La convivenza con il virus è un falso mito: lo dice la matematica

BOLZANO. La dea del caos: modelli matematici e varianti, salta il banco? No, possiamo farcela, serve complessità. La Teoria della Complessità, infatti, è una strategia di pensiero che può portarci fuori dallo scenario sanitario che ormai ci martella da un anno, servono organizzazione logistica, tempestività, nervi saldi e molta pazienza.

Esiste una possibilità matematica che lo scenario che stiamo vivendo possa attenuarsi fino ad una quasi normale vita, ovviamente ci vorrà qualche anno a livello mondiale, questo perché la Terra conta miliardi d’abitanti. Il virus lo si abbatte con l’immunità di gregge, con questo approccio la trasmissione è azzerata ed in non molto tempo si può chiudere una partita che ad oggi possiamo valutare a due quarti del percorso. La prima parte, quella del primo semestre 2020, è stata superata con qualche fatica a livello mondiale (i dati reali li conosceremo tra qualche anno, soprattutto perché in alcuni Stati i calcoli non è possibile farli in tempo reale). Il secondo quarto, capitolo vaccini, ha incontrato difficoltà. Il terzo quarto appare ancora lontano, immunità di gregge e scenario in alcune parti del mondo discretamente mondiale, l’ultimo quarto arriverà tra qualche anno, una stima tra tre e cinque secondo i modelli previsionali americani, russi, cinesi e giapponesi. La stima per l’Italia è di due anni, il 2021 ancora in trincea, il 2022 con restrizioni sempre più minime, ma in tutto questo schema le frontiere non sarà possibile tenerle aperte per viaggiare (se non verso quei paesi considerati sicuri).

Immunità e velocità

Tralasciando la “dinamica” della pandemia in ogni singola città o comunità, la frase “dobbiamo anticipare il virus”, diventa fondamentale. Non è una frase fatta, a livello matematico predittivo (non useremo formule per comodità di lettura), la velocità combinata all’immunità ci permetterebbe di bloccare i focolai in anticipo. L’immunità dei guariti è stimata in circa sei mesi, quella dei vaccinati in circa otto (attenzione però i vaccini mRna Pfizer e Moderna chiedono due dosi, in caso d’infezione nel mezzo è un guaio, motivo per cui gli accorgimenti sono necessari) quindi è statisticamente plausibile che un Paese come l’Italia completi l’immunità in circa nove mesi a partire da ora, soprattutto nel momento in cui sarà disponibile il vaccino italiano, monodose e prodotto in loco. La velocità di somministrazione diventa fondamentale, più Paesi raggiungono l’immunità di gregge (76,5% della popolazione circa secondo i modelli vaccinali standard) e prima si torna alla normalità, altre soluzioni attualmente non ne abbiamo.

La convivenza con il virus è un falso mito, matematicamente non praticabile

“Dobbiamo convivere con il virus”, quante volte lo si è visto scritto o lo si è sentito in televisione? Sappiate che quest’approccio non è tollerabile a livello sanitario da nessun paese al mondo. Un virus lasciato in libertà porterebbe in poco tempo il sistema sanitario pressione estrema, in pratica diventerebbe complicato curare anche la routine, con personale sempre più stremato o malato. Inoltre le squadre per la terapia intensiva richiedono cinque anni d’alta formazione, non bastano “i posti” come spesso erroneamente le statistiche ci riportano, servono medici specializzati e in condizione di lavoro non troppo oltre lo standard. I falsi miti fanno solo perdere tempo e distolgono l’attenzione dal problema, servono protocolli compatti nella fase di ripresa (ed aiuti economici ingenti a scaglioni d’apertura, la vita lavorativa è altrettanto importante). Il 20% di chi contrae il Sars-Cov2 necessità d’assistenza sanitaria o s’aggrava, la contagiosità è il vero problema, la mortalità. Le cure con i monoclonali paiono efficaci, ma la Germania ha speso 400 milioni per dosi da 2000 euro l’una, o ci si accorda a livello mondiale o sarà impossibile rendere efficaci per le masse tali soluzioni.

