Mai più tatuaggi senza colore? Macchè, basterà attendere

I tatuaggi solo in bianco e nero è stata una delle notizie che più hanno colpito a fine 2021. La realtà racconta di una prospettiva assai meno improvvisa e manichea. Ne abbiamo parlato con Marco Manzo, uno dei tatuatori più importanti d’Italia capace di elevare questa arte ai massimi livelli, anche istituzionali ed oltre la caducità del corpo

In Italia il 12,8% della popolazione ha tatuaggi: parliamo di circa 7 milioni di persone. Che lo abbiano fatto per motivi estetici o come conseguenza di problematiche mediche sono moltissimi i nostri connazionali che si sono dipinti il corpo. Il tatuaggio negli ultimi anni ha cominciato ad essere percepito anche come forma d’arte grazie all’opera di tatuatori come Marco Manzo, titolare dello studio romano Tribal Tattoo dal 1992. A lui abbiamo chiesto di raccontare il suo mondo e di spiegarci anche come hanno vissuto i tatuatori l’arrivo del Covid-19. In particolare con l’introduzione delle leggi emanate dalla Unione Europea che potrebbero calare una scure sui tatuaggi colorati. Misure che evitano situazioni pericolose.

Le reazioni di alcuni tatuatori nel pavese

“Per chiarire subito questa questione il nuovo regolamento europeo (Reach) – spiega Manzo -ha stabilito già a fine 2020 che, a partire dal 4 gennaio 2022, alcune sostanze contenute nei pigmenti per tatuaggi non potessero più essere utilizzate. Prevista una sola deroga per il gennaio 2023 per due colori: green e blue. Questo ha portato le aziende produttrici a riformulare la composizione dei loro prodotti. Ciò non significa che non si potrà più tatuare a colori ma solo che sarà necessario da parte degli operatori smaltire il materiale in proprio possesso e approvvigionarsi con i nuovi colori a norma. Ci sarà qualcheritardo in fase iniziale ma siamo fiduciosi che, a stretto giro di posta, tutti i colori saranno disponibili. Importanti aziende produttrici hanno lavorato da tempo alla riformulazione secondo i nuovi stringenti parametri dell’Unione Europea. Europa che ha sempre avuto le norme più rigide del settore e che quindi, oggi ancor di più, è il luogo più sicuro al mondo dove tatuarsi”.

L’intervento di Marco Manzo per Adnkronos

Se si nomina la sicurezza non si può non parlare degli ultimi due anni e di come la pandemia in corso abbia cambiato il mondo del tatuaggio.

“Lo ha cambiato come è successo in tutti i settori della nostra vita. Nello specifico le persone hanno avuto più timore e si sono rivolte ai tatuatori che ritenevano in grado di dare garanzie: non solo dal punto di vista artistico, ma anche e soprattutto da quello relativo alla sicurezza. Di fatto penso che siano stati premiati tutti coloro che, nel tempo, hanno investito per garantire alla propria clientela il massimo della sicurezza e del rispetto delle norme. Noi di Tribal Tattoo Studio di Roma già prima della pandemia avevamo nelle nostre sale degli sterilizzatori d’aria e ciò, ad esempio, ha costituito un punto di forza in questo momento di insicurezza”

Marco Manzo al Senato

In che modo la professione del tatuatore è cambiata negli ultimi anni, al di là della sicurezza ricercata in questo periodo?

“Sicuramente è cambiata molto. Oggi è semplice reperire immagini e materiali. Quando abbiamo iniziato io ed altri della mia generazione era addirittura difficile trovare il materiale per farli i tatuaggi: in Italia non lo vendeva ancora nessuno. Per le immagini era necessario saper disegnare o avere libri e tavole eseguite da vari tatuatori.
Eravamo abituati a destreggiarci in qualsiasi cosa e con qualsiasi stile, per non parlare delle tecniche e delle metodologie con le quali eravamo obbligati ad ingegnarci. Non c’erano normative vigenti: dagli aghi da imbalsamatore fino allo zinco o all’acido muriatico per le saldature. Sembrava che avessimo un vero e proprio segreto in mano ma il segreto era la passione per questo mestiere”

Sempre più il tattoo è considerato una forma d’arte e sicuramente tu sei uno dei tatuatori che si sta impegnando maggiormente per questo riconoscimento.

