che gli stessi vengano visualizzati da tutto il gruppo.

In caso contrario, quindi, se gli utenti sono perfettamente liberi di scrivere ciò che vogliono e l’amministratore del gruppo visualizza il contenuto solo a messaggi già inviati, come tutti gli altri partecipanti al gruppo, non si potrà pretendere che vi sia per lui una responsabilità, per il solo fatto di essere l’amministratore. (Brocardi.it)

Attenzione anche alle recensioni  (QUI il nostro speciale https://www.bznews24.it/cronaca/tra-recensione-e-diffamazione-tracciamo-confine/?fbclid=IwAR25czhm3g61zyW1AerE2Y9eVOAXKmObYPuYDH2mEeocm_-aSPreeavJF5A ) che non possono essere esplicite per chi iscritto all’Albo professionale. Il giornalista quindi non può scrivere “questo posto è caro o sporco” in un regime di comunicazione in cui s’esprime giudizio pubblico. Può riportare, ovviamente, eventuale notizia di recensione (con fonte esplicita).

 

Marco Pugliese

 

 

 

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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