Bottiglie di plastica dal mais: il grande obiettivo di Coca Cola e Carlsberg

BOLZANO. Avanti di questo passo e nel 2050 ci saranno più pezzi di plastica che pesci. Ecco perché anche le grandi multinazionali stanno cercando una via d’uscita (anche in ragione di una maggiore sensibilità del mercato verso l’ecosostenibile).

La ditta danese Avantium (che si occupa di agenti chimici rinnovabili) ha collaborato assieme ad alcuni grandi brand mondiali come Carlsberg, Danone, L’Oreal e Coca Cola per avviare un progetto significativo. L’azienda starebbe sviluppando una plastica realizzata partendo dalle piante, nello specifico mais, grano e barbabietola. Zuccheri vegetali, quindi, che vengono scomposti ed utilizzati al posto di combustibili fossili per un materiale dalla sigla “Pef”. A rendere questa plastica attrattiva è la sua completa riciclabilità ma sopratutto la capacità di smaltimento nell’ambiente. Mente una bottiglia convenzionale impiega 450 anni a quella sperimentale ne bastano 10-15. Mantenendolo all’interno di un’apposita compostiera inoltre, basterebbe un solo anno. Sarebbero anche in grado di contenere bevande a base di carbonato.

La ricerca è instradata anche se mancano ancora alcuni passaggi: “Siamo contenti dei progressi fatti con questa bottiglia di plastica dalla fibra green – spiega la vice presidente dello sviluppo Carlsberg Myriam Shingleton – di cui siamo riusciti a realizzare due prototipi. Sono altri due passi verso la nostra ambizione di portare questo prodotto sul mercato”.

“Entro la fine dell’anno – riprende il Ceo di Avantium Tom Van Aken – contiamo di dare avvio al grosso dell’investimento, anche dopo l’emergenza da Covid 19”.

Quali sono, però, le tempistiche realistiche? Qualora tutto filasse per il verso giusto potremmo vedere queste bottiglie sugli scaffali dei nostri supermercati nel 2013 utilizzando 5.000 tonnellate di mais, grano e barbabietole (quantità destinata ad aumentare). Un ulteriore obiettivo futuro per Avantium è di non utilizzare più zuccheri da coltivazioni vegetali m estrarli dai rifiuti biologici sostenibili senza gravare sull’approvvigionamento alimentare.

Il progetto fa parte della joint venture The Paper Bottle Company che comprende anche lo sviluppatore del materiale di imballaggio BillerundKorsnäs e il produttore di bottiglie Alpla.

Alan Conti




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