“Ritengo che lo stia diventando, perché ormai le istituzioni si sono espresse in merito in maniera positiva. La mostra “Tattoo Forever” che ho curato al museo Macro è nata proprio per lanciare questo messaggio insieme ai Beni culturali, al Museo d’Arte contemporanea di Roma, agli storici ed ai critici d’arte.Molti tatuatori in precedenza amavano definirsi “tattoo artist” ma ritengo che il riconoscimento da parte delle istituzioni abbia confermato e legittimato appieno questa affermazione”

Il servizio sulla mostra Tattoo Forever a Roma

La percezione del tattoo nell’opinione pubblica com’è cambiata, anche considerando l’avvento dei social e la necessità di mostrarli e mostrarsi?

“Ci sono stati molti personaggi pubblici che hanno aiutato a sdoganare il tatuaggio e soprattutto il tatuato. Personalmente ho provato nel tempo a far accettare il tatuaggio anche in ambienti fino ad allora difficili, come l’Alta Moda, che con l’evento “Tattoo d’Haute Couture” di Roma ha sdoganato il tatuaggio come nuovo simbolo di eleganza e raffinatezza. Un evento che ha costituito, a mio avviso, uno spartiacque nella visione del tatuaggio da parte dell’opinione pubblica. È stata una vittoria non solo mia ma di tutti i tatuatori o tatuati che hanno lavorato nel tempo a questo riconoscimento collettivo”

Il servizio del Tg regionale sulla mostra Tattoo d’haute couture

Come sei diventato un artista riconosciuto oltre certi contesti?

“È stato un percorso lungo ma ricco di soddisfazioni. Portare il tatuaggio all’interno di importanti ambienti dell’arte contemporanea come il Macro di Roma, nelle collezioni dei Musei e nelle grandi mostre come la Biennale d’Arte di Venezia (cui ho avuto il privilegio di partecipare come artista invitato) è stato sicuramente il coronamento di un sogno. Anche far vivere il tatuaggio su supporti diversi dal corpo, come la scultura, per ‘eternalizzarne’ il tratto in una contaminazione tra più forme d’arte è stato un passaggio determinante in tal senso.  Il corpo, per sua natura mortale, rende il tatuaggio un’espressione peritura. Trasporlo su altri materiali per renderlo immortale è un messaggio ed un omaggio a questa antichissima espressione dell’uomo”

Il tatuaggio alla Biennale di Venezia nel servizio del Tg2 Costume e Società

Quale parte del corpo ami più tatuare, quale tipo di persona? Insomma hai una “tela perfetta”?

“Secondo me la schiena femminile permette con il mio stile ornamentale di valorizzare le forme, slanciare la corporatura, creare un disegno armonico che possa essere adatto a tutte le occasioni della vita. Come un abito cucito addosso. Per quanto riguarda le persone ognuna di esse ha una storia ed è pertanto interessante potersi confrontare. Capita che durante lunghe sedute di tatuaggio si crei un’empatia col cliente e si conoscano le ragioni più profonde che hanno portato la persona alla scelta di tatuarsi quel particolare disegno. Spesso rappresenta un momento fondamentale della vita”

Marco Manzo con alcune sue opere ornamentali sulla schiena: “Forse la parte del corpo che più mi piace tatuare”

In fondo anche tu sei a volte artista e a volte artigiano come accade in quasi tutte le arti figurative.

“Quando progetto pezzi unici per la singola persona, posso essere considerato artista; viceversa, quando mi limito ad eseguire un tatuaggio che raffiguri un qualcosa, ad esempio una stellina, posso essere considerato un artigiano. Ciò che mi preme, però, non è cercare l’esaltazione della mia capacità artistica ma accontentare il cliente anche con qualcosa di molto semplice. L’importante è che sia per lui simbolico e significativo. Il tatuaggio non è l’esaltazione di un ego artistico ma qualcosa di molto più profondo”.

Linda Baldessarini

Foto Tribal Tattoo