Il Mes spiegato in modo semplice

BOLZANO. Il Mes (meccanismo europeo di stabilità) è un fondo (quindi pensate ad una gestione bancaria, lo si legge sul sito) che presta soldi a tassi bassi, detta volgarmente. Questa potrebbe essere una nota positiva ma il prestito è vincolato a scelte di bilancio (da parte della Commissione, lo trovate sul sito) oltre a verifica.

Tradotto : le scelte economiche future di bilancio italiano saranno “al vaglio” e vincolate a politiche d’austerità (logica conseguenza, applicando i rigidi parametri del deficit)

Con il Mes aumenterà il debito (non investendo è una logica conseguenza) e quindi saremo ancor più costretti a non applicare politiche keynesiane (dove il deficit viene recuperato con l’investimento), andando a rinunciare a segmenti strategici pubblici (rischiamo di svendere asset)

Il tutto per una cifra lontanissima dai nostri volumi, ovvero 37 miliardi.

Esempio pratico del mondo neoliberista

Lo zio Pippo ha una vecchia Pizzeria (gestita in famiglia), ha bisogno di 40.000 euro per estinguere il mutuo e le chiede al Mes.

Il Mes eroga allo zio Pippo le 40.000 euro a tassi molto bassi, ma lo vincola ad una spesa annua con un tetto che in progressione triennale deve passare da 100.000 a 70.000. Lo zio Pippo perde attrattività perché deve rinunciare a rinnovare il locale, le spese sarebbero a debito. Il calo di clientela lo costringe a licenziare parte del personale (tra cui un cuoco, abbasando la qualità dei prodotti) ed in tre anni si ritrova con una pizzeria sempre più vecchia (che non può vendere e nemmeno restaurare).

Vicino alla Pizzeria apre una Pizza al taglio nuova di zecca che investe su personale ed attrattività. I residui clienti portano lo zio Pippo a chiudere e cedere all’ attività al Mes per non incorrere in un ulteriore salasso. Il Mes però non ha interesse a restaurare e si fa liquidare l’immobile all’asta (che ha mantenuto un valore di mercato discreto) proprio dalla nuova Pizza al taglio che però, essendo di una multinazionale, punta a personale precario e pagato ai minimi e al taglio lineare delle spese per incrementare i guadagni e standardizzare la qualità (verso il basso).

Nel mondo keynesiano invece allo zio Pippo lo si aiuta con una partecipazione statale a fondo perduto che da una parte genera deficit, poi recuperato con la liquidità dei guadagni aumentati grazie a restauri ed aumento di personale. Dopo tre anni la Pizzeria dello zio Pippo e quella al taglio sono entrambe floride e specializzate verso il tipo di clientela più congeniale.

Trovo bizzarro persone di sinistra (quindi keynesiane) che dovrebbero promuovere il capitalismo progressista (e che esultano a vittorie socialiste in Europa…) dell’ ibrido societario stato-privato (Mattei-Gardini) si mettano a ballare per un prestito vincolato a bilancio come nei migliori approcci neoliberisti, antitesi dell’ideologia stessa della sinistra progressista, riformista e soprattutto socialista…

Vorrei evitare la nostra Italia finisse a compare prodotti all’estero perché priva d’industria e manifattura (ora sesta al mondo) formata da quelle Pmi che sono la nostra spina dorsale e che non stiamo aiutando…

Marco Pugliese




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