Covid, Terapia Intensiva al 6%: il Sistema Sanitario italiano regge in attesa dei Dpcm

BOLZANO. L’ Italia, nonostante anni di tagli dovuti a politiche neoliberiste (taglio della spesa pubblica in nome di un debito pubblico che non genera crisi, ma ne parleremo a parte) rimane dotata di un sistema sanitario quarto al mondo (dati Bloomberg) e si lascia dietro Germania, Svezia, Francia, Paesi dalla sanità pubblica consolidata. I problemi italiani sono noti a livello strutturale, soprattutto al sud, ma il sistema nel complesso regge ed è competitivo (non tutti possono vantare strutture come lo Spallanzani). Mancano fondi e sarebbe auspicabile s’investisse il più possibile, al netto di quel Mes sanitario che di fatto i trattati non contemplano e dai volumi bassi. Ci vuole chiarezza: servono investimenti keynesiani, a deficit e senza parametri. (sotto la tabella di Bloomberg)

Le terapie intensive

In Alto Adige nel pre Covid eravamo a 37 posti, durante il picco 187, ora disponiamo di 55 posti. Partiamo dai numeri, quelli che servono a farci capire quanto il monitoraggio sia importante: il 13 aprile 2020, in pieno picco pandemico in Italia, avevamo 9463 posi in TI, nello scenario pre Covid 5179 ed oggi 6458 con possibilità d’arrivo a 10.000 (in sei mesi le abbiamo quasi raddoppiate, dati ISS).

Dal contatto con il positivo ai primi sintomi passano circa 8-10 giorni. I dati che commentiamo oggi di fatto sono riferiti ai contagiati di circa 8-10 giorni addietro. Questa la sintesi e l’iter di un paziente che s’aggrava : Primi sintomi —> richiesta tampone —> tampone positivo —> dopo cinque giorni il paziente, che prima apparentemente stava bene, inizia a far fatica a respirare —> ricovero in malattie infettive e da lì dopo diversi giorni finisce in terapia intensiva. I risultati di oggi riguardo le terapie intensive saranno visibili 10-15 giorni. Chi va in terapia intensiva ci resta per qualche settimana (anche più in tempo), non sicuramente un giorno, quindi queste vanno a saturarsi, visto che in terapia intensiva non finiscono solo i malati Covid. Ovviamente gli incidenti, ci saranno, come gli infortuni sul lavoro, oltre ad interventi importanti calendarizzati e necessitano di terapia intensiva successivamente. Ad oggi abbiamo 390 persone in terapia intensiva in tutta Italia, se ad esempio, avessimo necessità per 30 persone al giorno da qui al 31 gennaio 2021, il 1 febbraio avremmo 3770 pazienti su 9500 posti disponibili, ma il numero va contenuto per rimanere a livello di sicurezza e stare tranquilli.

La tabella completa (Fatto Quotidiano, dati Istituto Superiore della Sanità)

Il dato internazionale che preoccupa Cts e Sistema Sanitario Nazionale è quel 20% di contagiati (durante il picco il 48%) che necessita di supporto sanitario, il vero nocciolo della questione, visto che a marzo a “stressare” gli ospedali fu l’enorme mole di ricoverati. Questo dato rimbalza anche sulla routine ospedaliera, di fatto penalizzando le altre patologie, visto che il personale è indirizzato ed utilizzato per l’emergenza. Va precisato quindi che le altre patologie non solo continuano ad esistere, ma rappresentano una sfida organizzativa e di puro intervento non di facile soluzione.

Il DCPM in arrivo, verso un modello alla tedesca?

Nel nuovo DCPM si pensa a velocizzare lo screening tramite test salivari (anche nelle scuole), ridurre la quarantena a dieci giorni (in Francia sono sette) ed un solo tampone per uscire dalla quarantena preventiva. Puntare quindi sui test detti antigenici (con % più basse d’affidabilità) per snellire il sistema. Oltre a ciò eventuali lockdown localizzati con un Rt a 1,5.

Marco Pugliese

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