Dentro la trincea dell’Anestesia a Bolzano: “Così lottiamo al fianco degli intubati”

BOLZANO. Anestesia è la prima frontiera della lotta al Coronavirus a Bolzano. A raccontarci questa battaglia è un anestesista del San Maurizio. “Le nostre sale operatorie sono state chiuse, isolate con dei muri di cartongesso e rappresentano la zona dove trattiamo tutti i pazienti intubati presenti nel capoluogo”.
E il Reparto di Rianimazione?
“Collaboriamo costantemente e molto bene con loro ma è stato scelto di lasciare al Reparto la rianimazione gergalmente chiamata pulita. Assistono i pazienti con attacchi cardiaci, emorragie cerebrali o altre urgenze che, ricordiamolo, continuano ad esserci. Per fortuna sono diminuiti i politrauma da sci con la chiusura degli impianti”
Come è organizzata, dunque, la terapia intensiva da Covid?
“Fino a ieri avevamo sette pazienti distribuiti nelle sale operatorie. Solo la mamma che ha partorito è stata mantenuta altrove per permettere una maggiore collaborazione con il reparto che sta curando il figlio. Abbiamo rivoluzionato i turni, siamo anche cinque per notte ma è dura riuscire a tenere un ritmo che si sta sempre più elevando. Diciamo che noi possiamo garantire almeno una decina di pazienti poi bisognerà ampliarsi altrove”
In Dermatologia e Geriatria?
“No, quelle sono state predisposte per i pazienti ricoverati senza bisogno di essere intubati”
E la nuova clinica?
“Possiamo anche aprirla a tempo di record ma il punto è un altro. Con quale personale? Non si possono mandare persone che non abbiano esperienza a seguire questi pazienti. Per intubare una persona serve un team di un medico e due infermieri. Poi c’è tutta l’assistenza. Il nodo da risolvere è questo. Si era anche parlato del Palaonda ma bisogna garantire gli attacchi dei gas. Trovare un posto può anche non essere così complicato ma la vera difficoltà è farlo funzionare”
Come si assiste un paziente intubato?
“E’ un assistenza da rianimazione con controlli continui di pressione e frequenza cardiaca. Alcuni vanni mossi, messi proni e poi ogni paziente può avere la sua specificità. Si tratta, però, di una cura molto individualizzata per questo necessita di risorse. Senza contare che parliamo di pazienti spesso anziani che restano intubati per 2-3 settimane. Tantissimo”

 



I dispositivi di sicurezza per voi sono sufficienti?
“Sì, fino ad ora non abbiamo avuto problemi di approvvigionamento. Quando finiscono andiamo in magazzino a prenderli. Non so, però, quante siano le scorte. Purtroppo in altri reparti hanno avuto qualche problema con le mascherine chirurgiche. Dobbiamo tenere tutto sotto chiave perché c’è sempre chi ne sottrae qualcuna per i parenti o qualcun altro di esterno all’ospedale. Purtroppo succede anche da noi”
Avete paura?
“Chi tra noi è più giovane lavora con maggiore paura addosso. Parliamo di persone con esperienza breve, molti con famiglie e bambini piccoli. Dal punto di vista umano è assolutamente comprensibile”
Che prospettiva avverte in tutta sincerità?
“Questi pazienti sono ancora quelli contagiati prima della grande serrata. Tuttavia la mia personale sensazione è che prima di maggio non ne saremo fuori e rischiamo di tornarci dentro ad ottobre se nel frattempo non avremo trovato il modo di fermare Covid. La speranza che abbiamo tutti è che il Coronavirus si comporti come tutte le influenze andando a scemare verso l’estate ma, attenzione, perché in autunno potrebbe tornare. Ammesso e non concesso che il caldo la disturbi. La gente che esce fuori da casa con leggerezza deve capire quanto sia importante restare nel proprio alloggio e fermare in ogni piccolo gesto il contagio. Far finta che la situazione non sia seria o permetta delle licenze è da irresponsabili”.
Alan Conti


Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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