Medical Center. Il caso Müller e la questione linguistica mai risolta nella sanità altoatesina

Quando faccio rifermento ad un problema mai risolto, nominando la questione linguistica, non mi riferisco al recente caso del Dr. Thomas Műller, primario del laboratorio centrale di Bolzano, oggi, a rischio di espulsione dall’Ordine dei Medici per la mancata conoscenza dell’italiano. O meglio: mi riferisco anche a questo ma non solo.

La mia opinione che, per carità, rimane solamente una interpretazione personale e per tanto non vuole essere la verità, o l’unica verità, ma un punto di vista, uno stimolo per una più profonda riflessione. Ritengo che non ci sia stata, vado a memoria, la volontà di insegnare la lingua tedesca nelle scuole italiane. O meglio: non è stata data la possibilità di imparare una lingua spendibile al di fuori del contesto scolastico. Mi riferisco al dialetto tirolese: a mio modesto avviso molto più stimolante ed aggregante rispetto al hochdeutsch. Problema poi rinforzato in quanto il superamento del patentino di bilinguismo, obbligatorio per il lavoro pubblico, che fino a non molto tempo fa era solo quello locale (nemmeno gli attestati riconosciuti in tutto il mondo venivano accettati), spingeva sempre nella stessa direzione. Nonostante questo, anche persone incapaci di formulare due frasi in tedesco sono riusciti a prendere il patentino ed hanno pure avuto la fortuna di non dover più dimostrare la loro “competenza” in materia. O, per dirla in modo più semplice: qualcuno la fortuna deve averla proprio sfacciata.

Dall’altra parte anche per i madrelingua tedeschi, che avevano dimostrato di apprendere molto meglio la lingua nazionale, si sta tornando a definire un problema. Senza entrare troppo nello specifico si può dire che il personale avente diritto alla maggior parte dei posti pubblici, non basta più. I numeri non sono più sufficienti. Il nuovo potenziale personale non è motivato a restare nei nostri ospedali preferendo l’estero o altre destinazioni. E quindi, si è costretti a cercare altrove: verso nord dove parlano tedesco ma meno l’italiano. Oppure a sud, dove gli italiani arrivano qui e si trovano lo scoglio del bilinguismo. Se poi riprendiamo la questione del fuggi fuggi che sta colpendo la sanità in questi ultimi anni, ecco che continuare a reclutare da fuori,mette queste problematiche ancora più in risalto. Un po’ come tamponare uno scolapasta con le dita di una mano mentre l’altra usa il bicchierino da caffè per riempirlo. 

Ricordo, che di questi temi se ne discuteva ai tempi delle scuole superiori. Un’idea che raccoglieva molti consensi era quella di una lingua unica, che fosse utilizzata da tutti i gruppi etnici, come l’inglese. Passati oggi 30 anni, avremmo generazioni con ottima padronanza di una lingua non solo comprensibile a tutti ma che, allo stesso tempo, ci avrebbe proiettato molto più velocemente verso l’Europa ed il mondo. Ed invece siamo ancora qua.. èh già!

Ivan Pierotti

Presidente Medical Center Merano

 


Condividi