“Quel giorno che decisi che sarei rimasta per sempre”

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Vaska Mabritto conclude il suo racconto che l’ha portata ad aprire un’attività da wedding planner con specifica attenzione alle nozze per disabili. Dalla prossima settimana affronterà tutti i dettagli dell’organizzazione dei matrimoni con dritte e consigli.

Dicembre 2017.

Erano passati oramai 8 mesi, 8 lunghissimi mesi e finalmente Paolo poteva tornare a casa. Il mio viso scavato dalla tristezza e stanchezza che mi avevano divorata negli ultimi mesi, stava iniziando a rifiorire. I trasferimenti tra un ospedale all’altro: Italia, Germania .. la lontananza, la disgrazia, la solitudine.

Il lavoro non mi aveva permesso di stare vicino a Paolo per tutto quel lungo periodo ma ciò non mi fermò mai. Ogni qualvolta che potevo, anche se sapevo che dovevo affrontare un lungo viaggio per rimanere un solo giorno, prendevo la mia valigia e viaggiavo fino in Germania, all’ospedale dove Paolo era ricoverato.

Ricordo ancora la prima volta che entrai all’ospedale di Murnau. Il cuore iniziò a battere all’impazzata e volevo solo piangere, piangere dal dispiacere di quello che vedevano i miei occhi. Noi ci lamentiamo sempre per qualsiasi cosa, per qualsiasi piccolezza mentre lì dentro, c’era un mondo. Un mondo diverso dal nostro, di noi che possiamo contare su ogni singolo muscolo del nostro corpo ma che diamo per scontato e che spesso non apprezziamo.

Un mondo dove nonostante la disabilità e l’impossibilità di gestire il proprio corpo, vi erano anime di persone che ce l’avevano fatta. Persone paraplegiche, in sedia a rotelle o tetraplegiche che trovavano la voglia di sorridere ed essere felici e grati della vita nonostante le loro disgrazie.

Ammiravo quelle persone, ammiravo quei guerrieri. Prima di entrare nella stanza di Paolo, prendevo sempre un lungo e profondo respiro per mascherare quella lotta interiore con un sorriso.

Ma lui era splendido, io lo conoscevo, i suoi occhi profondi mi parlavano. Non avevo bisogno di sentire parole, mi bastava guardarlo per capire quanta sofferenza stava provando ma per non darlo a vedere, nascondeva dietro a quelle labbra incurvate in un delizioso sorriso. Ed io lo apprezzavo e lo amavo sempre di più.

In questa difficoltà, lui ha sollevato se stesso ed è riuscito a sollevare anche me. Durante l’ultima visita che feci a Paolo, i medici ci avvisarono che probabilmente se tutto fosse andato bene, sarebbe potuto tornare a casa a dicembre.

Mi ricordo ancora come se fosse ieri. Quel giorno Paolo mi accolse con il più dolce dei suoi sorrisi ma ad un certo punto mi disse che forse era il caso per me di farmi un’altra vita; che dovevo essere libera e che non avrei dovuto legarmi ad una persona disabile che era costretta a vivere per il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle.


Quelle parole furono talmente pungenti che gli dissi che aveva ragione.. che volevo essere libera e che proprio per questo avevo deciso di continuare con la programmazione del nostro matrimonio perché io so, so che il mio posto è vicino a lui e non mi sono mai pentita di questa decisione.

Vaska Mabritto

Wedding planner

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