Alto Adige, i cani anti Covid scovano 45 positivi ma manca un dato fondamentale…

BOLZANO. L’Azienda Sanitaria altoatesina ha fornito un primo, parziale, bollettino dell’attività che stanno svolgendo i cani addestrati a riconoscere il Covid nelle scuole della provincia. Un progetto finanziato dalla stessa Asl con 150.000 euro e curato dagli addestratori della neonata Molecular Dog Italy di Terlano attraverso un corso specifico con la collaborazione del laboratorio di virologia. Annusando le mascherine degli studenti i cani sarebbero in grado di segnalare i ragazzi potenzialmente positivi. I giovani vengono poi sottoposti, su base volontaria, al tampone rapido per verificare l’effettiva positività.
Nei primi due giorni di attività gli amici a quattro zampe addestrati avevano segnalato 15 studenti e tutti erano poi risultati negativi. Una percentuale del 100% di falsi positivi. Dal secondo giorno in poi i dati non sono più stati forniti dagli addestratori nonostante le richieste. Non è presente nemmeno nell’ampio bollettino quotidiano Asl legato al Covid. Il bilancio, tuttavia, pare essere migliorato. Non ci sono, però, particolari sicurezze statistiche. “Sono stati testati 1.200 studenti – precisa il responsabile della comunicazione Asl Lukas Raffl – e 45 di questi si sono rivelati positivi mentre altri 10 avevano avuto una positività pregressa. Tutti confermati tramite pcr”. I numeri forniti, dunque, permettono di stabilire che su 1.200 test i cani hanno individuato 55 positività per una percentuale del 4,5% di riconoscimento. Dati, tuttavia, che permettono di capire unicamente la capacità di scovare delle positività in un insieme globale ma non consentono di farsi un’idea circa la sensibilità (la capacità di identificare con esattezza i malati senza falsi positivi) e la specificità (la capacità di identificare con esattezza i soggetti sani senza falsi negativi) dello “strumento” cane anti Covid. Per capire qualcosa in più sarebbe necessaria una quarta cifra percentuale: il rapporto tra gli studenti segnalati dagli animali come positivi e quelli che sono poi stati effettivamente confermati positivi dal tampone. Un numero che permetta davvero di pesare questa corrispondenza. Un dato statistico che, tuttavia, Asl non fornisce. “In questo momento non disponiamo di questa cifra” ci spiega Raffl.
In ogni caso il progetto sperimentale finanziato dall’Asl proseguirà anche nelle prossime settimane. “Continuiamo a ritenerlo un ottimo strumento per allargare l’insieme di individui testabili” conferma Raffl. “E’ un metodo innovativo con enormi vantaggi in contesti di testing specifici come quello che richiede di verificare molte persone in poco tempo. Non c’è motivo per interromperlo nelle scuole”.
I dati su specificità e sensibilità del progetto altoatesino sono molto attesi anche da alcuni esperti nazionali di cinofilia forense che hanno spiegato come sia molto difficile addestrare dei cani a questo tipo di target senza seguire un protocollo scientifico preciso che ancora non esiste su scala nazionale e che non è stato spiegato nel dettaglio dai curatori. Gli occhi del settore italiano, insomma, sono puntati con interesse sull’Alto Adige e su una sfida scientificamente molto probante sovvenzionata in modo energico dai soldi dell’Asl.

Alan Conti

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