Sapete scegliere davvero il prosecco giusto per l’aperitivo?

Sono a casa. Fermo. I motivi di questo stop è inutile che mi metta ad elencarli.
Ho pensato: come impiego il mio tempo senza lasciarmelo scivolare addosso? Sfruttare gli amici di Bz News 24 è stata un’ottima risposta. Così nasce la rubrica “Il Bancone di Zano” dove possiamo idealmente incontrarci senza alcuna mascherina o distanziamento. Dove posso snocciolare qualche consiglio con professionalità e umiltà. Per chiacchierare ed imparare qualcosa.
Come faremmo al mio bancone.
E come torneremo presto a fare.

Dunque, iniziare con il prosecco va sempre bene. Bollicine e mente che frizza. Attenzione, però, che un prosecco non vale l’altro. In particolare per quanto riguarda l’aperitivo (che è un po’ il mio campo di applicazione preferito). Ça va sans dire.
Come scegliere il prosecco adatto? Ecco, qui entra in gioco Zano.
Partiamo dalle basi (le basi, ragazzi, le basi) e quindi dalla distinzione tra brut, dry ed extra dry. Non fatevi ingannare dall’inglese: quel dry lì che in italiano si traduce “secco” in realtà dovreste considerarlo come molto dolce. Banalizzo: dry è molto dolce, extra dry un po’ meno dolce e brut praticamente secco. Sempre tenendo presente che parliamo di prosecchi e quindi galassie comunque lontane dal moscato in termini di palato. A fare la differenza è sostanzialmente la presenza di zucchero (residuati di zucchero per la precisione) che, nella variante brut, è meno di 12 grammi per litro. Per l’extra dry saliamo tra i 12 e 17 grammi per litro e per il dry tra i 17 e i 34 grammi per litro (per di più Cartizze).
Prendiamo poi due sigle molto note come Doc e Docg. Difficilmente le usiamo distinguendole eppure una differenza c’è. Il prosecco Doc è meno ricco di aromi e profumi, più semplice, più piatto e si produce in pianura. Il Docg, invece, arriva dalle colline dove l’uva è più ventilata ed esposta al sole. Qualità superiore, chiaramente. Fate conto che ogni 100 bottiglie di prosecco Doc appena 10 sono Docg. Le Docg, inoltre, sono sottoposte a regole più stringenti con controlli più ferrei. Sono solo 70 le etichette che si fregiano di questo titolo.
Passiamo al “millesimato”. Suona bene vero? Mil-le-si-mato. Peccato non voglia dire sostanzialmente nulla. Millesimato, infatti, si utilizza per gli spumanti prodotti con le uve di una singola annata (millesimè in francese significa proprio annata) ma il prosecco è un vino che non può mai durare più di un anno. Mai. Possiamo dire che è una sorta di specchietto per le allodole proprio perché suona bene.
La regola d’oro, comunque, è una: c’è sempre un buon motivo per brindare. Facciamolo bene.

Zano