Preservativi, ora la pubblicità è libera: non serve più l’ok del Ministero

BOLZANO. Le pubblicità dei preservativi non dovranno più essere autorizzate dal Ministero della Sanità. Questo prevede il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale che è stato accolto con entusiasmo da alcuni dei maggiori player sul mercato come Durex. “Finalmente viene concesso spazio all’informazione libera – commenta Laura Savarese, direttrice Regulatory and Medical Affairs per Durex nel Sud Europa – avendo a disposizione elementi migliori per l’educazione sessuale. Potremo comunicare in modo più veloce e con un linguaggio nel quale le persone possano riconoscersi lavorando sulla prevenzione e rivolgendoci più agilmente ai giovani. Una promozione più esplicita del preservativo non può che migliorare sensibilità ed attenzione anche nelle giovani generazioni”. La nuova procedura entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale avvenuta lo scorso 14 novembre.



La questione è stata posta all’attenzione della Commissione Affari Sociali della Camera dagli onorevoli Gilda Sportiello (Movimento Cinque Stelle) e Riccardo Magi (+ Europa) con accoglimento delle istanze da parte del viceministro alla Salute Paolo Sileri. Così si è arrivati all’abrogazione delle direttive imposte del decreto legislativo 46 del 24 febbraio 1997 che prevedevano di attendere l’autorizzazione esplicita oppure il decorrere di 45 giorni dalla presentazione della pubblicità senza ricevere risposta. “Ora il nostro auspicio – continua Savarese – è che le istituzioni vogliano fare squadra con brand come Durex nella diffusione di una migliore educazione sessuale prevendo Hiv o altre malattie trasmissibili”. Naturalmente rimane in capo al Ministero la possibilità di intervenire qualora nelle pubblicità si riscontri un rischio per la salute pubblica con immediata cessazione.



Secondo una ricerca di Durex prima del Covid 19 su 500 persone tra 16 e i 55 anni in Italia soltanto il 50% era solito utilizzare il preservativo come contraccettivo. Molti degli intervistati, inoltre, ha riferito di non utilizzarlo perché si sentono in imbarazzo nell’acquistarne la confezione. Da qui era nata la campagna promozionale “Safe is the new normal” firmata proprio da Durex per allontanarsi da un vecchio concetto di sessualità. Secondo l’Atlante Aidos, inoltre, l’Italia è al 26esimo posto su 45 nella classifica dei Paesi più progrediti sul tema della contraccezione. Mancano ancora politiche per la distribuzione gratuita e il rimborso con difficoltà territoriali per i consultori. Secondo Istat il 62% della popolazione usa metodi contraccettivi ma nel 20% dei casi questo è il coitus interruptus.

Alan Conti

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