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Non esistono più le mele di una volta: se il clima cambia, cambiano anche loro

Le colture alternative di kiwi, nocciolo ed albicocco, ma soprattutto l’intervento costante per aggiornare le colture classiche di mele ed uva da vino per renderle resistenti al clima del futuro. Ed il possibile matrimonio tra VI.P, VOG e Melinda per salvare i consorzi dalle sfide del mercato

Ottobre è il mese in cui in Alto Adige la vendemmia si intreccia con la raccolta di alcune varietà tardive di mele. In un incrocio di trattori e carri carichi di mele ed uva, ci si affanna per cogliere i frutti di una intensa stagione di lavoro. Il cambiamento climatico che impatto avrà sulle colture più presenti e prospere della nostra provincia?

Che melo e uva da vino la facciano da padrone nell’ambito dell’agricoltura – e dell’economia – altoatesine non è un mistero: sono 18.000 gli ettari dedicati alle mele, 6000 quelli di vite e 4000 gli ettari di colture arative e foraggiere. Completano il quadro i circa 500 ettari di castagno, 120 di ciliegio, 100 di piccoli frutti e 60 di albicocco: colture su cui si investe e sperimenta da decenni proprio per creare una complementarità alle due principali.

GESTIONE DELL’ACQUA E PATOGENI NON AUTOCTONI, LE SFIDE DEL FUTURO

Il cambiamento climatico c’è e si sente: negli ultimi anni la melicoltura locale ha reagito pensando a proteggere i suoi preziosi filari e a preservarli per il futuro. La strategia ha richiesto l’investimento in una frutticoltura di qualità, che oggi dedica 2500 ettari alla produzione di mele biologiche e che punta sulle varietà cosiddette “club” coltivate ormai su oltre 4000 ettari, ovvero frutti brevettati le cui piante vengono distribuite in maniera contingentata e secondo un piano ben preciso con lo scopo di mantenere la richiesta alta ed evitare di inflazionare il prodotto. Oltre a ciò, si cerca di correre ai ripari rispetto ai chiari segnali di cambiamento del clima, introducendo nuove varietà di mele che possano adattarsi alle mutate condizioni.

Walter Guerra, responsabile dell’Istituto di Frutti- e Viticoltura del Centro di Sperimentazione Laimburg (Foto Ivo Corrà)

“La gestione delle risorse idriche sarà una delle sfide più pressanti: lo scioglimento dei ghiacciai ne limiterà la disponibilità, ma le piogge torrenziali creeranno altro tipo di danni. A ciò si aggiunge la cimice asiatica e altri organismi invasivi e dannosi che arrivano e arriveranno da altre zone del mondo. Reagiamo con la ricerca e l’innovazione, diffondendo nuovi portinnesti che consentano una maggiore tolleranza allo stress idrico, testando nuove soluzioni contro i patogeni ed introducendo varietà più tolleranti”, racconta Walter Guerra, responsabile dell’Istituto di Frutti- e Viticoltura del Centro di Sperimentazione Laimburg.

PREZZI INFERIORI PAGATI AI PRODUTTORI: ALL’ORIZZONTE L’UNIONE DEI CONSORZI PRODUTTIVI

Nonostante le sfide, l’Alto Adige è leader nel settore melicolo, in cui si è specializzato negli ultimi 60 anni, avendo potuto offrire le condizioni pedoclimatiche ideali a questa pianta da frutto originaria delle montagne del Kazakistan.

Immagine di Racool_studio su Freepik

“Sul mercato globale un’altra minaccia è rappresentata dalla riduzione dei prezzi pagati ai produttori. Malgrado ciò, l’Alto Adige è l’unico territorio melicolo tradizionale dove la superficie dedicata alla coltivazione delle mele non si è ristretta nel tempo” commenta Guerra. Costante innovazione, ricerca della qualità ed organizzazione tra i produttori per tutelarsi sul mercato hanno contribuito a mantenere il settore profittevole. L’unione tra i consorzi dei produttori in Alto Adige e Trentino che si auspicherebbe nel prossimo futuro, potrebbe rafforzare ancora di più il settore e proteggerlo per gli anni a venire.

POLITICA DI QUALITA’ PER SALVARE L’UVA DA VINO

Anche la viticoltura locale, di grandissimo successo anche grazie al contingentamento europeo delle superfici destinate alla coltivazione dell’uva da vino, sembra dover fare i conti con un futuro incerto. La sfida più grande portata dal cambiamento climatico attende i vitigni rossi, le cui uve si fanno sempre più zuccherine – e quindi alcoliche – a confronto con un trend di mercato opposto, che va verso vini fruttati, più leggeri e con gradazione alcolica inferiore. La risposta potrebbe essere l’introduzione di vitigni tipici delle zone più calde ed il riassestamento delle varietà locali per produrre un risultato più consono rispetto alle richieste del mercato. Una rigida politica di qualità sarà quindi necessaria per continuare a mantenere l’Alto Adige saldo nel settore vitivinicolo.

Immagine di bearfotos su Freepik

Con l’abbattimento delle frontiere, come già osservato per le mele, anche in questo caso sono diverse le patologie portate dallo scambio continuo di merci da tutto il mondo: dalla flavescenza dorata a numerosi altri patogeni fungini, sono parecchi i possibili danni ai grappoli da arginare.

LAIMBURG STUDIA LA SOSTENIBILITA’ PER SALVAGUARDARE LA FRUTTICOLTURA DEL FUTURO

Anche la sostenibilità nell’avvenire dell’uva da vino, con il contributo del Centro di Sperimentazione Laimburg che punta ad un utilizzo mirato dei fitofarmaci, alla ricerca e allo sviluppo di prodotti specifici insieme con l’utilizzo di modelli previsionali per intercettare le patologie e l’impiego in campo di varietà di vitigno più tolleranti e resistenti.

Immagine di stockking su Freepik

Nel futuro dell’economia agricola dell’Alto Adige c’è però anche spazio per la sperimentazione di qualcosa di nuovo, in linea con le condizioni atmosferiche di domani “Le colture frutticole complementari che vediamo insediate sul nostro territorio sono il ciliegio, i piccoli frutti, l’albicocco ed il castagno. Abbiamo poi sperimentazioni sull’uva da tavola, il nocciolo, il pero interspecifico ed i kiwi berry (actinidia arguta). Infine, kiwi a polpa gialla e rossa completano il quadro delle opzioni che stiamo seguendo al momento. Mi sento però di dire che questi prodotti saranno di maggior interesse per il mercato locale o transregionale che per l’esportazione a causa degli aspetti logistici e di una specializzazione che su queste referenze al momento non abbiamo.”

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