Vittima di violenza? Al pronto soccorso ti basta dire “Erika”

Erika. E’ questa la parola. Non magica perché di magico non c’è nulla in una donna che subisce violenza e ha bisogno d’aiuto. E’ questa la parola, tuttavia, che può davvero salvare se pronunciata in un pronto soccorso a qualsiasi operatore. Sono ancora troppo poche le donne che conoscono l’esistenza del protocollo Erika: un sistema di tutela e cura che scatta attorno ad una vittima di violenza. Partendo dai luoghi di prima assistenza sanitaria per arrivare fino alle associazioni di sostegno. Molto spesso queste donne arrivano nei pronto soccorso degli ospedali accompagnate da chi le picchia. Si è capito, così, che serviva un rapido codice verbale utile a far comprendere la situazione ai sanitari senza mettere in guardia il violento. E’ stato definito nella parola “Erika”.

Ieri mattina al centro commerciale Twenty il Zonta Club Bolzano ha organizzato un incontro legato alla promozione del protocollo Erika. Al centro del megastore è stato srotolato uno striscione e domenica mattina alle 11 si terrà un flashmob di sensibilizzazione. “Questo protocollo – sottolinea il primario del pronto soccorso dell’ospedale di Bolzano Mario La Guardia – esiste da qualche anno ed è stato ampliato a tutto il territorio nazionale. Sono sempre poche le donne che lo conoscono ma vanno informate, sensibilizzate ed avvertite”.

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Interessante la testimonianza della dottoressa Laura Ciccariello, dirigente medico del pronto soccorso di Merano. “Una donna vittima di stupro la individui immediatamente perché arriva con le forze dell’ordine e con un certo percorso. Una donna che, invece, viene picchiata è più difficile da riconoscere subito. Magari ha solo dolore al cuoio cappelluto o dolori alla pancia con valori tutti a norma. Senza essere a conoscenza di cosa può essere accaduto in casa rischi di trattarla con superficialità. Nel momento in cui esiste un codice di riconoscimento con la parola Erika pronunciata dalla paziente scatta una priorità assoluta. Si attivano procedure che le permettono di essere inserita in un contesto più sereno e separata dall’eventuale aggressore senza innescare tensioni”.

La violenza sulle donne è, purtroppo, un fenomeno che preoccupa pure in Alto Adige. Eloquente la situazione descritta dal questore Giancarlo Pallini e dal dirigente della squadra mobile di Bolzano Giuseppe Tricarico. “A preoccuparci è l’aumento dei casi gravi con le misure cautelari che sono quasi raddoppiate. Per la prima volta quest’anno abbiamo contestato ad un uomo il reato di tortura perché sottoponeva la campagna a trattamenti degradanti. Aumentano i casi di revenge porn e di prostituzione minorile in cambio di cocaina. In una circostanza, infine, una donna è stata aiutata perché si è chiusa in bagno chiedendo aiuto a dei passanti sotto casa. Il nostro obiettivo quotidiano è far percepire le forze dell’ordine e la rete di sostegno come importanti e decisivi alleati per liberarsi da queste situazioni terribili”.

Alan Conti