L’intelligence per combattere il virus

Serve “intelligence” per combattere il virus, sembra una battuta, in realtà non lo è. La prevenzione blocca la trasmissione e l’eventuale decorso esponenziale, il virus va monitorato ed isolato nel momento in cui il focolaio è individuato. In questo caso i modelli matematici sono complementari ad app di tracciamento, screening di massa e controlli a tappeto per eventi che nel frattempo potrebbero riprende nel rispetto di certi protocolli.

Il modello SIR di Kermack e McKendrick sconfitto dalle varianti?

La sconfitta dei modelli matematici che usiamo da quasi cento anni per descrivere il propagarsi delle epidemie potrebbe non essere impossibile. I modelli attualmente derivano dal modello proposto da Kermack e McKendrick nel 1927. Anche se il modello contiene ipotesi chiaramente irrealistiche, i concetti introdotti tramite tale modello risultano essenziali per fornire una prima intuizione sulla dinamica delle epidemie, intuizione che rimane confermata in modelli più complessi, sia pure con numerose modifiche.

Tale modello prevede la divisione della popolazione in compartimenti, quello dei suscettibili, S, gli individui sani che possono essere infettati, gli infetti e i rimossi R, compartimento che comprende coloro che sono guariti e immuni e (nella trattazione originale) anche coloro che sono morti per la malattia. Questo schema però non prevede la reinfezione e soprattutto fu teorizzato in una società non globalizzata, oggi sappiamo che chi abita in Australia, per ipotesi, in 72 ore può infettare persone in tre continenti. Nel 1918 con la Spagnola, in un modo non ancora globalizzato ma abbastanza sinergico, la pandemia fu devastante. La R di rimossi potrebbe venire meno e rendere i modelli inutili, la variante brasiliana ha reinfettato il 44% della popolazione della città di Manaus dopo che quella tradizionale era arrivata al 72%.

Quanto scritto sopra va evitato, non abbiamo ancora una tecnologia “di massa” per creare modelli caotici applicabili nella nostra quotidianità. Tali modelli sono creati estrapolando da Big Data informazioni che l’intelligenza artificiale filtra escludendo un numero elevatissimo di variabili, di fatto abbassando l’errore predittivo, incrociando poi i dati tracciamento. Questo sistema prevede calcoli con super computer a tecnologia Qbyte, ovvero matematica e fisica quantistica. Riassumendo: i quantum bit hanno alcune proprietà che derivano dalle leggi della fisica quantistica come, la sovrapposizione di stati (possono essere contemporaneamente 0 e 1) grazie alla quale si possono fare calcoli paralleli anziché sequenziali come avviene oggi con la capacità computazionale dei computer “tradizionali”. In pratica velocità di calcolo definibile come “infinita” o quasi. Più calcolo, meno margine d’errore, più previsione.

Questi modelli di computer sono in fase di studio dagli anni’ 80 del secolo scorso, grazie a questi studi abbiamo dei satelliti (creati da SpaceX) che doteranno le missioni lunari (Artemis) e poi marziane della rete internet. Gli astronauti potranno mandare un messaggio istantaneo via app di messaggistica nel prossimo futuro.

Studi di questo tipo possono aiutarci a prevenire pandemie (da mettere in conto, la popolazione della Terra è arrivata a numeri al limite della sostenibilità, ciò causa il salto di specie, il genere umano occupa territori un tempo disabitati) ma ad oggi sono abbastanza acerbi.

Il caos a livello matematico è una forma d’ordine non sequenziale, in questo momento il Sars-Cov2 è caotico e possiamo fermarlo con tanta dedizione studio della complessità, la superficialità illude e soprattutto prolunga questo stato, che scriviamolo pure, è pesante per tutti.

Marco Pugliese, Unione Giornalisti Scientifici-Ugis