Il manoscritto più famoso (ed incomprensibile) del mondo

Un manoscritto che rappresenta, al contempo, una sfida e un mistero affascinante. Il Codice di Voynich è stato studiato da moltissimi esperti ma ancora oggi il suo contenuto resta un’incognita globale

Per secoli ha appassionato studiosi di tutto il globo, poiché il manoscritto (o codice) Voynich è stato studiato da moltissime persone, ma ancora oggi il suo contenuto resta un mistero per il mondo (come lo è stato a lungo quello della mummia urlatrice che vi abbiamo raccontato in questo articolo).

Nel lontano 1912 un collezionista di libri rari, tal Wilfrid Voynich di cui trovate qui la storia, era venuto a sapere di un misterioso manoscritto contenuto in un baule nella scuola dei Gesuiti di Mondragone a Frascati. Si trattava di un piccolo volume, di circa 18 X 27 cm, composto da 204 pagine, scritto nella consueta calligrafia medievale. Oltre al testo, scritto in cifrato, il manoscritto conteneva anche numerosi disegni di piante, diagrammi astronomici e corpi umani. Era accompagnato da una lettera, in cui si diceva che il libro era passato nel corso degli anni di mano in mano, e che molte persone avevano tentato di decifrarne il testo, ma senza successo.

Ad una prima occhiata, il manoscritto sembra solamente un trattato di botanica e astronomia medievale, e Voynich (da cui il manoscritto prese il nome) decise di farne delle copie e distribuirle a chi volesse tentare di capire cosa ci fosse scritto. Come prima cosa bisognava cercare di comprendere la lingua: latino, inglese medievale, oppure lingua d’Oc? Gli specialisti trovati da Voynich si impegnarono a fondo, ma nessuno riuscì a venirci a capo. Visto il grado di difficoltà, il testo cominciò ad ottenere grande fama tra gli studiosi, e persino la Biblioteca Vaticana si mise a disposizione per un aiuto nella traduzione, ma invano.

QUELL’INTERPRETAZIONE POI SMONTATA

Nel 1921, un professore dell’Università della Pennsylvania, William Romaine Newbold, annunciò di essere riuscito a tradurre il bizzarro manoscritto, affermando che altro non si trattava che di uno straordinario testo scientifico attestante che Ruggero Bacone (famoso filosofo e scienziato inglese del 1200) era un genio incomparabile. Successivamente, Newbold andò a descrivere il complicato sistema con cui era riuscito a tradurre il manoscritto. Subito però intervenne uno dei più grandi esperti di crittografia, David Kahn, che smontò senza troppe difficoltà la soluzione di Newbold. Secondo Kahn, usando il metodo di Newbold era possibile creare un’infinità di possibili decrittazioni, e che quindi sapere quale fosse quella corretta era praticamente impossibile.

Negli anni seguenti altre persone affermarono di essere riusciti a tradurre e comprendere il manoscritto. Nel 1933 il dottor Leonell C. Strong affermò che il testo era un erbario scritto da un inglese, e che inoltre conteneva una ricetta contraccettiva che sembrava funzionare abbastanza bene. Strong però non rivelò mai il metodo con cui era riuscito a tradurre il testo, e perciò non fu preso in considerazione dalla comunità scientifica.

Nel 1960 il testo passò nelle mani dell’antiquario Hans Kraus, ma visto che i tentativi di tradurre il manoscritto si rivelavano un fallimento, nel 1969 decise di donarlo all’Università di Yale, dove si trova ancora oggi, in attesa di qualcuno che possa scoprirne i segreti.

Samuel Girolametto