Controlli con il drone, lo strano dietrofront di Bolzano

BOLZANO. “Se volevate utilizzare il drone per i controlli bastava chiederlo al Ministero”. È stata più o meno questa la frase che il prefetto Vito Cusumano ha pronunciato durante la riunione del comitato per la sicurezza in Alto Adige l’altro giorno. Come noto qualche giorno fa il Comune di Bolzano aveva annunciato con un comunicato stampa di essere pronto, tramite la polizia municipale, al controllo aereo per evitare assembramenti (più visibili dall’alto). Tutto preparato (permessi Enac compresi) per la sperimentazione poi è arrivato il freno del Ministero dell’Interno in attesa di nuovi chiarimenti normativi. Da lì in poi la situazione si sarebbe comunque sbloccata e per avviare il drone sarebbe stata necessaria la richiesta di autorizzazione da parte del Comune che non è arrivata. All’interno dell’amministrazione, insomma, ci sarebbe stato un dietrofront legato, probabilmente, alle norme sulla privacy. Non tutti erano convinti che spiare i cittadini dal cielo fosse opportuno. Rilievi sono stati mossi anche all’affidabilità del velivolo per la possibilità che il drone urtasse degli alberi per precipitare a terra. Il volo, comunque, sarebbe stato effettuato solo da piloti certificati e pronti a gestire queste situazioni.

Oltre alla municipale anche altre forze dell’ordine sarebbero state pronte ad utilizzare il drone volentieri basti pensare alle tante volte che l’elicottero dei carabinieri deve sorvolare la città (voli comunque previsti per l’addestramento che vengono utilizzati anche per il controllo) con relative scuse presentate dall’Arma ai cittadini che devono subire spesso il forte rumore. Il drone avrebbe garantito uguale visuale con il massimo silenzio ma non è stata più presentata la domanda.

Alan Conti