Approfondimento tecnico sulle protezioni da Covid 19

BOLZANO. Prendo spunto da una videoconferenza di Francesco Di Pierro (Biologo, Farmacologo e dottore di ricerca in immunologia) e scrivo qualche riga che voglio destinare solo a chi ha le basi per poter comprenderne il ragionamento ed i dati scientifici. Questo, non per escludere le persone interessate che poi sono tutte in questo momento, ma solo perché è una mia mancanza quella di non essere in grado di sintetizzare in modo adeguato un argomento complesso e molto articolato che richiede solide basi nel campo della biologia e dell’immunologia.



Quello che stiamo per andare ad analizzare, è la possibile utilità ed il ruolo dello Streptococcus Salivarius (K12) nelle infezioni respiratorie virali grazie alla costruzione di un microbiota polmonare sano. Si può investigare, in tal senso, correlando il microbiota del cavo orale e delle alte vie respiratorie con la capacità di protezione nei confronti delle infezioni virali: influenze di tipo A , di tipo B, Adenovirus e Coronavirus dove questi raggiungono i polmoni creando polmonite interstiziale attraverso il bioaerosol.
Analizzando i consorzi microbici del cavo orale (HHS – Biology of Oral Streptococci) osserviamo che, saliva a parte, hanno tutti una dominanza di Streptococcus che costituisce più del 50% dell’intero consorzio microbico e questo determina la condizione di eubiosi. Nei gruppi importanti di Streptococcus (Pyogenes, Mutans, Pneumoniae, ecc) emerge lo S. Salivarius che è una specie batterica di facile isolamento e la più abbondante nel cavo orale tra i consorzi eubiotici (YCM-2011 a Temperate Phage of S. Salivarius 57.I). A livello di ceppo, ne troviamo una dozzina in letteratura di cui 3 sono i più importanti. Tra tutti, però, quello più investigato, è sIcuramente il ceppo K12 (Blis K12). In ambito documentale è interessante vedere cosa accade se in piastra AGAR (di Petri) si fanno crescere alcuni gruppi patogeni di S. Pyogenes, dopo averne trattato una parte con K12 e successivamente eliminato: vediamo che in corrispondenza a quest’ultima area non vi è possibilità di crescita dei ceppi Pyogenes. Questo avviene in quanto dove prima c’era il K12, ora vi sono 2 tossine (le 2 batteriocine sono la Salivaricina A2 e Salivaracina B) che esercitano sulle colonie di Pyogenes, una vera e propria attività di KILLING.
L’attività del ceppo K12 mediata dalle 2 Salivaricine A2 e B pare essere allargata, oltre allo S. Pyogenes, anche a sierotipi di Pneumococco, Moraxella, Catarrahalis, Haemophilus influenzae (FUTURE MICROBIOL 2012 pag 1355-1371). I quattro insieme costituiscono gran parte del potenziale disbiotico del cavo orale. La somministrazione di K12 anche per soli 3 giorni nel cavo orale di ospiti che ne sono privi tende a produrre colonizzazione in almeno il 33% dei soggetti e dopo 1 mese abita nell’80-90% dei soggetti trattati (Oral Microbiology and Immunology 2007). La persistenza (parametro che misura la capacità di un ceppo batterico di permanere in un consorzio anche in assenza di trattamenti quotidiani) è di circa un mese dove si trova anche la presenza delle Salivaricine. Che cosa determinala la presenza? Riduce la ricorrenza di Faringo-tonsilliti batteriche, Otiti medie acute e secretive, Faringo-tonsilliti virali (grazie all’aumento dell’ INF-gamma), Alitosi, Candidosi orale, Gengivite e stomatite (diminuendo l’ IL-8) e le febbri periodiche. Il rilascio di gamma interferone viene aumentato in modo non indifferente dal K12 (Drug, Healthcare and Patients Safety) il quale ha mostrato un’azione interessante nelle infezioni ad eziopatogenesi virale (tracheiti, faringiti virali, riniti, influenza, laringiti).




Negli studi condotti dalla Dott.ssa Maria Colombo ed altri ricercatori, a Milano, si arriva alle seguenti conclusioni: si evidenzia come nel gruppo dei trattati per 90 giorni, viene dimostrata l’efficacia protettiva in modo statisticamente significativo. Ovvero: un microbiota orale eubiotico riduce il rischio che un viroma aggressivo possa manifestarsi in forma patologica nell’ospite soprattutto nella faringite virale e nelle riniti. Lo stesso risultato lo si ottenne nello studio dell’equipe del Dr. Giannattasio dove si confermò che le infezioni faringo-tonsillari ad eziopatogenesi virale, risultavano essere massicciamente ridotte, -93,5% (Minerva pediatrica 2018 June 70/3).
Come fa il K12, modificando il microbiota orale, ad agire in modo protettivo?
1) Rilascio di IFN-gamma passando, nella saliva, da 0 fino a 139 pg/mL (picogrammi) ovvero tra i 22 e 139 pg/mL. All’incremento di IFN-gamma non fa mai seguito un incremento di TNF-alfa né di IL1-beta né di IL-8. Quindi potenzia la risposta immunitaria senza attivazione infiammatoria. Allo stesso tempo riduce l’incidenza di infezioni virali.
2) Dal 2008 sappiamo che i polmoni non sono sterili ma abbiamo un microbiota che alberga anche in ospiti sani. A livello di Phylum questo microbiota è principalmente costituito da:
• Proteobatteri (Patogeni, Gram negativi, LPS portatori) che sono dei facilitatori della risposta infiammatoria
• Firmicutes
• Bacteroidetes
A livello del Genere riconosciamo 5 batteri:
• Pseudomonas
• Streptococcus
• Prevotella
• Fusobacteria
• Veillonella
• Ed altri minori come Neisseria ed Haemophilus
Questi generi li ritroviamo anche nel cavo orale e nasale. Nel 2011 per la prima volta si metteva in evidenza la correlazione tra questi 2 distretti ed il loro microbiota (Role of microbiota on lung homeostasis and disiases. Sci China Life 14007-14015). Nel 2017 si dimostra che il consorzio polmonare è dipendente da quello orale e nasale in quanto, con i processi di microaspirazione, questi ultimi colonizzano il polmone. Questi dati vengono ulteriormente confermati (Journal of Bacteriology p. 4709-4717 volume 194 nr 17). Nella fibrosi cistica da Pseudomonas, tanto più il polmone è abitato da colonie di S. Salivarius e tanto è più probabile un fenomeno di stabilizzazione del paziente e una sua minor ricorrenza di infezioni da Pseudomonas.

Conclusioni:
1) Il ceppo K12 è il più studiato e più presente in letteratura
2) Il ceppo K12, attraverso le Batteriocine A2 e B, sfavorisce e contrasta la presenza di un consorzio batterico orale patogeno
3) Un microbiota orale in cui è presente il K12 si caratterizza inoltre per una presenza salivare di IFN-gamma riducendo le faringo-tonsillari, e non solo, di tipo virale
4) Il microbiota polmonare, nei soggetti sani, deriva direttamente dal cavo orale
5) La presenza stabile e dominante dello S. Salivarius nel polmone è indice di eubiosi

Ivan Pierotti

Presidente Medical Canter Merano