Otto Huber, il militare sudtirolese che combattè per l’Italia fascista

BOLZANO. Tutti noi abbiamo studiato a scuola la storia dell’Alto Adige durante il periodo fascista, e sappiamo bene come il regime abbia fatto di tutto per “italianizzare” l’odierna provincia dell’Alto Adige. Sappiamo anche che all’epoca i sudtirolesi non vedevano di buon occhio gli italiani poiché i loro usi e costumi erano minacciati dal regime fascista e dalla sua sistematica “pulizia culturale”. Già a partire dal 1922, con la Marcia su Bolzano, si delineò l’idea che il fascismo aveva della popolazione tedesca che abitava l’Alto Adige.
Nonostante questo, però, ci furono alcuni altoatesini di lingua tedesca che combatterono negli anni ’20 per l’Italia, e le loro gesta furono ricompensate con medaglie e onori. Il primo di essi si chiamava Otto Huber, meranese. Egli combatté in Libia come pilota della Regia Aeronautica. Nel 1924 riuscì a conseguire il brevetto di pilota militare, e partì per la Cirenaica. All’epoca l’Italia era impegnata in una complessa operazione volta a conquistare definitivamente tutto l’entroterra libico che, fino ad allora, era rimasto in mano a bande di tribù ribelli. Arrivato a Bengasi con il grado di sergente nel giro di due anni effettuò ben 273 voli meritando due medaglie di bronzo. Nel 1926, dopo essere tornato in Italia per fine ferma, chiese di poter essere nuovamente riarruolato nell’Esercito. Tornato in Libia nel 1929, riuscì a guadagnarsi una medaglia d’argento mentre sorvolava i cieli di Bil-Berrix. La medaglia conferitagli fu accompagnata dal seguente testo: “Il giorno 6 aprile, durante un combattimento contro una parte della Mehalla ribelle, con un volo durato oltre 5 ore ed in condizioni atmosferiche difficilissime, con abili ed ardite manovre rendeva possibile all’osservatore di tenere costantemente collegate le nostre truppe. Incurante del pericolo e malgrado che l’apparecchio venisse ripetutamente colpito e danneggiato da intenso fuoco nemico, con sublime sprezzo del pericolo e sereno ardimento, sorvolava costantemente la zona del fuoco e rientrava alla sua base dopo che vedeva assicurata la vittoria alle nostre armi”.



Huber, tuttavia, non fece in tempo a ricevere la medaglia, poiché poco dopo cadde durante una difficile operazione contro i ribelli. Alla sua memoria gli fu attribuita una medaglia d’oro al valor militare, con le seguenti motivazioni: “Aviatore abile ed ardito, combattente d’indomito coraggio, ritornava volontariamente in Colonia dove aveva già dato magnifiche prove del suo valore. Dopo una lunga serie di voli durata per oltre 100 ore, nei quali più volte la fucileria nemica aveva colpito il velivolo, portato con sublime sprezzo della vita a bassa quota per rendere più efficace l’offesa, l’11 novembre 1929 veniva abbattuto dal fuoco di un door ribelle sul quale con l’usato ardire portava la sua micidiale azione. Circondato dai nemici, fieramente e strenuamente a colpi di moschetto teneva testa al soverchiante numero degli assalitori, finché ferito cadeva prigioniero. Sei giorni di inenarrabili sofferenze fisiche e morali, sopportate con orgoglio d’Italiano e di combattente non riuscivano a piegarne la fibra, finché veniva barbaramente ucciso dal nemico in fuga.”
Stando a quanto riportò in seguito un suo amico aviatore, la versione ufficiale non corrispondeva alla verità. In occasione dei funerali, tenutisi a Merano nel gennaio del 1930, disse che Huber quel giorno si era alzato in volo per un volo di ricognizione insieme ad un altro aereo. I due velivoli erano stati attaccati dai ribelli, e Huber fu costretto ad atterrare. Attaccati da tutti i lati, Huber ed il suo compagno di volo furono costretti a difendersi come poterono, ma furono colpiti più volte dalle pallottole nemiche. Pochi giorni dopo i corpi dei due sfortunati aviatori furono ritrovati e con loro un biglietto scritto da Huber dove diceva che aveva reso inservibile la mitragliatrice dell’aereo, affinché non fosse utilizzabile dal nemico. Era chiaro l’intento del regime fascista di sfruttare a suo vantaggio l’immagine di un altoatesino di lingua tedesca caduto per rendere grande l’Italia.
In Viale Druso, a Bolzano gli fu intitolata la caserma del Comando Militare della Provincia, mentre a Merano e a Laives una strada.

Samuel Girolametto
Foto Bolzano Scomparsa