Ecografie in un bigliettino e parto in solitaria: la maternità in Alto Adige raccontata dai genitori

BOLZANO. Mettere al mondo un bambino è sempre un passo importante nella vita di due persone. Un cammino lungo nove mesi, fatto di grandi emozioni e qualche incertezza verso il futuro. Vista l’emergenza Coronavirus, abbiamo contattato delle future mamme per capire come stanno vivendo la gravidanza tra vantaggi, svantaggi e possibili paure di questo periodo.

Alessia Rossi, al quinto mese, racconta che: “Tutto sommato, la gravidanza, sta andando bene. Le uniche difficoltà sono nel fatto che sentivo il bisogno di camminare, fino a poco tempo fa non era possibile, e nelle visite, dove il papà non può essere presente. Si perde il rumore del battito e le ecografie, anche se ostetriche e ginecologhe sono sempre molto carine e danno la possibilità di registrare il battito. Racconta nel dettaglio alcuni controlli: “L’ostetrica, alla prima visita, mi ha detto che capiscono il momento e che, anche se sono lontani, fanno in modo che i papà possano sentirsi vicini virtualmente. Mi ha fatto registrare il battito ed è stata un’emozione fortissima, quasi scendeva qualche lacrima. Quando invece ho fatto la visita morfologica, circa due settimane fa, sono stati davvero gentili a rispettare la mia richiesta di non dirmi il sesso ma di scriverlo su un bigliettino, in questo modo io e il papà abbiamo potuto scoprirlo insieme”.
Dal fogliettino del medico, molto romantico e anacronistico, Alessia e il suo compagno sono passati a registrare un video, da spedire poi su Whats App, per comunicare ad amici e parenti il sesso. Cosa ha provato il tuo compagno a non poter assistere a un momento così importante? “Si è sentito messo in disparte e ci è rimasto male”. Le chiediamo inoltre se ci sono delle paure nel mettere al mondo un bambino in un momento di pandemia globale: “Paure no, ma c’è l’agitazione di non sapere come si svilupperà questa situazione. Non è comunque un periodo tranquillo. Da futura mamma mi spaventa il fatto di non poter avere vicino la mia famiglia e di non avere il supporto di parenti e amici. Spero che non sarà solo un supporto virtuale ma spero che ci sia anche quello fisico, spero non manchi”.

sARA rOSSI
Sara Di Sarò con il marito Mattia

Imminente il parto per Sara Di Sarò, all’ottavo mese di gravidanza. Le chiediamo quindi se affrontarlo in questo periodo possa fare maggior paura: “L’unica cosa che mi preoccupa un po’ è se mio marito non potesse essere presente per darmi il suo sostegno e dover affrontare le cose da sola”. Per quanto riguarda la gravidanza ammette che: “Nonostante la situazione, procede abbastanza bene. Sono una che tende a vivere le cose con serenità e poca ansia, questo sicuramente aiuta. Il papà è un po’ più preoccupato di me, però anche lui senza grandi ansie”. Tra le difficoltà riscontrate: “C’è un po’ di confusione e destabilizzazione perché è stato cancellato un po’ tutto quello che avevamo programmato: dal corso preparto agli incontri in ospedale, fino agli acquisti. Ma è stato cancellato anche il fatto di godersi la maternità e avere un po’ di tempo per sé, o stare in famiglia e con gli amici”. Per quanto riguarda le visite: “Sono tutte garantite, io poi sono seguita da un ginecologo privato e quindi è tutto regolare. È cambiato che bisogna avere mascherine e guanti e i papà non sono ammessi, questo è un po’ un peccato. L’ecografia e i controlli sono sempre un momento bello e piacevole, ora – però – bisogna andarci da sole. Per quanto riguarda la parte informativa, i corsi preparto sono online, con orario ridotto, e in videochiamata anche se così non sono sicuramente la stessa cosa”. Come ha reagito il compagno all’impossibilità di essere presente a questi momenti importanti? “Dispiaciuto, sicuramente dispiaciuto”.
Alla scoperta del sesso del bambino, un maschietto in questo caso, anche Sara si è ingegnata per rendere partecipi marito, parenti ed amici: “Semplicemente ho comprato un palloncino con dentro i coriandoli colorati. Mio marito non era presente all’ecografia e così ha aperto questo palloncino per scoprire il sesso del bambino, io l’ho filmato e poi abbiamo mandato il video a parenti e amici”. Infine le chiediamo le sue paure nel mettere al mondo un bambino in un momento così delicato: “Sicuramente le certezze che c’erano prima non ci sono più e quindi anche le cose più banali possono preoccupare maggiormente. Le preoccupazioni dei neogenitori ci sono sempre ma in questo periodo sono un po’ amplificate”.

