Caso Regeni, spunta un teste chiave: “Rapito perché pensavano fosse una spia inglese”

BOLZANO. “Abbiamo preso Giulio Regeni perché pensavamo fosse una spia inglese, lo abbiamo caricato in macchina e lo abbiamo picchiato”. Questa la frase che un testimone avrebbe sentito pronunciare ad un agente della National Security egiziana in occasione di un momento conviviale nell’estate del 2017. Questa persona ha deciso di raccontare tutto ai legali e consulenti della famiglia Regeni che, a loro volta, hanno messo tutto a disposizione della procura di Roma che giudicherebbe questa testimonianza attendibile. A riportarlo è il Corriere della Sera. Presentata, dunque, una nuova rogatoria con tanto di telefonata tra il premier Giuseppe Conte e Al Sisi.

L’agente in questione è uno dei cinque indagati proprio dalla procura di Roma con l’accusa di sequestro di persona. Si tratta di Sabir Tareq, Uhsam Helmy, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, Mahmoud Najem e Ather Kamal. In quel colloquio, però, nulla sarebbe stato detto sulle successive torture e la morte di Regeni.

Alan Conti

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Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

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