Bolzano, “la piccola Europa” che del Lager ha tenuto solo un muro. Perché?

Oggi in via Resia a Bolzano la visita al Muro del Lager del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del suo omologo Alexander Van der Bellen. Un momento di raccoglimento davanti alla parete che ricorda le tante vittime che merita un approfondimento in più. Tra i giusti riconoscimenti fatti al nostro territorio a Castel Tirolo (“una piccola Europa nel cuore dell’Europa”) forse è anche necessario spendere due parole per i lati più oscuri. Quello che permise al Lager di sparire dalla geografia della città. Perché il muro celebrato oggi da una parte è un orgoglio ma, dall’altra, non può rendere ciechi su tutto quello che non c’è. La celebrazione dell’esistente non può sventolare solo tappeti rossi senza interrogarsi sull’assente.

Perché è rimasto solo un muro?

Prova a spiegarlo per noi Marco Pugliese.

Alan Conti

A Bolzano per anni il Lager quasi lo si negò, fu anche grazie al celebre conduttore televisivo Mike Bongiorno, che vi transitò, che molto venne a galla. In Alto Adige dimentichiamo anche il Sod, la tremenda polizia sudtirolese che arrestò italiani ed ebrei dopo l’ 8 settembre. Il periodo 43-45 fu ferocissimo. Eccovi un triste scorcio…

Via Resia , la via del Lager

Dopo l’8 settembre 1943 inizia uno dei periodi più bui della nostra Italia. Decisioni scellerate porteranno alla morte migliaia di italiani, militari e civili. Cefalonia, l’esercito germanico uccide in un giorno 4000 inermi militari italiani della divisione Aqui (stele al ricordo presente a Merano). La tattica è subdola : ai nostri viene promesso il rientro in patria a consegna armi avvenuta. I militi vengono caricati su camion e falcidiati dalle mitragliatrici, la mattanza dura diverse ore. Cito l’episodio perché il primo e tra i più crudeli (Marzabotto fu più cruento ancora).Bolzano, non fu esente da quel periodo di macellazioni. Dopo l’8 settembre, il boia Franz Hofer diventa il capo indiscusso dell’Alto Adige. Da buon nazista crea una serie di campi di trasferimento (eufemismo) , attivi nel deportare i prigionieri in Germania. A Bolzano vengono utilizzati i capannoni militari del genio , presenti in via Resia. Passarono per di là 3500 uomini (ci transitò anche un certo Mike Bongiorno), donne e bambini ( cifre sicuramente basse, dato che le SS ebbero premura di distruggere tutto nel 1945), ben 3000 dalla Germania (dove il lavoro rendeva ufficialmente liberi…di morire)non fecero più ritorno. A Bolzano nel periodo 43/45 si contano innumerevoli morti italiani, le SS e la Sod ( la famigerata polizia nazista sudtirolese che a Bressanone arrestò mia zia…) erano molto attive nei rastrellamenti e gli spioni sempre lesti a denunciare ( fonte mia nonna, mia zia e mio nonno). Chi scrive ha giocato vicino al Lager di via Resia, e fin da bimbo ne ha conosciuto la storia grazie alle testimonianze degli anziani del rione. Pochi e rari accenni a livello scolastico, nulli a livello cultural-politico (binomio purtroppo perdente). Oggi del Lager rimane un muro, sta a noi demolire idealmente anche quello. Il muro omertoso di tanti anni negazionisti sono stati come uccidere due volte le persone passate per di là. Ricordo qualcuno specificare le sottili e fine differenze tra campo di transito e sterminio, in realtà sarebbe come differenziare il calibro dei proiettili, il risultato è sempre un morto ammazzato. La struttura del campo poi, non era assolutamente di mero transito. In via Resia si moriva, spesso strozzati, quando il boia ucraino era ubriaco amava agire cosi, specialmente con donne e bambini. La verità è più forte di qualsiasi mistificazione e raggiunge il cuore. Quando passiamo per via Resia, portiamo gli occhi al cielo , lo facevano anche quegli internati, spesso era l’ultimo sguardo prima di morire, volgiamo loro un secondo della nostra esistenza, il loro sacrificio non è stato vano, oggi ci insegna l’essere giusti. In via Resia in quell’anno e mezzo è morta la dignità umana, non dimentichiamolo, qualsiasi sia la nostra lingua, arte o cultura , da esseri umani, lo dobbiamo a chi in quel luogo desolato ha esalato l’ultimo respiro.

Marco Pugliese


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