The Social Dilemma, Netflix ci spiega quanto siamo dipendenti da like, post e feed

BOLZANO. È una solita domenica autunnale: uggiosa, grigia e piovosa, così le soluzioni sono Netflix e il divano. Solitamente mi perdo nell’infinita possibilità di scelta ma, questa volta, vengo attratto subito da uno dei film, al momento, ai primi posti in Italia. Il film, o meglio, il docufilm in questione è “The Social Dilemma” (2020), docudrama americano, diretto da Jeff Orlowski e uscito a settembre sulla piattaforma “Netflix”. La bravura del regista è quella di non offrire il solito documentario, ricco di dati e nozioni, che potrebbe risultare noioso. Orlowski unisce alle interviste a personaggi noti nel mondo della progettazione e dei social una parte filmica, la quale rappresenta una tipica famiglia americana. La trama viene utilizzata per fornire esempi concreti sulle difficoltà che hanno i giovani (e non solo) a gestire il rapporto con le nuove tecnologie. In questo caso viene mostrata la palese dipendenza dal telefono del giovane Ben e come la sua mente possa venire “deviata”, ma anche l’incredibile bisogno di consenso e affermazione sociale della sorella minore. Di Ben viene creata anche una sorta di avatar per farci comprendere i subdoli meccanismi di progettazione per riuscire a “conoscere” l’utente in base alle ricerche che fa, ai click che lascia e persino a quanto tempo si sofferma su un post. La visione non vuole essere solamente un messaggio allarmistico sui Social Network dato che ne affermano anche i valori positivi, ma – allo stesso tempo – spiegano chiaramente i pericoli di tali piattaforme e cosa si cela alle loro spalle. Pericoli che la gran parte di noi già sa e conosce ma sentirseli dire fa sempre uno strano effetto. Ci viene mostrata la realtà di un mondo nel quale siamo ormai tutti in qualche modo dipendenti dagli smartphone e dai vari social media. Viviamo con l’irrefrenabile impulso di controllare costantemente telefono e notifiche, di vedere chi ci ha scritto e perché, di sapere cosa succede nel mondo o al vicino di casa, di svegliarci e scoprire le novità sullo schermo del nostro cellulare. The Social Dilemma ha la capacità di mostrarci gli effetti devastanti di Instagram, Facebook, Twitter e delle altre piattaforme.

A dare importanza a quanto viene spiegato e a suscitare un certo effetto è il fatto che a raccontarci il lato oscuro dei social network siano persone che hanno contribuito alla loro creazione ed ora ne prendono le distanze. Ex dirigenti di Facebook, Instagram, Google, Pinterest e Twitter che spiegano gli algoritmi che si celano dietro ai social. Sistemi creati per mantenere l’utente connesso il maggior tempo possibile, invogliarlo a continuare a scrollare le pagine o ad aggiornare il feed, ciò per sapere tutto di ognuno di noi: cosa ci piace, per cosa nutriamo interesse, chi preferiamo seguire, chi votiamo. Tutto. Più sanno e più restiamo connessi, più aumentano i loro introiti. Vendiamo la nostra privacy perché il prodotto siamo noi. Un circolo vizioso dal quale non riusciamo a sottrarci.



 

Non penso che si debbano abbandonare i social network in maniera drastica, alla fine, sono il nostro mondo ma dovremmo imparare a farne un uso più consapevole e moderato, stando attenti ai rischi nei quali ci si può imbattere: dalle fake news, alle manipolazioni politiche e ai complottismi, passando per l’importanza dei like, agli aumenti dei suicidi e alla depressione dei giovani. Sicuramente vedere The Social Dilemma può aiutarci ad essere più attenti nel mondo virtuale che molti confondono con quello reale.

Stefano Rossi

Foto Netflix

Alan Conti

Alan Conti, direttore responsabile Bz News 24. Peregrinando tra redazioni e televisioni. Città e situazioni. Sempre alla ricerca della prossima notizia da raccontarvi.

Alan Conti has 5954 posts and counting. See all posts by Alan Conti

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?