Ansia e solitudine, la disabilità in quarantena

BOLZANO. Nicola (nome d’invenzione) ha sedici anni e frequenta la terza classe di un Liceo. Lo contraddistingue quel tratto di sindrome autistica che complica il decorso sereno della quotidianità.
Una famiglia sgretolata da un recente divorzio, ora Nicola vive con la mamma. La pandemia non aiuta la situazione e le quarantene rendono il tutto esasperante.
Le forti crisi d’ansia del ragazzo sono passate da una volta alla settimana a una al giorno. Complici ne sono il disagio e la frustrazione dovuti a una quarantena prima e a un ulteriore isolamento subito dopo. I tamponi sono negativi, ma la vita sociale si è arrestata. Non può recarsi a scuola e le complicate ore di didattica a distanza aumentano la sua irritabilità. Nicola sente vivo il disagio del continuo cambiamento.
Le giornate si complicano anche per la mamma che deve rimanere a casa dal lavoro senza alcuna tutela lavorativa.
Le chiamate in richiesta di aiuto sono tante, ma si sente sola e l’unico desiderio che ha è quello di un abbraccio e di sentirsi, ora più che mai, protetta dalla società.
Sarebbe bello se la pandemia scomparisse ma, nel frattempo, sarebbe carino se i compagni di classe chiamassero Nicola, sarebbe meraviglioso potessero fargli compagnia anche con un gesto così semplice.

Sabine Bertagnolli
Consulente di supporto a persone con disabilità, caregivers e familiari

Foto Bertagnolli generica non inerente il racconto

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