Matilda, la forza della leggerezza anche nell’addio

Matilda Salutt è scomparsa a 13 anni a causa di un tumore incurabile. Nella chiesa di Regina Pacis a Bolzano il funerale che, ancora una volta, ha sottolineato la forza di questa ragazza pieno di talento e sorrisi

I palloncini colorati sono un simbolo di festa. Se vogliamo, ricordando cinematograficamente la casa del film Up, la metafora di un sogno impossibile che si può realizzare. Significati che difficilmente puoi pensare di trovare in un funerale. Matilda Salutt amava i palloncini colorati: forse perché condividevano con lei una sorta di leggerezza che ammiriamo e fatichiamo a comprendere dentro un dramma. Così, salutando la terra a soli tredici anni, ha voluto spiazzarci e darci un messaggio anche nel suo ultimo giorno. Ogni giorno è vita e vale qualche colore. Anche il più nero. Quello dove si saluta una ragazzina per sempre.

Le parole della mamma di Matilda

Dentro la chiesa di Regina Pacis di Bolzano, ieri mattina, centinaia di persone hanno percorso la navata fermandosi davanti alla bara di legno chiaro di Matilda avvolta di palloncini. E di amore. Hanno abbracciato mamma Carmen, papà Stefano e la sorella Eva. Sopra il feretro una cascata di girasoli e, pensando al sole che Matilda portava con sé, pare una scelta perfetta. Poco vicino ecco un telo dove passano, proiettati, i video di Matilda mentre i cavalletti davanti all’altare sostengono i quadri che aveva realizzato. Stupisce quanta arte sia stata capace di produrre in poco tempo. Un talento puro.

LA BOLZANO CHE SI E’ STRETTA ALLA FAMIGLIA

Seduti sulle panche hanno preso posto i famigliari, i conoscenti ma anche i compagni di scuola e gli amici di Matilda che sono stati fondamentali nel rendere l’ultimo saluto ancora più intenso. Meno lugubre e forse più sereno (per quanto possa esserlo). C’era tanta arte, ieri, dentro Regina Pacis e questo sicuramente era un desiderio di Matilda. Una ragazza che parlava con una disinvoltura disarmante pure della sua morte. Lo ha spiegato bene don Andrea Bona durante l’omelia. “Aveva elencato per filo e per segno ai genitori e alla sorella che cosa avrebbero dovuto tenere e cosa, invece, buttare dopo la sua scomparsa”. Una compostezza senza finzione quasi a riportare la morte ad evento naturale anche quando crudele nelle tempistiche.

Tra i banchi presente  il dirigente dell’Istituto Comprensivo Bolzano VI (le scuole di Matilda) Franco Lever ma anche la ex dirigente del Bolzano IV Marina Degasperi a rappresentare un mondo della scuola che ha affrontato con grande dolore questa perdita.

L’OMELIA RICORDA MATILDA

Don Bona dall’altare ha voluto portare Matilda davanti a tutti. “E’ qui con noi, è sicuro. Con il suo sguardo iper entusiasta per tutto. Amava la musica, gli anni ’80, i Queen e quel sogno di viaggiare per conoscere, vedere e raccontare. Non ha finto che la malattia non esistesse, anzi: ha espresso tutto il suo rammarico per quell’imperativo imposto del doversene andare presto. Vivendo tutto intensamente in ogni momento. Insegnandoci che l’attimo non è pieno perché sappiamo che ce ne saranno degli altri ma è pieno solo se vissuto totalmente. Io ti ringrazio per tutto questo”.

Al termine della funzione, sul sagrato della chiesa dove Matilda fece la sua prima comunione, ecco il volo dei palloncini colorati accompagnati da un applauso. Liberi, verso il cielo, mostrando una leggerezza stridente con la pietra nel cuore di tutti. Un altro ossimoro artistico di questa ragazzina.

Un altro viaggio di Matilda.

Alan Conti

Foto Bz News 24