“Matilda? Ci ha insegnato a vivere ogni sfumatura”

Matilda Salutt è scomparsa a tredici anni per un tumore incurabile. La sua mamma Carmen racconta dieci mesi che avrebbero potuto essere solo di angoscia e dolore e, invece, “sono stati anche pieni di cose belle”

“Grazie a Matilda sono anche stati dieci mesi pieni di bellezza”. Carmen Obkircher è la mamma di Matilda e basta un secondo della sua voce per comprendere da dove arrivi la straordinarietà di questa bambina (ormai ragazzina) che si è infilata nel cuore di tutta Italia. Matilda ci ha lasciato nella notte tra domenica e lunedì. I suoi video hanno emozionato per la forza della semplicità che aveva nel parlare del tumore che l’ha colpita. Naturalezza che rimpicciolisce tutte le piccolezze quotidiane di cui ci lagniamo e che rimette automaticamente in ordine le priorità che non andrebbero mai dimenticate nella vita. Quella vita che Matilda stessa ci ha suggerito di gustare davvero appieno.

IL RINGRAZIAMENTO ALLA CITTA’

Mamma Carmen ha la stessa intensità semplice di Matilda quando racconta ciò che ha nell’anima. “Dobbiamo prima di tutto ringraziare tutte le persone che si sono strette a noi. La città, i conoscenti ma anche tante persone che non conosciamo. C’è un mare di amore per Matilda ed è tutto merito di come lei era capace di porsi verso il mondo. Già durante la raccolta fondi per i suoi viaggi avevamo sentito questo affetto e ci ha permesso di affrontare questi mesi con pienezza. Riempiendoli di cose significative”.

Come è stato il rapporto con una speranza che appariva folle e impossibile dopo una diagnosi, dieci mesi fa, da togliere il fiato? “Non smetti mai di sperare. Sappiamo che sul tumore del ponte ci sono tantissime ricerche in corso quindi ti auguri sempre che spunti una cura sperimentale. Non tanto per eludere una fine che sai essere inevitabile ma di allungare l’aspettativa di vita”.

Sono arrivati mesi che avrebbero potuto essere solo colmi di dolore e invece si sono trasformati comunque in un’emozione. “Abbiamo viaggiato moltissimo assaporando ogni giorno sia nella straordinarietà sia nella normalità. Matilda si è riempita gli occhi di luoghi nuovi ma ha anche voluto fino all’ultimo andare a scuola e parlare con naturalezza della malattia che stava vivendo. Non nascondeva nulla, nemmeno le difficoltà. E’ stata straordinaria e come ho scritto su Facebook ci ha lasciato un insegnamento che è enorme su come vivere ogni sfumatura dei nostri giorni”.

VENERDI’ MATTINA L’ADDIO A MATILDA

Il funerale di Matilda è stato fissato alle 9.30 di venerdì mattina nella chiesa di Regina Pacis con spostamento alle 11.00 al cimitero di Bolzano. Non è stato possibile, invece, donare gli organi. “Noi saremmo anche stati disponibili – spiega la madre – ma non ci è stata fatta questa richiesta perché probabilmente non era possibile farlo. Eravamo favorevoli perché è molto importante ciò che Matilda lascia per tutti noi anche nel futuro. In ogni aspetto. Proprio per questo motivo, per esempio, le donazioni arrivate durante la raccolta fondi saranno ora destinate all’associazione Peter Pan che con noi è stata splendida. Ci ha aiutato moltissimo durante la radioterapia ad Innsbruck. Eccezionali”.

Una giornata raccontata da Matilda

IL DOLORE NELLA SCUOLA

Fino agli ultimi giorni, dunque, Matilda ha voluto essere presente a scuola. Con i suoi amici e i suoi professori alla scuola media Foscolo. Normale che queste siano ore di dolore e difficoltà pure nell’istituto. “La notizia ci è arrivata lunedì mattina – spiega il dirigente Franco Lever – ed è stata ovviamente terribile. Il primo nostro pensiero è stato di aiutare immediatamente la sua classe con un supporto psicologico adeguato. Appoggio che è stato offerto anche a molti insegnanti. Matilda ha frequentato la scuola primaria Manzoni: sono otto anni che fa parte della nostra famiglia e l’abbiamo vista crescere. Tanti di noi sono stati in prima linea con lei in questi mesi e in questi anni. Ovviamente faremo delle iniziative specifiche per ricordarla anche in futuro. Personalmente porto nel cuore una bambina ed una ragazzina con una forza meravigliosa che è stata capace di commuovere e far riflettere nel profondo”.

Alan Conti

Foto in copertina Facebook