Chico Forti torna a casa: ora è davvero Natale

TRENTO. Chico Forti, una vita passata in prigione da innocente, gli anni migliori della sua vita trascorsi in un penitenziario americano. Oggi anche dopo la bellissima e inattesa notizia, rimane l’amaro in bocca.

La vicenda di Chico è nota a molti se non a tutti. Era un grandissimo sportivo amava il mare ed era un esperto e pluricampione di windsurf, partecipò anche ad una trasmissione di Mike Bongiorno presentandosi proprio come cultore del surf vinse una discreta somma di denaro e successivamente visto che un incidente ne aveva bloccato la carriera sportiva, decise di reinventarsi dilettandosi in varie attività. Finché decise di trasferirsi in America. Erano anni d’oro e lui era in gamba, cercò quindi di sfruttare il sogno americano. Viveva a mille, interessi, passioni, sogni. Aveva anche un discreto fiuto per gli affari e ne fece alcuni interessanti, finché non si presentò la grande occasione. Ibiza è sempre stata nell’immaginario collettivo simbolo di vacanze esclusive, divertimento allo stato puro, paesaggi  meravigliosi, insomma una meta ambita per moltissimi vacanzieri, e un posto ideale per piccoli e grandi imprenditori con la voglia di creare e rendere l’isola il sogno perfetto per molti.

Chico entra in contrattazione per acquistare il Pike Hotel il cui proprietario è l’omonimo Anthony Pike, deciso ad investire nell’isola simbolo della movida anni 90, è carico di aspettative e vuole riuscire a tutti i costi nonostante il figlio del proprietario Dale non sia così felice di cedere l’albergo. Chico non molla, deve parlarci, deve convincerlo, lo invita a Miami lo va a prendere all’aeroporto e parlano. Dale viene lasciato in un parcheggio, dopo poco viene rinvenuto cadavere su una spiaggia di Miami. Inizialmente Chico preso dalla paura nega l’incontro, e su questa bugia, verrà fondato tutto il piano accusatorio. Successivamente ammette, ma asserisce di averlo lasciato vivo e vegeto. Non gli credono. Lo arrestano e viene interrogato senza la presenza di un avvocato. Non ci sono prove, gli indizi scarsi, ma non fa niente, la macchina della giustizia americana deve andare avanti Chico deve essere il colpevole. Gioca a suo sfavore anche un documentario sulla morte di Gianni Versace a sua firma, che la polizia americana non ha preso bene, Chico instilla il dubbio, che non è così sicuro che l’omicida si sia in realtà tolto la vita. Insomma indagine sommarie, giudizi sommari e un processo sommario in cui alla fine Chico Forti viene condannato all’ergastolo fine pena mai. Lui urla con tutte le sue forze la sua innocenza e le prove portate a suo carico fanno davvero acqua. Niente da fare giustizia è fatta. Parte immediatamente una campagna di sensibilizzazione dall’Italia chiedendo che venga rivisto il processo, che venga valutata nuovamente la situazione processuale soprattutto al sorgere di nuove indizi che potrebbero scagionare Forti. Nulla da fare. È come scontrarsi con un muro di gomma. Ma il suo Paese non lo dimentica e lotta costantemente e caparbiamente con lui. Governi, personalità del mondo dello spettacolo e semplici cittadini fanno propria questa battaglia, ripetutamente, con scadenze regolari fanno arrivare il loro sostegno a Chico e il loro sdegno e disappunto a un sistema giudiziario fallace e superficiale come quello americano si è rilevato in questo caso. Battaglie e lotte lunghe 20 anni. All’improvviso il regalo inaspettato, inatteso, increduli e storditi apprendiamo dalla Farnesina che il Governatore De Santis ha accolto la richiesta, secondo la Convenzione di Strasburgo, che Forti sconti il resto della pena nel proprio paese. Sarà la giustizia italiana a deciderne i termini o il Presidente della Repubblica decidendo per la grazia.

Il Ministro degli Esteri ha ringraziato Mike Pompeo Segretario di Stato che ha seguito con particolare interesse la vicenda. Ora potremmo aprire discussioni e riflessioni su quanto è spesso labile la via che determina la colpevolezza o l’innocenza di un uomo.

La storia è piena di persone a cui è stata privata la vita e la libertà per essere poi stati giudicati successivamente completamente estranei ai fatti. Ma non è questo il tempo  e il momento di discettare.

Oggi è tempo di essere felici, di gioire per un uomo sepolto che tornerà a vivere. Ed è estremamente simbolico che ciò avvenga a Natale, la nascita o rinascita oggi ha un significato dolcissimo.

In questo tempo, in cui molti di noi non dimenticheranno un Natale così particolare carico di pensieri, di tristezza e preoccupazione è bellissimo pensare che qualcuno lo vivrà e lo ricorderà per uno dei Natali più incredibili della propria vita.

Chico non.ha mollato, ha tenuto duro ma noi con lui.

E come ha detto Papa Francesco ‘Nessuno si salva da solo’, niente di più vero.

Auguri a tutti voi, sinceramente e profondamente, che sia questo un momento di grande riflessione ma anche di grande gioia per un nostro fratello che tornerà ad assaporare il profumo di casa, il profumo della vita. Donarsi e attivarsi per gli altri, gioire e soffrire, entrare in empatia è il più grande insegnamento che l’esistenza ci da. Facciamone tesoro.

L’Italia ti aspetta, tutti noi ti aspettiamo Chico.

Ora è davvero Natale.

Manuela Piazza

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