Come gestiamo l’ipocondria?

Quante volte, in questi giorni di Emergenza Sanitaria Internazionale, ci siamo misurati la febbre?
Quante volte siamo andati alla ricerca su internet di quali fossero i sintomi da Coronavirus e ci siamo messi a verificare se ci appartenessero o meno?
Quante volte abbiamo chiesto confronto e conforto al partner ad un amico stretto o ad un parente?
Alcune manifestazioni da Covid-19 sono così generiche, facciamo l’esempio dei dolori muscolari, la congestione nasale, il mal di gola, insomma, tutte sintomi tipici delle classiche influenze, che, quindi rendono difficile la differenziazione da un qualcosa di potenzialmente più grave.
L’essere umano nel corso dell’evoluzione, grazie all’aumento di conoscenze e strumenti diagnostici sempre più precisi, si è creato la credenza illusoria di poter controllare qualunque tipo di malattia.
Ma dobbiamo fare un passo indietro nel tempo perché l’ipocondria trova la sua origine con Ippocrate che descrisse il “male degli ipocondri”, un disturbo dello stomaco e della mente, che procurava problemi digestivi, grande melanconia e paura di morire.
Quindi stiamo parlando di una patologia antica nelle sue origini ma moderna per la sua evoluzione e specializzazione.
Le persone che soffrono di ipocondria sono così tanto preoccupate per la loro salute, da interpretare ogni segnale o variazione del corpo come conferma di una grave malattia; sono convinte di essere malate e, per questo, vivono costantemente in allerta, controllando minuziosamente il proprio corpo e ricorrendo di frequente ad esami diagnostici e/o sottoponendosi a terapie.
Quando abbiamo a che fare con problemi di carattere psicologico, entrano in gioco molti fattori (sfera comportamentale, relazionale, cognitiva e affettiva) pertanto ci troviamo di fronte ad una matassa da dover sciogliere.
L’approccio che adotto nella mia attività professionale è quello della Psicoterapia Breve Strategica dove ogni disturbo complesso, per essere trattato con successo, viene semplificato attraverso l’identificazione di quelle che vengono definite “Tentate Soluzioni Disfunzionali” (T.S.d) che anziché migliorare il problema lo mantengono e nei peggior dei casi lo alimentano.
Ricerche pluriennali hanno evidenziato che il paziente ipocondriaco mette in atto principalmente le seguenti T.S.d:

  1. Ascoltare e controllare continuamente ogni segnale del proprio corpo
  2. Sottoporsi a frequenti controlli medici e/o consultare spesso specialisti/internet
  3. Parlare con gli altri del problema
    Il primo compito di uno Psicoterapeuta Breve Strategico è interrompere e neutralizzare le tentate soluzioni fallimentari, proprio perché sono responsabili della patologia stessa che diventa invalidante e generatore di sofferenza.

Psicoterapeuta dottoressa Enrica Bonino

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

Alan Conti has 5744 posts and counting. See all posts by Alan Conti

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?