Molto più serena Maria Reyes, al sesto mese: “La sto vivendo benissimo. Nessuna preoccupazione, al contrario mi sento molto rilassata. Anche il fatto di essere a casa, sia io che mio marito, ci dà molta tranquillità. Vediamo, insieme, la pancia crescere, è una bella esperienza per il momento. Nonostante tutto quello che sta succedendo non ci lamentiamo, abbiamo cercato il lato bello e positivo del poter stare a casa insieme nel corso della gravidanza. Anche lui è molto contento e tranquillo”. Per quanto riguarda le visite e le difficoltà dice: “Da parte mia non ho avuto nessuna difficoltà. Ho avuto le visite regolari dal mio medico e tutto è andato regolarmente. Forse il fatto che la data del parto sia ad agosto mi rende più tranquilla. Magari l’unica cosa è di non potermi muovere e fare un po’ d’esercizio, non riuscire a camminare, questa è la cosa che mi manca di più. Inoltre il fatto di essere a casa senza nessuno stress o l’obbligo di uscire per andare o tornare dal lavoro mi dà maggiore tranquillità. Non mi preoccupo o angoscio per la situazione”. E continua: “Le visite non sono cambiate, ad eccezione del fatto che prima poteva accompagnarmi mio marito. Dall’ultima, però, il medico mi ha chiesto di andare da sola, per precauzione. L’unica differenza è questa. Per il resto tutto regolare, almeno io vado da un medico privato ed è tutto normale”. Come ha reagito tuo marito all’impossibilità di accompagnarti? “Con un po’ d’ansia, vedere l’ecografia e il feto che si sviluppa era un’emozione anche per lui. Con questa restrizione, per motivi di sicurezza, è di sicuro un po’ triste ma capiamo la situazione e fa parte dello sforzo che dobbiamo fare tutti”. Sul sesso del bambino vogliono farsi sorprendere, mentre sulle paure future dice: “Personalmente non c’è nessuna paura. La pandemia ci preoccupa su come cambieranno le relazioni fra le persone ma siamo molto fiduciosi. Fare un figlio è come fare una rivoluzione, quindi dipende da come noi presenteremo il mondo al nostro futuro bambino”.

Yuri
Yuri Mosconi

Infine abbiamo contattato un neopapà, Yuri Mosconi, che non ha potuto assistere al parto ma ci ha raccontato che cosa si prova a diventare un padre: “E’ un’emozione grandissima e indescrivibile. Una cosa che se uno non la prova, non può capire”. E diventare papà ai tempi del Covid19 cosa significa? “Purtroppo non ho potuto assistere al parto, in quanto hanno chiuso il reparto ai papà, sia per la visita che per il supporto al parto. È una cosa molto brutta perché è un momento davvero delicato, in cui una mamma avrebbe bisogno del supporto completo del marito o del compagno e io purtroppo non ho potuto supportare mia moglie. Mi hanno tolto una parte che non potrò più riavere e non potrò più provare, se non con un secondo figlio, ma comunque mi mancherà per il primo. È una cosa che non avrebbe nemmeno un valore economico, anche se dovessero decidere per un rimborso, niente potrebbe ripagarmi di quello che ho perso”. Quando l’hai scoperto come l’hai presa? “Male ma non ho potuto far vedere a mia moglie che la cosa mi aveva abbastanza sconvolto. Ho dovuto tenere duro per darle, nelle possibilità che avevo, supporto”. Tua moglie, invece, come l’ha vissuta? “I primi giorni sono stati parecchio duri perché avrebbe voluto che fossi vicino a lei per supportarla. Era convinta che così tutto sarebbe andato male. Invece devo dire che le ostetriche, anche loro in disaccordo con la decisione di non far entrare i padri, l’hanno trattata davvero con i guanti”. Yuri ci parla anche delle paure maggiori di quel giorno: “Il fatto di non sapere cosa stesse succedendo e di non poter essere lì, è stato preoccupante. Non sapevo cosa succedeva, se stavano bene o meno. Ho ricevuto la chiamata quasi un’ora dopo il parto, erano le tre di notte, e fino a quel momento non sapevo assolutamente nulla. Ho dovuto aspettare che mi chiamassero e mi dicessero che tutto era andato per il meglio, per fortuna è andato tutto bene”. Gli chiediamo infine se ci sono delle difficoltà a vivere con un neonato in quarantena e in questo momento difficile: “Assolutamente no, sono talmente piccoli che – per fortuna – non si rendono conto di quello che sta succedendo. Comunque adesso anche un po’ di aria la possono prendere. Vedo maggiori difficoltà per i genitori che hanno bambini un po’ più grandicelli e non possono portarli fuori a giocare. Prima che nascesse avevo un po’ di paura per la situazione, ora no. Forse perché avendolo fisicamente a casa sono consapevole di poterlo proteggere, evitando il contatto con altre persone. Nella speranza che questa faccenda finisca il prima possibile, le mie preoccupazioni non sono relative al virus ma sono quelle di tutti i genitori, ovvero che il bambino cresca bene, che non abbia nessun tipo di problema e che si possa dargli tutto ciò di cui ha bisogno, sempre”.

Stefano Rossi