Tutti i dubbi sull’efficacia dei cani anti Covid portati dalla Provincia nelle scuole altoatesine

BOLZANO. Zero su cinque. Per ora il grado di affidabilità dei cani anti Covid addestrati da Christian Romen con l’appoggio (anche economico) dell’Azienda Sanitaria altoatesina è basso ma siamo ancora nella fase sperimentale. Una sorta di rodaggio. Ieri presso il liceo scientifico tedesco in lingua tedesca Peter Anich si è tenuta la prima giornata in servizio nelle scuole per il rottweiler Mira ed il pastore belga Grace. Nell’aula magna hanno annusato le mascherine appoggiate dagli studenti in apposite vaschette di cartone. Una volta che il cane si accuccia ci si dovrebbe trovare di fronte ad un caso sospetto come i cinque studenti di ieri mattina che, volontariamente, si sono sottoposti a tampone rapido antigenico dopo essere stati indicati dagli animali. Tutti negativi. Patrick Franzoni, coordinatore del progetto per l’Azienda Sanitaria, ha sottolineato l’importanza di usare i cani per un monitoraggio veloce e ad ampio raggio. Stando alla sola esperienza di ieri, tuttavia, la possibilità di falsi positivi è abbastanza ampia. Non ancora noto, invece, il margine dei possibili falsi negativi. L’obiettivo dichiarato è quello di addestrare velocemente in poche settimane altri 18 cani per questa esperienza. Sono cani molecolari come quelli per la ricerca di esplosivo e droga: animali che, normalmente, effettuano periodi di addestramento minimi di diversi mesi.

In merito alla delibera dell’Azienda Sanitaria che ha affidato l’incarico dell’addestramento per due mesi dei cani alla “Molecolar Dogs” di Terlano a fronte di un corrispettivo da 150.000 euro ha chiesto maggiore chiarezza anche il consigliere provinciale Alessandro Urzì. Presentata un’interrogazione. “Vorremmo sapere quanto dura l’incarico, a chi sia intestata la società vincitrice e perché non abbiano partecipato più professionisti al bando. Sarebbe inoltre opportuno valutare quali siano i criteri scientifici e di economicità che giustifichino l’utilizzo di questa metodica. Necessario, infine, fornire un bilancio su quanti casi sospetti si siano poi rivelati positivi nella prima settimana di lavoro dei cani”.



Sono moltissimi, inoltre, i dubbi palesati da Pierluigi Raffo laureato a Pisa in tecniche di allevamento del cane ed educazione cinofila. Con l’aggiunta di due master e due corsi di perfezionamento in educazione relazione animale è uno dei massimi esperti nazionali del settore. “I cani sono assolutamente in grado di arrivare a distinguere i postivi al Covid se opportunatamente addestrati. Ritengo impossibile, però, che riescano a farlo in pochi mesi di lavoro, men che meno in poche settimane. Ogni cane che viene avviato a questo tipo di attività deve essere preparato minuziosamente e ognuno ha una sua specialità. Il cane antidroga o da valanga non farà ricerca esplosivi per esempio. Il motivo è banale: con la valanga il segnale è di agitazione con immediato istinto a scavare ma immaginatevi cosa può accadere se l’animale si mette a scavare per avvicinarsi ad una bomba. In ogni caso tutti questi cani fanno come minimo sei mesi di lavoro base e poi si specializzano. Qui in due mesi tutto è fatto”.

L’addestramento, dunque, deve essere profilato al massimo e qui sorge un altro grande interrogativo. “Noi professionisti nazionali saremmo molto contenti di capire dall’Azienda Sanitaria e dai responsabili di progetto quale sia stato il protocollo seguito per l’addestramento. Non tanto, in questo caso, per quello che concerne i cani ma proprio in merito alla materia che studiano e con cui sono messi a contatto: il Covid. I campioni contaminati dal virus per allenare gli animali da dove sono arrivati? Come sono stati trattati? Come conservati? Come utilizzati in fase di allenamento? Le procedure non possono che essere rigide trattandosi di materiale infetto. D’altronde se nemmeno i massimi esperti italiani si sono ancora spinti a proporre test di massa significa che le difficoltà ci sono e non sono banali. Sarebbe utile capire in che modo possono essere risolte così rapidamente”.

Alan Conti

Foto Pexels